Daccò è provato e dimagrito. Un uomo cambiato dal carcere

«Tutti i miei beni sono sotto sequestro e la mia famiglia non ha più nulla». Il Corriere della Sera riporta alcune frasi di Piero Daccò

A una settimana dalla condanna in primo grado a dieci anni di reclusione, come Antonio Simone anche Pierangelo Daccò attende la decisione del gip sulla richiesta della Procura di Milano di prorogare la sua custodia cautelare di altri tre mesi in via straordinaria. Daccò vive da quasi un anno in una cella nel carcere di Opera: «Tutti i miei beni sono sotto sequestro e la mia famiglia non ha più nulla». Senza gli aiuti degli amici, non ce la farebbe, rivela a Rossella Verga, sul Corriere della Sera di oggi.

IN CELLA. «Camicia azzurra, maglione, pantaloni della tuta, Daccò trascorre le giornate leggendo, rispondendo alle lettere e aspettando la visita dei familiari», scrive Verga, «occupa da solo una cella che tiene perfettamente in ordine. Letto ben fatto, armadio, sedia e scrivania dove in primo piano spicca la rivista “Tempi”». «Un crocefisso alla parete e un rosario posato sulla branda. Sempre presente tra le pareti della cella anche la madonnina di Medjugorje». «Accanto a sé custodisce una serie di fotografie: la moglie, la figlia, i nipoti. Un pezzo di casa che lo mantiene ancorato alla realtà, la sua realtà, e che rompe il clima plumbeo del carcere».

UN UOMO CAMBIATO. «Descritto dagli amici come uno che si sapeva godere la vita tra vacanze da sogno sul suo yacht, ristoranti di lusso e amici potenti, è cambiato molto». «Colpisce subito il fatto che non è più la stessa persona della foto apparsa in questi mesi sui giornali. È molto più magro, i capelli imbiancati, lo sguardo triste. Ma soprattutto è un uomo preoccupato per i suoi cari, costretti a vivere facendo affidamento sulla generosità degli amici». Daccò ha tuttavia trovato «una grandissima umanità tra i detenuti e tra gli agenti di polizia penitenziaria».

LE VISITE DI PAPA E MARCORA. Dopo la visita del deputato del pdl Alfonso Papa, che aveva parlato di «un uso della carcerazione preventiva sempre più spregiudicato e violento», anche Enrico Marcora, vicepresidente della commissione Carceri della Regione Lombardia, è andato a trovarlo. «Compatibilmente con la condizione di detenuto», Marcora l’ha trovato “bene”: «Intelligente e presente. Lucido e sveglio. Informato di tutto. Legge i giornali, guarda la televisione. Lo definirei in buone condizioni sia fisiche che mentali».

SIMONE IN CONDIZIONI PEGGIORI. Il consigliere dell’Udc gli ha raccontato di essere stato a trovare Antonio Simone e gli ha parlato della sua collaborazione con Tempi. «Gli ho spiegato che l’ex assessore a San Vittore se la passa molto peggio, lui può considerarsi un privilegiato».« Daccò è certo di essere dalle parte della ragione», conclude Verga, e «in fondo è sicuro che uscirà presto».