Come sta andando la guerra contro al-Shabaab

Continuano gli scontri in Somalia dove non si fermano gli scontri tra i jihadisti e le forze internazionali

somalia

Le polemiche attorno alle parole e all’abbigliamento di Silvia Romano all’indomani della sua liberazione, al riscatto pagato, alla contestata intervista di Repubblica a un portavoce degli al-Shabaab somali, alle dichiarazioni di un musulmano residente in Italia che ha accusato il nostro paese di essere complice di crimini americani in Somalia hanno avuto almeno il merito di riportare l’attenzione sulle drammatiche condizioni e sulle tragiche vicende del paese del Corno d’Africa che fu colonia e poi amministrazione fiduciaria dell’Italia fino al 1960.

Gli italiani in Somalia

Nonostante la presenza e l’influenza italiana nel paese siano oggi l’ombra di ciò che furono, l’Italia è ancora adesso la nazione a cui è affidata la guida Eutm-S, la missione Ue di addestramento delle forze armate federali somale che conta 203 elementi provenienti da Italia, Spagna, Svezia, Finlandia, Regno Unito, Portogallo, Romania e Serbia ed è attualmente comandata dal generale di brigata Antonello De Sio. Più della metà del contingente e dei mezzi a disposizione sono italiani: 123 uomini e 20 blindati. E l’ultimo attentato di al-Shabaab contro la missione europea ha preso come bersaglio proprio gli italiani, rimasti fortunatamente illesi dopo che un veicolo guidato da un attentatore suicida è esploso in mezzo a due blindati Lince il 30 settembre scorso.

Droni americani

Quello stesso giorno i jihadisti hanno attaccato la base americana di Baledogle, subendo molte perdite senza infliggere particolari danni. E sono proprio gli americani al centro delle ultime notizie che arrivano dalla Somalia. La liberazione di Silvia Romano ha portato all’attenzione generale il ruolo della Turchia, presente in Somalia con molte attività umanitarie e imprenditoriali ma soprattutto con un centro di addestramento dove ufficiali turchi formano migliaia di elementi dell’esercito somalo. Ma a combattere effettivamente i terroristi al-Shabaab (e i gruppi di Isis Somalia nel nord) sono – oltre ai 20 mila uomini dell’Amisom, il corpo di spedizione dell’Unione Africana – gli americani, sia coi loro droni che attraverso corpi speciali da loro creati all’interno del claudicante esercito somalo. Gli americani sono molto meno numerosi dei soldati africani che da 13 anni garantiscono un simulacro di ordine nel tormentato paese africano, lacerato da scontri fra milizie dei diversi clan oltre che dal terrorismo di al-Shabaab, ma da quando Donald Trump è presidente il numero di attacchi condotti da droni contro i jihadisti e le operazioni dei commandos somali formati da istruttori americani hanno avuto un’impennata.

Guerra ad al-Shabaab

Il 18 maggio i Danab (questo è il nome di battaglia dei commandos somali) hanno assalito e occupato una base di al-Shabaab nella regione di Galkayo, la più infiltrata dai terroristi, uccidendo o facendo prigionieri decine di combattenti e impadronendosi di armi ed esplosivi. Nel mese di marzo il corpo di élite aveva sgominato un’altra importante base di terroristi nel Basso Scebeli, uccidendo 140 nemici e catturandone 18 secondo il comunicato allora diffuso. Il 17 maggio un velivolo americano ha ucciso due combattenti al-Shabaab in una località costiera del Basso Scebeli in quello che è stato classificato come il 40° attacco portato da droni americani dall’inizio dell’anno. Gli Usa prendono di mira gli elementi di comando dei terroristi e quelli specializzati nelle forniture di armi. In questo modo sarebbero stati eliminati 60 ufficiali e responsabili degli armamenti degli al-Shabaab dall’inizio dell’anno.

