La cultura dell’indifferenza sessuale umilia le donne. E gli addetti alle notizie muti

Dal sesso di plastica al transgender all’utero in affitto, i topini di Pavlov applaudono a tutto quello che ci propinano per uccidere in effigie la maestà del femminile

Bandiera con simbolo di uguale a una manifestazione per uguaglianza fra generi-sessi

Cronache dalla quarantena bis / 9

Forse non lo avete notato. Ma con le cronache nere più o meno artefatte, cantanti da passerella di Sanremo che prendono la Chiesa come personale sputacchiera invece di guardarsi allo specchio e il solito registro di genitori che dovrebbero diventare grandi invece che continuare a piangere e proteggere i loro “bambini”, ci spingono a diventare omofobi.

Cosa che per quanto ci riguarda non accadrà mai. Ma la spinta è quella: tutti i giorni un gran casino industriale di trovate sex offender e martellate di cultura del piagnisteo, al fine di impedire che si possa ragionare e dialogare con libertà. Per esempio contrastando l’infamia tirannide di leggi come la legge Zan. Fatta per incrementare i privilegi di pochi piccoli tiranni di lobby e partiti. E cucire la bocca a tutta la gente del popolo.

Donne uccise in effigie

Voglio ricordare cosa è davvero la realtà italiana e, in generale, la realtà europea e americana. La realtà è che le donne devono correre su montagne russe di ansiolitici per stare al passo, nella ruota del criceto maschilista, dei modelli dominanti reclamizzati dal circuito dei grandi media (dopo l’archetipo di Playboy, con Hugh Hefner immortalato con il suo harem di spogliarelliste e concubine, non è che il mondo sia cambiato, perché anche il Corriere della Sera benedice l’industriale Rocco Siffredi e i suoi centomila metri quadri di “studios” in Ungheria).

Oppure, sempre le donne, devono correre a nascondersi nel privato per sottrarsi allo stigma di una “cultura a bestia” – ricalco del povero vecchio punk di strada – che organizza consenso e risorse miliardarie intorno al sesso virtuale, di plastica, di droga, di fluidità falsa, di ormone, di metadone, di transgender. Insomma, di purè a volontà. E di tutto quanto puoi immaginare di peggio per uccidere in effigie la differenza sessuale e, soprattutto, la maestà del femminile, tanto meglio è.

Il corpo a disposizione del potere

Naturalmente usano le parole libertà, emancipazione, stereotipi da superare, non siamo più nel Medioevo, Chiesa repressa, come il topo di Pavlov imparava a vivere a misura di riflesso condizionato. E fuori di là, finire in depressione mortale. La realtà (altro che i volenterosi collaboratori dei carnefici in effigie e in industrie da bestie, camerieri di penna e di decreto legge supportati dalle Commissioni europee che diffamano una Polonia colpevole di essere entrata nella Ue quando non correva ancora l’obbligo di sottoscrivere il fascismo Lgbt), la realtà, dicevo, è di donne sottomesse in maniera speculare ma analoga all’harem islamista.

Questa miseria patinata che sembra blandirti ma che in realtà ti dice: ragazza o donna adulta che tu sia, ammetti che la tua vagina e la tua psiche e il tuo corpo e l’anima che il buon Dio ti ha donato sono a disposizione mia – così parla l’Onnipotente Zarathustra del complesso industriale multinazionale che già si fece nazismo e adesso ci riprova – e trasformati in nostra diletta influencer. Ti copriremo di soldi. Però se ti opponi, è pronto il plotone di esecuzione.

Sfruttamento a fini politici

E vergognati – dice l’ancella cancel culture finanziata per farti passare sulla testa pillole di tutti i colori – di avere anche solo immaginato la tua irriducibilità e unicità di donna, cioè persona umana. Se ne ricordano solo per applaudire un uomo che Macron ha rimandato in Italia perché gli può venir buono da segretario di partito. Come in effetti è successo. Una specie di ragazzo prodigio del lusso, che per farsi apprezzare politicamente dal Pavlov, si è subito contornato di sirenette (giusto nel senso multinazionale detto sopra).

La realtà è che se rimani incinta ti stroncano la carriera se non ti licenziano seduta stante perché “il figlio non era nel contratto”. La realtà è comprati il cane o qualsiasi altro animale, che fai floride altre casse industriali, ti rilassi e non disturbi il manovratore con questa fisima da stato sociale che sostiene famiglie, bambini, scuole, libertà e alleanza uomo-donna. La realtà è che miliardari inglesi delle canzonette o miliardari cinesi delle mascherine possono comprarsi in California o in Ucraina (anche per questo preferita alla Russia “omofoba” di Putin) tutti gli uteri che vogliono, farli figliare, decidere se il figlio è buono da rappresentarsi nel proprio altarino di stelle, oppure no, lo abortisca, è venuto male, ci ho ripensato, ho altro da fare… E nessuno può dire loro niente, e anzi tutti li applaudono.

L’autocensura automatica

Sempre per la famosa legge del topo di Pavlov, gli addetti alle notizie sanno cosa vogliono sentire i loro padroni. Non c’è bisogno di pressioni o complotti, gli addetti sono professionisti che sanno autocensurarsi da sé: tranne i veri giornalisti (vedi l’eroina ex New York Times segnalata da Tempi o il Michele Brambilla sul Quotidiano nazionale di ieri sui moralisti come i veri furfanti).

Infine bisogna dire che la Chiesa cattolica è rimasta l’unica in campo a difendere l’umanità. Ma gli uomini di Chiesa invece soffrono. E cedono alla grande. Un po’ perché, poverini, da un decennio sottomessi al ricatto pedofilia (che è una industria per far cassa che i democratici Usa si sono inventati a partire dalla presidenza Clinton per diventare sistema con quella di Obama). Un po’ sono in fuga e non sanno come farsi perdonare una fede che giudica il mondo (almeno secondo quanto afferma Gesù nei vangeli, dove sostiene di essere venuto per portare il giudizio, non la salivazione davanti al potere menzognero). Perché anche lì, sugli esseri umani con coscienza critica e sistematica di sé (definizione di “cultura” secondo don Luigi Giussani), oggi tendono a trionfare iI topini di Pavlov.