«Da atea amavo il Natale ma non sapevo perché. Ora ho scoperto che l’amore che celebravo non è qualcosa, ma Qualcuno»

La testimonianza di Jennifer Fulwiler, conduttrice radio texana convertita al cattolicesimo. «Da atea pensavo: non c’è bisogno di essere appesantiti dalla superstizione religiosa»

Jennifer-Fulwiler-natale-atea1Anche «quand’ero atea, il Natale è sempre stato il mio periodo preferito dell’anno», anche se «non sapevo davvero perché». Così la conduttrice radio Jennifer Fulwiler, convertita al cattolicesimo e autrice di un libro di successo nel quale racconta la sua storia (Something Other than God), spiega al Catholic Herald che cos’era per lei il Natale e che cos’è oggi.

PERCHÉ AMAVO IL NATALE. «Quando la gente chiedeva perché la mia famiglia amasse il Natale, pur non essendo cristiani, noi citavamo loro delle immagini», scrive la donna texana di 37 anni, sposata con sei figli. Sicuramente «i regali sotto l’albero ogni anno», ma soprattutto «qualcosa di più importante di ogni pacchetto». Un’atmosfera, un «cambiamento che piombava sulla mia famiglia, il mio quartiere, la mia città e il mio Paese. Le cose non era perfette ma erano migliori, almeno in un certo senso».

«SUPERSTIZIONE RELIGIOSA». La conduttrice racconta della cucina, «normalmente vuota», che si riempiva con l’attività di «genitori frenetici» che cucinavano «pane e biscotti», giocavano «con i figli» e poi «le visite dei vicini», «l’arrivo dei parenti» e il riunirsi tutti insieme per una volta «nella stessa stanza». Questo quello che lei rispondeva ai vicini: «Non c’è bisogno di essere appesantiti dalla superstizione religiosa per apprezzare l’amore e la gentilezza». Per «noi il Natale era una stagione d’amore e celebravamo quello».

ATEI E CRISTIANI. Ma «quello che non sapevamo e che non eravamo così diversi dai cristiani come pensavamo. Noi atei celebravamo pace, amore e bontà; i nostri vicini cristiani celebravano Colui che è la Pace, l’Amore e la Bontà». Dopo la conversione, la conduttrice scrive di aver capito che «quell’amore che percepivamo era palpabile perché era davvero reale». «Tutte le sensazioni meravigliose che provavamo avevano una sorgente. E quella sorgente era Dio stesso».

«NON QUALCOSA, MA QUALCUNO». Cercando la differenza nella sua esperienza del Natale tra quando era atea e ora che è cristiana, Fulwiler scrive: «È solo quando ho incontrato la sconvolgente verità che Dio è diventato un uomo per camminare con noi (…) che sono riuscita a vedere che il calore e la bellezza che vedevo intorno a me in quelle fredde notti di Natale non erano qualcosa, ma Qualcuno. Quando qualcuno sperimenta l’amore, sperimenta Dio anche se, come me per così tanto tempo, non sa nemmeno che esiste».

«CIÒ CHE AMAVO DEL NATALE». Al tempo l’autrice inglese non l’avrebbe «neanche immaginato, ma quando ripenso a come il mio cuore si gonfiava per [i sentimenti] che riempivano l’aria nel tempo di Natale, ora capisco che, anche quando ero atea, ciò che amavo del Natale era Cristo».