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Devolution dall’Ira

marzo 1, 2000 Newbury Richard

Storia e retroscena di un lungo processo di guerra e pace in Nord-Irlanda. Dove (altro che Haider!) miti e nazionalismi si sono fronteggiati per un secolo nel sangue. Ma anche con una diplomazia sotterranea che alla fine ha avuto il sopravvento. Grazie alla statura di alcuni leader e al tenace pragmatismo di Londra. Le vicende sconociute di una guerra civile che ha costretto leggi e giudici a piegarsi alle ragioni della politica. Quelle stesse ragioni che hanno infine realizzato l’obbiettivo di una pacificazione nazionale. Che per quanto oggi resti ancora minacciata da un pugno di irriducibili, è saldamente ancorata all’accordo del “Venerdì santo”. Ecco perché l’IRA non ha più ragioni per non deporre le armi

Con la devoluzione di Blair i partner “junior” della ditta Britannia Spa, Scozia e Galles, sono in processo di essere “de-unificati” dalla ditta centrale e dovranno provare di essere finanziariamente autosufficienti.

Devolution all’inglese Oltre al fatto che l’Assemblea del Nord Irlanda e il Dail irlandese insieme con l’Assemblea gallese, il Parlamento scozzese e L’Assemblea londinese stanno diventando membri del neonato Consiglio delle Isole, la devoluzione ha cambiato la natura delle alternative per l’Irlanda, Nord e Sud, protestanti e cattolici. Se l’Inghilterra è pronta ad accettare un Galles o una Scozia indipendenti, i nazionalisti irlandesi non possono fare a meno di accettare la rinuncia di Londra, in base all’Accordo del Venerdì Santo, ad ogni “interesse egoistico” in Nord Irlanda come genuina, mentre gli unionisti possono guardare a un’indipendente Scozia presbiteriana come a un modello o addirittura un’alleata per una possibile fusione. Il governo irlandese che nell’Accordo del Venerdì Santo ha anche rinunciato alla sua pretesa costituzionale rispetto al Nord, deve pure fare i conti con il suo atteggiamento ambivalente verso un gruppo terrorista armato, l’IRA, sia nel Nord sia nella Repubblica, che potrebbe avere la sua ala politica, Sinn Fein, come parte di una coalizione nel suo prossimo esecutivo. Tanto più che non ci sarà più una presenza militare britannica a trattare il problema in vece loro.

Inglesi oltre il mito della “britannicità. E gli irlandesi? Dal tempo del Trattato che nel 1922 creò lo Stato libero irlandese come Dominion, tipo Canada o Australia con la partizione del Nord che si rifiutò di farne parte, la minaccia di un colpo di stato dell’IRA è sempre stata utilizzata dal governo irlandese per persuadere i britannici a lasciar loro infrangere il Trattato, istituire una repubblica e poi, come avvenne durante la II Guerra mondiale, rimanere neutrale.

Tuttavia come ebbe poi a dire Winston Churchill che, come Ministro delle Colonie nel 1922 aveva firmato il Trattato dello stesso anno, “L’intera carta d’Europa è cambiata, ma mentre il diluvio si ritira e le acque calano vediamo i cupi pinnacoli di Fermanagh e Tyrone (sperdute contee del Nord Irlanda, ndr) emergere ancora una volta”. Non sembriamo capaci di liberarci del mito; quello che educatamente è chiamato storiografia. Comunque nella creazione di nuove identità nazionali per inglesi, gallesi e scozzesi che sostituiscano la britannicità creata nel 1707 dall’Atto di Unione è ora tempo, come gli unionisti hanno finalmente scoperto e il Sein Fein/IRA ancora non ha fatto, di creare nuovi miti e identità. Uno stato moderno non può avere nel governo terroristi armati, per quanto romantici possano essere questi briganti; può però avere ex terroristi impegnati nel poco affascinate lavoro di far funzionare scuole e ospedali come i ministri di Sinn Fein hanno fatto nel sospeso esecutivo. Trent’anni di “ambiguità costruttiva” in Irlanda hanno portato due minoranze minacciate dalla guerra civile alla realtà della condivisione del potere.

