Così la Danimarca vuole costringere gli immigrati a integrarsi

Si chiama «Piano per una Danimarca senza società parallela e senza ghetti nel 2030» e prevede misure drastiche che solo i residenti di 30 aree a rischio dovranno rispettare

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Raddoppio della pena per spaccio di droga, furto con scasso, vandalismo, minacce agli autori di reati in 30 quartieri di città danesi a forte concentrazione di immigrati; revoca degli assegni sociali alle famiglie i cui figli fanno troppe assenze a scuola (più del 15 per cento dell’orario in un quadrimestre); introduzione di test linguistici mirati dalla prima elementare nelle scuole dove più del 30 per cento degli iscritti proviene dai “ghetti”, con possibilità di far ripetere l’anno a chi non li supera entro tre tentativi; carcere fino a quattro anni per le famiglie di immigrati che mandano i figli per estesi periodi di tempo nel paese di origine al fine di evitare la loro assimilazione alla cultura e allo stile di vita danesi; proibizione a pregiudicati, percettori del reddito minimo di inserimento o di assegni di disoccupazione di prendere domicilio in uno dei 16 quartieri di un elenco di aree degradate; limite del 40 per cento degli appartamenti di edilizia sociale sul totale degli alloggi disponibili entro il 2030 in tutte le aree residenziali della Danimarca.
Queste e altre ancora sono le draconiane misure che il Parlamento danese sarà chiamato a votare nel prossimo mese di ottobre, e che fanno parte di un elenco di 22 provvedimenti mirati all’eliminazione dei quartieri etnici degradati. Si chiama «Piano per una Danimarca senza società parallela e senza ghetti nel 2030».

La parola “ghetto” fa parte del vocabolario ufficiale dell’amministrazione danese sin dal 1994, e quello che è stato presentato al Parlamento nel marzo scorso e finirà di essere votato in autunno è il sesto piano della serie, ma mai le proposte e il linguaggio avevano preso di mira così chiaramente le minoranze etniche e religiose. Fra le misure già approvate, c’è quella che impone alle famiglie dei residenti delle 30 aree individuate, pena la perdita dell’eventuale assistenza sociale, di inserire in un nido dell’infanzia per almeno 25 ore alla settimana i figli che hanno compiuto un anno di età per un’immersione linguistica che permetta loro di «apprendere le tradizioni danesi e i valori dell’uguaglianza e della tolleranza». Per gli altri danesi l’obbligo di mandare i figli all’asilo nido non esiste. Respinta invece la proposta avanzata dal Partito popolare danese (estrema destra, che garantisce l’appoggio esterno al governo centrista minoritario di Lars L. Rasmussen), di introdurre il coprifuoco alle 8 di sera per i minorenni residenti nei 30 quartieri della lista, da controllare con l’uso di braccialetti elettronici.

I ghetti che si vorrebbero smantellare entro il 2030 con queste misure aggressive sono stati definiti sulla base di alcuni indici socio-economici (tassi di disoccupazione, reddito, criminalità, alfabetizzazione, incidenza degli alloggi sociali, ecc.), ma si tratta con tutta evidenza di quartieri etnici con una forte presenza di immigrati musulmani. Le misure appaiono volte all’assimilazione degli immigrati con particolare attenzione a quella dei musulmani, alla loro dispersione sul territorio o, in alternativa, al loro ritorno nei paesi di origine. Le dichiarazioni di politici ed esponenti di governo a questo proposito sono assolutamente chiare. Secondo il ministro dell’Integrazione, signora Inger Stojberg, occorre agire sui quartieri «dove la sharia ha più forza di legge della Costituzione del regno, dove i valori danesi sono rigettati e dove ci sono troppe persone assistite dal welfare pubblico che nemmeno parlano danese, e troppi criminali».
Non è stato meno esplicito il primo ministro Rasmussen: «Decenni di lassismo nelle politiche per l’immigrazione hanno condotto a una situazione insostenibile, per la quale abbiamo accolto più stranieri di quanti siamo stati capaci di integrarne», ha affermato all’atto di presentazione delle proposte. «Nel 1980 la Danimarca aveva 5,1 milioni di abitanti. Oggi siamo vicini ai 5,8 milioni e il numero dei non-occidentali si è quasi moltiplicato per dieci nello stesso periodo, raggiungendo quasi i 500 mila. Ci sono quartieri dove non riconosco più di essere in Danimarca». Gli immigrati detti “non-occidentali” oggi rappresentano l’8,5 per cento della popolazione danese, e di essi circa la metà è di fede musulmana. A loro Rasmussen allude quando dice di essere «profondamente preoccupato per questa frangia della popolazione che vive secondo proprie leggi, che non vuole assumersi responsabilità e che resta ai margini. Bisogna finirla una volta per tutte con queste zone di non-diritto che rappresentano una sfida alla coesione della nostra società».
Lars Rasmussen appartiene al Partito liberale di Danimarca Venstre, che significa Sinistra. Secondo il ministro dell’Economia e dell’Interno Simon Emil Ammitzboll-Bille «questi mezzi drastici sono necessari perché gli sforzi d’integrazione sono stati un fallimento. Solo una minoranza di genitori ha un impiego. I figli del ghetto frequentano scuole dove i loro compagni di classe danesi sono una minoranza. Hanno voti nettamente più bassi degli altri e partono svantaggiati nella vita». L’unico a negare che i provvedimenti siano rivolti a immigrati e musulmani è il ministro della Giustizia Soren Pape Poulsen. All’ovvia obiezione che con l’introduzione di queste normative i cittadini danesi non saranno più tutti uguali di fronte alla legge, il ministro ha risposto: «Alcuni si lamenteranno e diranno “Non siamo più tutti uguali davanti alla legge in questo paese”, oppure che “Certi groppi sono puniti più duramente”, ma queste sono sciocchezze: le punizioni riguardano solo coloro che violano la legge. Chi dice che le misure prendono di mira i musulmani, diffonde sciocchezze e spazzatura. Questi provvedimenti si applicano a tutti coloro che vivono in certe aree, non importa chi sono e in che cosa credono, devono professare i valori richiesti per condurre una buona vita in Danimarca».
Quest’estate nel paese è entrata in vigore la norma di legge che proibisce di indossare il velo integrale o niqab in qualsiasi luogo pubblico, e sono già state comminate le prime multe. Sono in discussione leggi che intendono proibire la circoncisione per motivi non sanitari ai minorenni, riduzioni salariali insieme all’astensione obbligatoria dal lavoro per gli autisti di mezzi pubblici che osservano il Ramadan e menù scolastici con l’inclusione della carne di maiale senza possibilità di esenzione.

Foto Ansa

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