Condanna Berlusconi. Lupi al Pd: il tema non è la legalità ma il governo e la democrazia

Il ministro delle Infrastrutture replica al segretario democratico Epifani che ha chiesto al Cavaliere di ritirarsi: «Diteci cosa volete fare su esecutivo e riforme»

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi chiarisce in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera le posizioni del Pdl rispetto alla condanna definitiva del suo leader Silvio Berlusconi e alla posizione del Pd, che ieri, attraverso il segretario Guglielmo Epifani, ha chiesto esplicitamente al Cavaliere di farsi da parte: «Le sentenze si rispettano» e questo è un principio che viene prima di ogni altra valutazione politica, ha detto sempre al Corriere l’ex sindacalista.

«COSA VOGLIONO FARE?». «Ci dicano chiaramente se vogliono continuare a star in questo progetto oppure no», ribatte oggi Lupi nell’intervista. Altro che “principio di legalità”, il problema dei democratici, secondo il ministro pidiellino, è di «coprire le enormi fibrillazioni interne al loro partito, la tensione in vista del congresso, Renzi o non Renzi. Mi auguro sappiano e vogliano usare senso di responsabilità».

SENTENZA E ANOMALIE. Lupi accetta di rispondere anche nel merito dell’invito di Epifani: il verdetto della Cassazione per il Pdl si deve eseguire oppure no? «Questa è una sentenza definitiva», chiarisce Lupi. Tuttavia «noi poniamo una questione su una anomalia avvenuta alla fine del processo in Cassazione: che, in seguito ad una sentenza, il leader di una forza che è stato indicato e scelto da decine di milioni di italiani perde agibilità politica e di rappresentanza». Epifani ha messo la legalità davanti a ogni altro criterio, ma secondo il ministro dovrebbe avere un peso per l'”alleato” Pd anche il fatto che la decisione della Suprema Corte «ci pare ingiusta e anche la vicenda dell’intervista al presidente Esposito aumenta i dubbi».

«RIFORMA, NON SALVACONDOTTO». Ribadisce Lupi: «Qui non c’è in gioco il cittadino Berlusconi ma la rappresentanza del più grande partito dei moderati d’Italia. Quali garanzie ci sono per il Paese?». E al premier Enrico Letta, altro esponente democratico, il quale ha chiesto a tutti di smetterla con i giochini, il ministro risponde che «noi non ne stiamo facendo e sosteniamo il governo con lealtà, pur dicendo che è quanto meno sospetto questo ventennale conflitto fra la magistratura e una sola parte politica. Non si può chiedere al Pdl di rinunciare alla difesa del suo leader e a porre il punto della necessaria separazione fra potere politico e potere giudiziario». La battaglia per la riforma della giustizia «fa parte della nostra storia e identità politica», ricorda Lupi. «Questa non è la richiesta di salvacondotto, (…) chiediamo una seria riflessione sulla democrazia».

«NOI UNITI PER IL GOVERNO». Quanto alle voci voci circolate ieri e oggi secondo le quali Berlusconi starebbe pensando di rovesciare il banco dell’esecutivo per puntare alle elezioni anticipate, il ministro risponde che nel Pdl la linea è una sola: «Noi siamo molto uniti nel sostegno a Berlusconi e al governo, come ha sintetizzato in modo commosso e deciso lo stesso presidente nel suo discorso di domenica». Le questioni in ballo sono note: «Imu e Iva, poi la legge di stabilità che dovrà contenere direttive e segnali concreti sulla diminuzione della spesa pubblica che potremmo definire “cattiva” a favore della spesa “buona” che fa ripartire il paese. E poi la questione del lavoro e delle privatizzazioni».