Comunità e corpi intermedi si riprendono Milano. Con un voto popolare

Dal 29 al 31 marzo si vota per Piattaforma Milano. Matteo Forte spiega la nascita di una forza politica nuova, coesa e libera. Che guarda al 2021 «dopo anni di centrosinistra vissuti di rendita e slogan progressisti»

Diciamolo subito, di Piattaforma Milano ce ne è una sola, nel senso letterale: non uno fra i dileggiati partiti ha saputo dare struttura a un metodo di lavoro simile con un peso specifico e specifiche responsabilità in quella terra di nessuno che separa oggi potere e singolo cittadino. Quando il 19 gennaio scorso, durante l’incontro “Milano come sarà” al Teatro Parenti di Milano (padroni di casa Stefano Parisi e Mariastella Gelmini) è stata annunciata per il 31 marzo l’elezione popolare del coordinamento cittadino della Piattaforma, c’erano tutti: liberali, popolari, riformisti, ma anche volontari, associazioni del terzo settore, comunità civiche, associazioni di quartiere, organizzazioni imprenditoriali e sindacati. E questo è un fatto: più di sette anni di governo di centrosinistra ha potuto fare un gruppo di persone per convincere i vituperati corpi intermedi e le comunità a tornare protagonisti dell’agone pubblico.

UNA FORZA POLITICA NUOVA E LIBERA

Si erano trovati per fare un bilancio di metà mandato del sindaco Beppe Sala, si sono trovati a ricomporre l’area moderata della città con un metodo nuovo: Energie PER l’Italia, Forza Italia, Milano Popolare, e poi ci sono ex leghisti, ora Grande Nord, il partito liberale, che guardano alle amministrative del 2021 guardando a una rappresentanza politica nuova, coesa e libera, fondata su basi democratiche e autonomiste. Non un aggettivo a caso: quello che sta capitando nella Milano di Beppe Sala che vive di rendita dell’operato delle giunte di centrodestra e di slogan progressisti sui giornaloni, ma anche in un’Italia strozzata dalla polarizzazione tra sovranisti e globalisti, non è un accordo a tavolino: è un modo di ripensare la cosa pubblica a far data dal prossimo weekend.

IL VOTO ELETTRONICO E POPOLARE

«Iniziamo con un voto popolare, il primo nella storia del centrodestra a non configurarsi come elezioni primarie. Non stiamo eleggendo un candidato sindaco, l’intento è costruire un nuovo soggetto politico, rigenerare un’area attraverso la partecipazione dei cittadini» spiega a tempi.it Matteo Forte, capogruppo in Consiglio comunale di Milano Popolare e candidato portavoce di una delle cinque liste concorrenti, ognuna legata a una mozione politico-programmatica consultabile sul portale di Piattaforma Milano, che si presenteranno alle “elezioni”. Si vota domenica 31 marzo, all’Unione del commercio di corso di Porta Venezia 47, dalle 9 alle 21. Oppure si vota online dal 29 al 31 marzo: potranno partecipare tutti i cittadini della provincia sopra i 16 anni, nessuna sigla ma candidati trasversali provenienti dal mondo associativo e imprenditoriale, della scuola e liberi professionisti, niente coordinatori calati dall’alto. A gestire e garantire la trasparenza del voto elettronico sarà una società terza: in poche parole, nessuna parentela con la piattaforma Rousseau.

STOP AL “TASSA E SPENDI”

«Auspichiamo che da questo lavoro emerga una piattaforma programmatica capace di ripensare il rapporto tra politica, istituzioni e società organizzata. Che rimetta al centro la sussidiarietà, termine sdoganato in tutti i salotti e ridotto a slogan con cui ci si è ridotti a chiedere al privato sociale, in questi anni di crisi, di sopperire al pubblico. E con la sussidiarietà rimettere al centro l’autonomia reale, che sussiste solo quando il bilancio non è condizionato da trasferimenti statali e l’ente si assume la responsabilità delle conseguenze fiscali di una misura di riduzione delle imposte su aziende e lavoratori. Dobbiamo uscire dalla logica del “tassa e spendi”, profit e non profit possono e devono collaborare, abbiamo le esperienze per fare sistema, tornare ad essere un laboratorio politico, diventare un modello».

NEL SOLCO DEL PATTO PER MILANO

Milano, spiega Forte, rivendica una tradizione in tema di lavoro e buon governo fin dal Patto per Milano, di cui si occupò Marco Biagi durante la seconda giunta Albertini, «che fece da apripista alle politiche nazionali sul lavoro e sull’occupazione che Biagi stesso avrebbe scritto nel Libro Bianco del secondo Governo Berlusconi». Nel solco di quell’esperienza, capace di coinvolgere tutte le categorie della città e immettere nel mercato del lavoro le fasce di popolazione urbana fortemente marginalizzate (dagli extracomunitari ai giovani) e di approdare a soluzioni che tenessero conto del bene comune superando le contrapposizioni ideologiche, Milano può e deve riconfermare «la sua vocazione di laboratorio privilegiato di idee e progetti per l’Italia intera». Anche sui temi caldi, come l’immigrazione, il manifesto di Piattaforma Milano parla chiaro: «L’immigrazione non va governata attraverso l’allargamento o il restringimento delle maglie della protezione internazionale, ma selezionando i migliori. Magari attraverso partnership tra il sistema accademico milanese e quello straniero, prevedendo canali alternativi ai viaggi “della speranza”. Per chi ottiene un diniego, perché migrante economico, bisogna sviluppare progetti di rimpatrio assistito – aggiunge Forte – coinvolgendo la vasta rete dei consolati presenti in città insieme a quella del vastissimo mondo delle ong e della cooperazione internazionale».

LE LISTE CONCORRENTI

La lista di Forte si chiama “Più Città, meno Comune”, conta 14 candidati. Insieme alla sua concorreranno la lista “Autonomia e sviluppo”, candidato portavoce Marco Poloni, “Futuro Milano: società, innovazione, solidarietà” di Carmelo Ferraro, “Insieme per Milano” di Claudio Santarelli, “Un programma per Milano” di Carlo Marnini. Non è più tempo di correnti, correntine e arroccamenti ideologici, dice Forte. Oltre sette anni di governo di centrosinistra non hanno messo in cantiere nulla, salvo grandi operazioni mainstream, si pensi al caso “Porta Venezia” e alle sue bandiere arcobaleno. Paradosso del tecnopopulismo, termine caro a Forte per spiegare l’assenza di responsabilità politica nel governo della cosa pubblica di Beppe Sala, è invece la pervasiva politicizzazione della vita dei cittadini.

LA DELIBERA DEL MUNICIPIO 3

Quando gli chiediamo del caso del Municipio 3, dove una delibera della giunta piddina ha escluso dal bando per la ristrutturazione di un immobile in zona «soggetti impegnati in iniziative di contrasto» della legge sull’aborto, le Dat e le Unioni civili, Forte ha assicurato che «il Comune non è coinvolto ma sarà coinvolto. La delibera è un’estrema conseguenza della famosa mozione antifascista firmata in pompa magna da tutti i consiglieri di maggioranza per sottomettere la concessione di spazi pubblici, contributi e patrocini a una certificazione con cui il richiedente garantisce il suo essere contro il razzismo e le discriminazioni. Ma non basta definirsi antifascisti per essere democratici. La delibera rappresenta tutte le storture e le ricadute in termini amministrativi che erano facilmente preventivabili».