Cuba, polizia e ufficiali comunisti demoliscono una casa di preghiera e occupano le proprietà di una chiesa

L’attacco ai cristiani è avvenuto la notte del 2 luglio: «La polizia è entrata con i manganelli insieme a un gruppo di uomini armati di machete»

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Polizia e ufficiali comunisti di Cuba hanno demolito la scorsa settimana la casa di un pastore evangelico e della sua famiglia, che serviva a una congregazione di fedeli come luogo di preghiera. La casa del pastore Esmir Torreblanca a Santiago de Cuba, nell’est del paese, è stata colpita per impedire la vita della congregazione “Stabilire il regno di Dio”, riporta BosNewsLife.

MANGANELLI E MACHETE. L’attacco ai cristiani è avvenuto la notte del 2 luglio: «Quando sono arrivati hanno buttato già la porta d’ingresso della casa. La polizia è entrata con i manganelli insieme a un gruppo di uomini armati di machete», ha dichiarato un altro pastore, Marcos A Perdomo Silva. «Hanno cominciato a distruggere e occupare le proprietà del pastore e della chiesa». Mentre la polizia bloccava tutto il circondario con auto, ambulanze e tir un bulldozer ha distrutto l’abitazione.

CRISTIANI PERSEGUITATI. I cristiani della chiesa che hanno cercato di fermare il bulldozer sono stati bloccati e minacciati con l’arresto. La congregazione fa parte del Movimento apostolico, che il direttore dell’Uffcio per gli affari religiosi ha giurato nel 2010 di sradicare dal paese. Secondo Christian Solidarity Worldwide, da gennaio si sono già verificati 130 violazione della libertà religiosa a Cuba. Alla fine del 2013 erano 185, in aumento rispetto alle 120 del 2012.

«DOMENICA DOPO DOMENICA». Secondo Mervyn Thomas, Chief Executive del Csw, «domenica dopo domenica, il governo continua a violare i diritti più basilari», come quello «di partecipare alla Messa e di appartenere a una comunità religiosa senza interferenze». Le chiese cubane che «resistono alle pressioni del governo» hanno subito attacchi fisici e hanno assistito alla confisca dei propri edifici religiosi.

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