Crisi ucraina. Anche Gorbaciov chiede all’Occidente «di tenere conto del punto di vista della Russia»

Il premio Nobel per la pace ricorda che Mosca difende «legittimi interessi» nel conflitto con Kiev. «Grave errore decidere di allargare la Nato a est. Ma adesso bisogna parlarsi e uscire dalla logica delle accuse e delle sanzioni»

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Quanti insistono a obiettare che Tempi è troppo “putiniano” perché ricorda che nella crisi ucraina ci sono anche molte colpe dell’Occidente (vedi per esempio le analisi di John Mearsheimer, Rodolfo Casadei e Massimo De Leonardis) dovrebbero leggersi con attenzione quello che ne dice Mikhail Gorbaciov, l’uomo che sancì la fine dell’Unione Sovietica e l’apertura della Russia alla democrazia dopo oltre settant’anni di comunismo, premio Nobel per la pace, insomma non certo un nemico dell’Occidente.
In vista del 25esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino (9 novembre) Gorbaciov ha concesso una lunga intervista a Russia Beyond The Headlines, in edicola ieri con la Repubblica, nella quale conferma che la guerra civile in Ucraina è l’esito di «una crisi della politica europea e mondiale», tra le cui cause bisogna annoverare sicuramente «la non disponibilità dei nostri partner occidentali a tenere conto del punto di vista della Russia e dei legittimi interessi della sua sicurezza».

«ANALIZZATE LA SITUAZIONE». «Parlo soprattutto – precisa l’ultimo segretario del partito comunista sovietico – dell’allargamento della Nato, dei progetti di sviluppo dello scudo antimissilistico, delle azioni intraprese dall’Occidente in regioni importanti per la Russia (Jugoslavia, Iraq, Georgia, Ucraina)». Progetti che sono andati avanti senza ascoltare le proteste di Mosca, «si diceva letteralmente così: “Non sono affari vostri”», continua Gorbaciov. «Consiglierei ai leader occidentali di analizzare attentamente la situazione, invece di dare tutte le colpe alla Russia. E di ricordare quale Europa eravamo riusciti a creare all’inizio degli anni Novanta e in cosa, purtroppo, essa è stata trasformata negli ultimi anni».

IL «GRAVE ERRORE» DELLA NATO. L’Ucraina secondo Gorbaciov (e secondo i “putiniani”) non doveva rientrare nei progetti allargamento della Nato verso est. Era questa una delle “condizioni” che permisero la fine della Guerra fredda. «La questione – dice l’ex leader dell’Urss – non era oggetto di discussione ai tempi. Lo dico con piena responsabilità. (…) La decisione degli Stati Uniti e dei loro alleati circa l’allargamento a Est della Nato prese forma definitivamente nel 1993. Io dissi subito che quello era un grave errore. Indubbiamente veniva violato lo spirito delle dichiarazioni e delle assicurazioni che ci erano state fornite nel 1990».

DARE L’ESEMPIO. Metà russo e metà ucraino, Gorbaciov vive il conflitto Kiev-Donetsk come un dolore personale e «per l’immediato futuro» vede «tutto abbastanza chiaro: bisogna adempiere a tutti gli impegni sottoscritti negli accordi di Minsk del 5 e del 19 settembre». In questo senso, sebbene «l’armistizio viene continuamente violato», si ha tuttavia «l’impressione che il processo si sia “messo in moto”». Fondamentale sarà poi impedire il «reciproco allontanamento tra i nostri popoli. In questo senso un’enorme responsabilità poggia sulle spalle dei leader, i presidenti Putin e Poroshenko: sono loro che devono dare l’esempio. Bisogna calmare le passioni. Più avanti cercheremo di chiarire chi ha ragione e chi ha torto».

BASTA SANZIONI. Anche l’Occidente potrebbe «essere di aiuto» secondo il premio Nobel per la pace, se solo si decidesse a «uscire dalla logica delle accuse e delle sanzioni reciproche». Secondo Gorbaciov «la Russia ha già compiuto un passo in questa direzione, rinunciando a imporre misure di risposta all’ultimo round di sanzioni occidentali. Ora la parola passa ai nostri partner. Credo che essi debbano in primo luogo rinunciare alle cosiddette “sanzioni personali”». Il punto è che «bisogna parlarsi» perché ci sono molte sfide che Mosca e l’Occidente devono affrontare insieme (Gorbaciov cita per primo lo Stato islamico) ma «la mancanza di comunicazione tra Russia e Ue danneggia tutti; essa indebolisce l’Europa in un momento in cui la concorrenza globale sta crescendo, e altri “centri di gravità” della politica mondiale si stanno rafforzando».

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