«Contiamo sull’assoluzione di Asia Bibi. Il caso è semplice ma gli islamisti fanno enorme pressione sui giudici»

Intervista a Nasir Saeed, direttore di Claas Uk, organizzazione che offre aiuto legale ai cristiani perseguitati in Pakistan, tra cui Asia Bibi. Oggi la prima udienza del processo di appello è stata rimandata

«Il caso di Asia Bibi è stato rimandato perché uno dei due giudici stava male ma una nuova seduta del processo sarà decisa molto presto». Dichiara così a tempi.it Nasir Saeed, direttore di Claas Uk, organizzazione che offre aiuto legale ai cristiani perseguitati in Pakistan.
Oggi all’Alta Corte di Lahore doveva tenersi la prima seduta del processo di appello di Asia Bibi, in prigione da quasi 2000 giorni, madre cattolica di cinque figli che il 14 giugno 2009 è stata accusata ingiustamente di blasfemia e condannata a morte. Oltre agli avvocati della donna, erano presenti al processo anche quelli di Claas.

Direttore, perché è stato rimandato il caso?
Uno dei giudici era malato. Questo è un processo in cui la corte giudicante è composta da due giudici, quindi se manca uno di loro non si può andare avanti con l’udienza.

Si tratta di una scusa per rimandare ulteriormente il processo?
No, era davvero assente per malattia e i giudici hanno assicurato che decideranno presto una nuova data.

Asia Bibi o la sua famiglia erano presenti al processo?
No, sarebbe stato troppo pericoloso. E poi non è necessario che ci siano, c’erano i nostri avvocati e quelli di Asia Bibi.

È probabile che si arrivi a una piena assoluzione?
Noi tutti, avvocati compresi, riteniamo che questo sia un caso semplice e contiamo nella piena assoluzione. Se si rimane uniti, si può ottenere giustizia. Ma si sa che fare il giudice in casi di alto profilo come questo non è facile, perché i magistrati stessi sono vittime di enormi pressioni da parte dei gruppi estremisti che hanno portato il caso in tribunale. Se si farà appello in modo corretto alle norme di giustizia internazionali sarà facile anche per i giudici assolvere Asia Bibi.

Temete qualcosa?
Ci sono stati pessimi esempi nel passato. Non molto tempo fa un giudice è stato ucciso per un verdetto, è chiaro quindi che stiano molto attenti. Nel 2011 il giudice Pervez Ali Shah è stato costretto a fuggire dal Pakistan dopo aver condannato a morte Malik Mumtaz Hussein Qadri, l’assassino del governatore del Punjab Salman Taseer (musulmano, che si era espresso a favore di Asia Bibi e contro la legge sulla blasfemia, ndr). Dopo essere stato minacciato di morte, è dovuto scappare in Arabia Saudita. Spero che niente del genere si ripeta in questo caso ma è chiaro che a volte è molto difficile anche per i giudici fare giustizia e rischiare la vita.

Quanto durerà il processo?
Diverse sedute. Andrà avanti qualche mese e poi ci sarà il verdetto. Noi speriamo che tutte le accuse di blasfemia verranno respinte ma se per qualunque motivo i giudici non ci daranno ragione siamo pronti ad andare davanti alla Corte Suprema.

Avete notizie sulla salute di Asia Bibi?
È molto difficile parlare con lei e incontrarla, perché è sotto sicurezza. Però posso dire che sta bene e con lei anche la sua famiglia.