Le accuse delle Ong

Prima della presidenza Trump, il numero di attacchi americani con droni in territorio somalo aveva toccato il suo livello più alto nel 2016 con la cifra di 14; sono diventati 35 nel 2017 e 45 nel 2018 e, secondo una stima non definitiva, 63 nell’intero 2019. Contemporaneamente sono aumentate le denunce da parte di organi di stampa, Ong somale o straniere, organizzazioni come Amnesty International secondo cui gli attacchi americani causerebbero vittime fra civili non combattenti. Secondo Amnesty fra l’aprile 2017 e il marzo 2019 i droni Usa avrebbero ucciso 14 civili e feriti altri 8.

L’inchiesta statunitense

Recentemente il generale William Gyler, responsabile delle operazioni condotte dallo US Africa Command (noto come Africom), ha deciso di prendere sul serio le ricorrenti accuse e ha disposto l’istituzione di un report trimestrale con le risposte ufficiali americane a ogni singola denuncia di vittime civili degli interventi Usa. Nel primo rapporto, reso pubblico il 27 aprile scorso, Africom esamina 27 denunce di attacchi americani che avrebbero causato 90 vittime, fra morti e feriti, fra i civili di Somalia e Libia (paese dove pure gli Usa conducono attacchi con droni). Africom respinge la maggior parte delle accuse negando che siano avvenuti nella data e nel luogo indicati gli attacchi attribuiti ai suoi droni, e ammette solo 6 morti e 6 feriti non intenzionali in un totale di 20 incidenti analizzati. Le indagini restano aperte in relazione ad altri 7 casi.

Strage di studenti e passanti

Queste cifre impallidiscono di fronte al numero di vittime civili accertate degli attacchi di al-Shabaab. Il 28 dicembre scorso il gruppo terrorista ha causato 97 vittime a Mogadiscio con un camion bomba che doveva colpire un convoglio di militari turchi e somali, e che invece ha fatto strage fra studenti e passanti. Il 14 ottobre 2017 un altro camion bomba di al-Shabaab aveva provocato 587 morti e 316 feriti nel centro di Mogadiscio, uno dei più sanguinosi attacchi terroristici del ventunesimo secolo.

Una minaccia esistenziale

A fronte di un’organizzazione terroristica che conta fra i 7 mila e i 9 mila combattenti e che è in grado di portare attacchi sull’80 per cento del territorio somalo, la presenza militare Usa in Somalia e nelle vicine basi di Camp Lemonnier a Gibuti e di Camp Simba in Kenya è estremamente limitata, non più di 600 uomini. Anche il numero di commandos somali formati dagli americani attraverso una società privata (la Bancroft Global Development) non supera finora l’entità di un battaglione, ed è stimata in 570 unità. Tuttavia alcuni segnali fanno intendere che gli al-Shabaab vedono negli Usa e nei commandos da loro addestrati una minaccia esistenziale. Per due volte i jihadisti somali hanno attaccato basi americane nel giro di quattro mesi: dopo il fallito assalto alla base di Baledogle nel settembre scorso, i terroristi hanno colpito in Kenya uccidendo il 5 gennaio scorso un soldato e due contractor americani a Camp Simba e danneggiando seriamente velivoli e mezzi di terra. Nel corrente mese di maggio hanno spostato i loro attacchi verso il nord del paese, nella regione secessionista del Puntland dove Amisom, esercito federale somalo e americani intervengono più raramente. Il 17 maggio i terroristi hanno ucciso nella città di Galkayo il governatore regionale Ahmed Muse Nur insieme ad altre tre persone; alla fine del marzo scorso avevano ucciso un altro governatore regionale a Garowe, la capitale del Puntland. La risposta somalo-americana sembra essere  quella di allargare gli obiettivi dei propri attacchi anche alle infrastrutture civili degli al-Shabaab: il 20 maggio i Danab sulla base di informazioni americane hanno distrutto un’agenzia per la raccolta delle tasse versate ai jihadisti dalla popolazione della città di Leego nel Basso Scebeli: sono rimasti uccisi il gabelliere capo e altri due miliziani.

Foto Ansa