Coppie gay di Bologna. Un plauso al prefetto, che difende la legalità a costo di essere “politicamente scorretto”

«È solo ideologia, di chi vuole forzare la legge, e sfrutta il proprio ruolo istituzionale per forzare la legge. In questa dialettica, due sono le vittime: la famiglia e la legalità»

«I vari casi di iscrizione nei registri comunali di un matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato in uno Stato straniero sono un triste esempio di come il rispetto della legalità sia calpestato proprio da chi dovrebbe farla rispettare» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. «La normativa nazionale prevede che possa essere riconosciuto nel nostro Paese solo il matrimonio che corrisponde alle specifiche normative vigenti nel nostro Paese. Per questo, ad esempio, non è possibile il ricongiungimento per tutte le mogli di una famiglia poligamica; perché la nostra legge non riconosce un matrimonio poligamico. Allo stesso modo il matrimonio nel nostro Paese è qualificato dalla eterosessualità. Ma a Bologna il sindaco decide di infischiarsene e ordina di trascrivere nei registri del Comune un matrimonio celebrato all’estero tra due persone dello stesso sesso.

CHI DIFENDE LA LEGALITA’? «Per fortuna c’è ancora chi difende la legalità in questo Paese, anche a rischio di diventare “politicamente scorretto”: il prefetto di Bologna ha infatti richiamato formalmente il sindaco che risponde con un rifiuto. Chi difende la legalità, in questo caso? A Grosseto qualche tempo fa è successo il contrario: il magistrato impose al sindaco e allo stato civile di iscrivere/riconoscere nei registri di stato civile un matrimonio, sempre all’estero, tra persone dello stesso sesso. Chi ha difeso la legalità, in questo caso? Non è un problema di ruoli, non è un problema di culture. È solo ideologia, di chi vuole forzare la legge, e sfrutta il proprio ruolo istituzionale per forzare la legge. In questa dialettica, due sono le vittime: prima di tutto l’istituzione famiglia, che rimane disponibile al libero arbitrio di magistrati o amministratori – basta che siano politicamente corretti, allora hanno ragione! – che si pongono al di sopra delle norme e delle regole democratiche costruite nel tempo, e degli stessi meccanismi che le difendono». «La seconda vittima» conclude Belletti «è il rispetto della legalità: sembrano eroi della tolleranza, quelli che dicono: “La legge non è così, ma noi la forziamo a livello locale, così otterremo qualcosa a livello nazionale”. Ma è grave che a porsi fuori dal rispetto della legge siano proprio coloro che, amministratori o magistrati, dovrebbero per primi rispettarle e farle rispettare».