Nell'isola mancano cibo, medicine ed elettricità, la Chiesa è perseguitata e la popolazione si sente abbandonata dall'Occidente. «Occorre tornare a dire la verità e denunciare il regime comunista», dice a Tempi padre Alberto Reyes
Un uomo trasporta dei cartoni su un carrello per le vie dell'Havana, a Cuba (foto Ansa)
Padre Alberto Reyes fa parte di un gruppo di preti e suore coraggiosi che a Cuba da tempo denuncia una situazione oramai insostenibile dopo oltre 65 anni di dittatura comunista. La sua testimonianza è preziosa. Non solo vale la pena leggere le sue riflessioni che pubblica online e titolate «He estado pensando», ma anche quando, dittatura e mancanza di elettricità lo consentono, parlare con lui. Tempi lo ha fatto ieri.
Padre Alberto Reyes, la situazione a Cuba è tragica, anche se in Italia poco se ne parla. Ci aiuta a colmare la lacuna?
Certo, ma prima una premessa: tutti siamo chiamati a dire la nostra sulla politica intesa in senso generale, nel senso di interesse per la polis. Altra cosa è la politica dei partiti, che non riguarda la Chiesa, la quale ha però voce in capitolo per quanto riguarda i problemi della società. La Chiesa per la sua natura profetica è la voce di chi non ha voce, per questo credo che sia responsabilità dei suoi membri alzare la voce laddove la gente non può fa...
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