Convegno famiglia. Cinque risposte ad Augias che ci consiglia di liberarci dalle nostre «aggressività primordiali»

Il giornalista di Repubblica tira in ballo Cl, il «clima di violenza» dell’incontro, il ragazzo che ha fatto la domanda, don Inzoli. Cinque precisazioni

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incontro-famiglia-regione-omofobia-adinolfi-maroni-tempi1Scusate se insistiamo, non è per una fissazione, ma è che quel che ha scritto ieri Corrado Augias su Repubblica lo riteniamo degno di qualche precisazione. Rispondendo a un lettore che lo interpella sul significato dell’espressione «famiglia naturale», il giornalista del quotidiano romano scrive le seguenti testuali parole:

Dunque il convegno milanese sulla difesa della famiglia c’è stato e sulla famiglia naturale ne sappiamo più o meno quanto prima, può essere un nido d’amore o un nido di vipere, certe volte funziona certe altre no, ci sono genitori esemplari e genitori irresponsabili eccetera. Morale: la qualità delle persone e la forza delle circostanze è più forte del vincolo giuridico sul quale la famiglia è costruita, ovvero le dizioni “famiglia” e “naturale” racchiudono concetti ai quali ci si può affidare fino a un certo punto, semplicemente enunciati non significano granché. In compenso sappiamo qualche cosa di più sul movimento Comunione e Liberazione, sui suoi sentimenti profondi, sul suo stare nel mondo. La presenza del sacerdote Mauro Inzoli severamente redarguito dalla sua Chiesa per abusi sui minori è stata una specie di contrappasso o più modestamente un risvolto beffardo del quale s’è molto parlato. Mi ha colpito di più il clima di violenza trattenuta che lo studente Angelo Antinoro ha fatto emergere quando ha tentato di parlare. Sentire un ex ministro come La Russa gridargli più volte «culattone», vedere chi sedeva alla presidenza apostrofarlo con ira: «Sei venuto qui a rompere le balle», è stato illuminante. Sono atteggiamenti che nessuno dovrebbe avere, tanto meno dovrebbe averli chi si dice cattolico, per di più appartenente o vicino a un movimento che si intitola nientemeno Comunione e Liberazione. Un titolo molto impegnativo che non dovrebbe mai essere accostato a comportamenti forsennati. Se mai appartenessi a quel movimento chiederei subito di organizzare un convegno per studiare come poter comunicare con chi ha idee diverse e soprattutto come potersi liberare, ma davvero, delle aggressività primordiali.

augias-repubblica-famigliaTralasciando la questione sulla «famiglia naturale», che, come si vede, per lo stesso Augias è un pretesto, vorremmo precisare quanto segue:

1) Comunione e Liberazione non c’entra nulla. Né con il convegno in questione, né col comportamento dei suoi aderenti. Il movimento ecclesiale, infatti, non è fra i promotori dell’incontro, nessuno dei suoi rappresentanti o leader vi ha preso parola, chi lo ha fatto – parlando dal palco o assistendo in platea – lo ha fatto per propria iniziativa e assumendosi le sue responsabilità. Far passare l’idea che uno è un mascalzone “perché è di Cl” o è stato “educato in Cl” è un’accusa indebita, illogica, vergognosa. Se ragionassimo alla stessa maniera, dovremmo dire che chi ha scritto insulti sul muro della nostra sede è stato educato nella redazione di Repubblica. È una palese scemenza, e infatti noi non lo pensiamo.

2) A proposito del clima di «violenza trattenuta», così come lo chiama Augias, va fatta una precisazione giornalistica e che riguarda la cronaca dei fatti. Chi ha dato una notizia falsa, cioè che si trattasse di un «convegno omofobo» e «anti-gay», infischiandosene delle precisazioni degli organizzatori, è Repubblica, non Tempi. Prima di farci la morale, Augias dovrebbe farsi qualche domanda sulla professionalità e deontologia dei suoi colleghi, non sulla coerenza degli aderenti a Cl.

tempi-scritte-omofobia3) A proposito delle studente Angelo Antinoro.

– Ignazio La Russa risponderà per quel che lo riguarda. A nostro parere ha sbagliato a insultarlo e dovrebbe chiedere scusa.

– Per quanto riguarda l’espressione «sei venuto qui a rompere le balle», proferita dal direttore di questo giornale che moderava l’incontro, si può convenire che non siano parole educate. Ma come può constatare chiunque veda per intero il filmato dell’incontro, e non solo le parti scelte e tagliate dai vari siti di informazione, il ragazzo è salito sul palco anche se nessuno lo aveva invitato né avesse il diritto di farlo. Erano previsti gli interventi dei relatori e di nessun altro. Nessun dibattito era mai stato annunciato né era in scaletta, nessuna domanda (pro o contro le parole dei relatori) è stata posta. Corrado Augias ritiene che su questi temi sia necessario un dibattito? Lo organizzi. Inviti Antinoro, noi o chi vuole lui.
Sebbene, quindi, il ragazzo non avesse alcun diritto di porre domande, Luigi Amicone, come gli ha spiegato anche pubblicamente, ha concesso a lui (e solo a lui) di esplicitare il suo interrogativo. Solo che la domanda ha toccato un tema che non c’entrava nulla con quanto detto prima. Una pura provocazione. Se, quindi, non si possono in alcun modo giustificare gli insulti, al tempo stesso si può comprendere come gente che per due settimane si è sentita etichettata come «omofoba», che ha fatto ore di coda per assistere a un convegno, che ha potuto parteciparvi solo perché protetta dalle forze dell’ordine, si può comprendere, dicevamo, perché queste persone non siano scattate in piedi per una standing ovation dopo l’insulsa domanda dell’Antinoro.

repubblica-convegno-omofobia4) Don Mauro Inzoli. Come abbiamo già scritto e come spiegato dal nostro direttore in alcune interviste, riteniamo che il sacerdote sia stato imprudente. Detto questo, su di lui – come su chiunque altro –, a differenza di Augias, non esprimiamo alcun giudizio di ordine morale. Anche perché, a differenza di Augias, noi sappiamo di non sapere. Non è vero, come hanno scritto alcuni giornali, che è stato «espulso» dalla Chiesa o che «è stato ridotto allo stato laicale». Della sua situazione sono a conoscenza solo lui, gli uomini di Chiesa che se ne sono occupati e papa Francesco. Augias sa qualcosa in più? Non crediamo, infanga e basta. Quel che sappiamo di don Inzoli è che è un cittadino italiano, incensurato, libero di andare dove vuole. Le limitazioni imposte dalla Chiesa, cui come sacerdote è tenuto all’obbedienza, sono una questione che riguarda lui, la Chiesa e la sua coscienza. Non certo ad Augias o a noi.

5) A proposito del convegno che il giornalista ci invita a organizzare, cogliamo l’occasione al balzo. Lo faremo ben volentieri, non prima di aver organizzato un incontro sui metodi di reclutamento della polizia segreta cecoslovacca. Seguirà dibattito. Tutte le domande sono ammesse, anche quelle che aiutano a liberarsi dalle «aggressività primordiali».

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