«Dire Messa in chiesa è vietato? E io la faccio sul tetto»

«L’iniziativa straordinaria per un momento straordinario» di don Francesco Gravino, parroco di Santa Maria della Salute a Napoli. «Quanta gente si affaccia al balcone»

Il governo ha proibito di celebrare la messa in chiesa per garantire la sicurezza dei fedeli e prevenire la diffusione del coronavirus. Nessuno però ha vietato di recitare la messa sui tetti. E così don Francesco Gravino, dal 2004 parroco di Santa Maria della Salute a Napoli, armato di crocifisso, altare, microfono e casse è salito sulla sommità della sua chiesa e ha celebrato questa insolita funzione per i fedeli riuniti a centinaia sui balconi. «I miei parrocchiani hanno risposto con entusiasmo, è stato un modo semplice per far percepire che la Chiesa è vicina. Ma devo dire la verità: è nato tutto per caso», spiega a tempi.it don Francesco.

I FEDELI ACCORRONO SUI BALCONI

Tutto è cominciato mercoledì 18 marzo. «Papa Francesco aveva invitato cristiani a dire il rosario per la festa di san Giuseppe», spiega il parroco. «Così ho pensato con i miei collaboratori di installare una cassa sul tetto della chiesa per permettere a chiunque di ascoltare la trasmissione di Tv2000». Santa Maria della Salute non è una chiesa come le altre, a Napoli, e il tetto «affaccia su una teoria di balconi, una piazza di palazzi, se non avessi paura di esagerare, direi che è quasi un anfiteatro».

A mezzogiorno don Francesco è salito sul tetto con le casse, ha collegato i cavi e preso il microfono in mano ha cominciato con il rituale «prova, prova, si sente?». Tantissime persone sono accorse sui balconi e, affacciandosi, hanno risposto positivamente. «Una risposta così pronta da parte dei fedeli mi ha stupito. E allora, siccome era mezzogiorno, ho pensato di dire l’Angelus: l’hanno recitato tutti».

LA CROCE CHE DOMINA SUI PALAZZI

Ed è allora che gli è venuta l’idea: perché non replicare venerdì con la Via Crucis? Anche quella volta «si è affacciata così tanta gente che ho pensato: “Allora celebro pure la messa domenica, tanto la distanza di sicurezza è ampiamente rispettata”». E così è stato. E per chi non poteva assistere alla messa sul balcone, don Francesco ha dato la possibilità di seguirla trasmettendola su Facebook con il telefonino.

Le immagini del crocifisso che domina sui palazzi di Napoli hanno fatto il giro del mondo. «La croce che troneggia sui tetti è un simbolo che, in modo semplice, ci fa capire che Gesù non ci lascia mai da soli. Anche in questo frangente ci accompagna e ora la gente ha bisogno di qualcosa che dia forza e speranza».

«È PROPRIO ADESSO CHE SERVE LA FEDE»

È chiaro, «la messa sui tetti è una iniziativa straordinaria per un momento straordinario», prosegue il parroco, «ma noi volevamo far sentire alla gente che siamo vicini. Preghiamo sempre per i medici, i volontari che assicurano il funzionamento delle mense per i senzatetto. E poi preghiamo anche per chi ha perso il lavoro ed è preoccupato perché non sa come provvedere ai bisogni della propria famiglia».

È soprattutto in momenti come questi, spiega don Francesco, «che c’è bisogno della fede. Perché chi ha la fede sa che la storia, pur con tutte le sue difficoltà, è nelle mani di Dio. Solo lui è capace di trasformare il male in qualcosa di positivo. A me sembra che ora la gente stia riscoprendo valori che, presa dal vortice degli impegni quotidiani, si era dimenticata. E invece ne ha bisogno: altrimenti nessuno si sarebbe affacciato al balcone per la messa».

«DOMENICA RITORNO SUI TETTI»

E domenica prossima? «Tempo permettendo, si torna sul tetto della chiesa. E non lo dico per me, che ho 63 anni ma sono in salute. Però non voglio spingere nessuno fuori sui balconi al freddo. Se le giornate si aggiusteranno reciteremo senz’altro la messa: la gente desidera vivere questi momenti».

Foto Ansa