Dalla Toscana alla Siria: suor Veronica nel cuore dell’islam

Suor Veronica è stata mandata dalla propria comunità nel monastero trappista di Azeir, sulle colline della Siria, a pochi chilometri dal confine nord col Libano

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Suor Veronica, al centro tra i genitori, all’aeroporto di Malpensa

Sabato 27 ottobre alle 12.00 dall’aeroporto di Malpensa è partita suor Veronica, nome monastico di Caterina Pellegatta, monaca trappista presso il Monastero “N.S. di Valserena” che si trova sulle belle colline dell’alta Maremma a Guardistallo (Pisa).

Suor Veronica è stata mandata dalla propria comunità nel monastero trappista di Azeir, sulle colline della Siria, a pochi chilometri dal confine nord col Libano, un monastero giovane, fondato proprio dalla comunità monastica di Valserena.
Nata a Seregno nel 1975, Caterina dopo il liceo si è laureata in agraria presso la Statale di Milano; ha quindi iniziato un’attività professionale nella progettazione europea per l’agricoltura. Da qualche anno maturava nel movimento di Comunione e Liberazione la propria vocazione religiosa, che nel 2001 l’ha portata a scegliere il Monastero di Valserena dove era già monaca dal 1975 la zia, madre Luciana Pellegatta, ora badessa cistercense a Cortona.

Entrata in una comunità trappista fiorente di giovani vocazioni, faceva i voti nel novembre 2006, nella solennità di Cristo Re. In quell’occasione aveva invitato parenti e amici scrivendo: «Con gioia desidero condividere con voi la grazia della professione solenne, che mi incorpora definitivamente nella Chiesa, all’interno della Comunità cistercense di Valserena. Insieme all’offerta della mia vita, porterò all’altare tutti voi, che avete contribuito a formarla e ad alimentarla con amicizia».

Quel Monastero (www.valserena.it), che proprio quest’anno ha festeggiato i 50 anni di fondazione, è stato costruito nel pieno del ’68 e conta oggi 42 monache che vivono del proprio lavoro, con una fecondità religiosa che ha permesso negli anni di fare tre fondazioni, in Africa (Angola), in Italia (Cortona) e appunto in Siria (Azeir), qui con l’aiuto del vescovo maronita di Aleppo, prima dello scoppio della guerra.

Il monastero “Beata Maria Fons Pacis” di Azeir, frutto di un gruppo di monache giunte in Siria nel 2005, si trova a 40 km. a sud di Oms, vicino al confine nord col Libano, su colline ricche di terra feconda e nei pressi di un villaggio abitato prevalentemente da cristiani maroniti.

La scelta di quel mondo per le fondatrici è nata dal desiderio di raccogliere l’eredità dei sette monaci di Tibhirine (i trappisti uccisi in Algeria nel 1996) ed è cresciuta per sostenere la presenza dei cristiani in Medio Oriente, per aiutarli a rimanere nelle loro terre e nelle loro ricche tradizioni. Proprio nella Siria ha avuto inizio lo sviluppo della cristianità, che in breve si è diffusa in Asia Minore e che in questi anni ha patito sofferenze e persecuzione. Oggi la dedizione delle monache di “Fons Pacis” accogliere anche chi esce dai drammi della guerra e vuole contribuire alla fecondità di uno scambio profondo tra l’eredità dell’Oriente e quella dell’Occidente.
 La sera prima della partenza di suor Veronica c’è stato il saluto solo con i familiari ed i numerosi parenti, con i quali ha condiviso il suo “sì” verso la nuova comunità. Per tutti il saluto è stato una ventata di letizia ed una testimonianza semplice di dedizione alla Chiesa, protesa ad un mondo difficile non solo per una guerra non ancora terminata, ma anche per la convivenza con un mondo islamico combattuto fra diverse fazioni e culture.
Ad Azeir la vita sarà quella, semplice e grande nello stesso tempo, di un monastero benedettino, fatta di preghiera e lavoro, nei campi, nell’artigianato, nel completamento dell’edificio che sta crescendo con l’aiuto di Valserena e di tanti amici in Europa.

Proprio di recente il sostegno economico di un’impresa italiana ha persino permesso una “campo pannelli fotovoltaici” che darà energia elettrica al monastero ed ai villaggi vicini, confermando così la vocazione benedettina di costruzione di vita e di civiltà.

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