Come ha detto Gerry Adams (leader del Sinn Fein, braccio politico dell’IRA ndr) “La democrazia è più difficile che smontare un (fucile, ndr) Armalite”. Ora però è il momento di porre termine a quella ambiguità e cessare la dichiarata politica “a doppio binario” di Adams e McGuinness della “pallottola in una mano e della scheda elettorale nell’altra”.

Londra e IRA. Non solo guerra Il 1969 vide lo staterello del Nord Irlanda con il suo Parlamento e la sua polizia alle prese con il movimento per i diritti civili per ottenere case popolari da parte di una minoranza cattolica che dal 1922 era triplicata in numero. La risposta di John Hume fu di formare il Partito socialdemocratico laburista (SDLP) che divenne il partito cattolico principale, conosciuto come “i nazionalisti” (irlandesi). La reazione di Gerry Adams a Belfast e di Martin MaGuinness a (London)Derry fu di formare l’IRA Provisional allo scopo di stornare le ire dei cattolici dagli unionisti contro le truppe britanniche mandate dal governo laburista di Londra per proteggere i cattolici dalla maggioranza protestante e dalla loro polizia di volontari.

La “domenica di sangue” fu in questo senso un successo dell’IRA che raggiunge il suo scopo rendendo inevitabile l’introduzione dell’internamento di terroristi repubblicani (cattolici dell’IRA) e lealisti (unionisti protestanti). Nel 1972 gli internati Adams e McGuinness furono portati per colloqui segreti a Londra dove rifiutarono ogni compromesso mentre usarono il loro tempo in prigione per sviluppare la strategia che fino al febbraio del 2000 si è dimostrata vincente. Si impossessarono del Consiglio dell’IRA (di cui fanno ancora parte) e presero di mira la Gran Bretagna e i suoi leader.

Margaret Thatcher scampò per un pelo a un loro attentato, ma i suoi due più stretti collaboratori furono uccisi come quasi lo fu John Major e il suo intero Gabinetto. Lo zio della regina lord Mountbatten venne assassinato e Carlo e Diana la scamparono grazie a un informatore. Lo scopo era porre fine agli speciali privilegi politici per i prigionieri dell’IRA, il che condusse a quel che volevano: a Bobby Sands e gli altri “martiri” degli scioperi della fame. Allo stesso tempo Sinn Fein fu riportata in scena come partito politico apparentemente indipendente e il boicottaggio repubblicano del processo politico ebbe fine, anche se né Adams né McGuinness occuparono il seggio vinto a Westminster.

Ma agli occhi britannici, Adams e McGuinness restavano gli interlocutori con cui trattare, come erano stati Yomo Kenyatta e il Mau Mau in Kenya e l’arcivescovo Makarios e l’EOKA a Cipro: addirittura le SAS, le teste di cuoio britanniche, salvarono la vita di Adams nel 1984. John Hume (che Adams e McGuinness tentarono di assassinare) iniziò negoziati segreti con Adams nel 1982 e Londra e Dublino ne erano al corrente. Il risultato fu l’inizio del Processo di Pace seguito al primo cessate il fuoco dell’IRA “completo ma non permanente” del 1994.

Nel 1993 la polizia irlandese in un’irruzione durante una riunione sulla strategia di pace aveva scoperto l’acronimo “TUAS”. Con i governi americano, irlandese e britannico Adams sostenne che volesse dire “Totally UnArmed Strategy” (Strategia totalmente disarmata) mentre con i soldati semplici dell’IRA disse che era “Tactical Use of Armed Strategy” (uso tattico della strategia armata). Quest’ultima è la posizione dichiarata di Brian Keegan, l’irriducibile leader IRA, devoto marxista e agente della STASI, che era l’interlocutore scelto con la Commisione internazionale per “decommissionare”, neologismo inventato per l’occasione che starebbe per “mettere fuori uso”.

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