Come se la passano (male) le scuole paritarie di Livorno condannate a pagare l’Ici

Intervista a suor Letizia, direttrice dell’Istituto Immacolata, che ha cominciato a saldare il debito contestato dal Comune: «Fosse stato per me, avrei chiuso»

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livorno-scuola-paritaria-immacolataLa battaglia è cominciata nel 2010, quando il Comune di Livorno ha comunicato a due scuole paritarie della città che avrebbe preteso da loro il versamento dell’Ici, l’imposta comunale sugli immobili, perché a parere dell’amministrazione gli istituti, pur essendo pubblici esattamente come quelli statali, esercitano un’attività che non può godere di esenzione. La parola definitiva sul contenzioso è arrivata nel luglio scorso con una sentenza della Cassazione che è subito stata interpretata come un precedente potenzialmente esiziale per moltissimi istituti privati parificati italiani, e forse per la parità scolastica in quanto tale. L’alta corte infatti ha dato ragione al Comune di Livorno, confermando che il debito contestato alle scuole deve essere saldato, senza possibilità di appello. Da questa primavera le due strutture livornesi coinvolte, il “Santo Spirito” e l’“Immacolata”, stanno cercando di saldare il conto, salatissimo. Suor Letizia Lunghi, direttrice dell’Istituto Immacolata, spiega a tempi.it che non c’era altro da fare.

IL CONTO. «Mi ritengo già fortunata per essere riuscita a patteggiare la rateizzazione dell’importo totale», dice la religiosa. «Abbiamo pagato la prima rata, che aveva scadenza il 2 maggio, e sarà così ogni mese per i prossimi cinque anni. Come se avessi un insegnante in più da pagare». Le rate che la scuola deve versare alle casse della città ammontano infatti a 2.333 euro al mese, per un totale di 133 mila euro. Una cifra enorme per le possibilità della scuola. «Il Comune ci ha notificato l’Ici che avremmo dovuto pagare, calcolando l’importo addirittura in maniera retroattiva, a partire cioè dal 2004. Significava che erano inclusi anche gli interessi di mora, che arrivavano al 150 per cento del totale. Abbiamo fatto ricorso e l’abbiamo anche vinto, ma quando è arrivata la sentenza della Cassazione non c’è stato niente da fare».

«PER IL BENE DEI BAMBINI». La scuola ha dovuto chiedere la rateizzazione del debito e «per fortuna ci sono stati scontati gli interessi», continua suor Letizia. «Il totale da pagare sarebbe stato di 196 mila euro, ma per fortuna ne dovremo versare “solo” 133.160». L’istituto paritario Immacolata si occupa di circa 300 alunni, tra scuola dell’infanzia e primaria. Ci sono 17 insegnanti, gli addetti alle pulizie e una cuoca. «Se non fosse stato per loro io avrei chiuso», ammette la direttrice. «I miei insegnanti e il personale hanno fatto di tutto per convincermi a tenere duro, ma io ero davvero amareggiata. Hanno detto che preferivano rimanere a insegnare all’Immacolata piuttosto che andare in una scuola statale, nonostante alcuni di loro ne avessero il diritto. I docenti mi hanno motivata, consigliandomi di pagare perché c’era di mezzo anche il bene dei bambini: d’improvviso si sarebbero trovati senza scuola, e questo non potevamo permetterlo».

«PARI A COSA?». L’istituto Immacolata, gestito dalle suore mantellate, è all’opera da circa cento anni, e suor Letizia lo amministra da trenta: «Fino a quando ci siamo occupate di educazione in prima persona la retta che chiedevamo ai genitori era minima. Poi sono stati assunti gli insegnanti e abbiamo dovuto aumentare la retta, ma quello che ci sta a cuore è il servizio in sé, l’educazione dei bambini anche quando le famiglie fanno fatica a versare la quota. Ci chiamano “paritaria”, ma siamo pari a cosa? Non siamo trattati come le scuole statali, che non devono pagare l’Ici». I toni che usa suor Letizia per descrivere la situazione non sono affatto sereni: «Mi spiace dirlo, ma se continuiamo con questa linea presto le paritarie chiuderanno, una dopo l’altra. Si è parlato spesso dell’intenzione di farci pagare anche l’Imu, non voglio pensare a cosa succederebbe se fosse così. L’ordine delle mantellate ha sempre sostenuto l’educazione “delle fanciulle del popolo”, lo fa da più di 150 anni. Vorremmo continuare a portare avanti questa tradizione, ma il futuro che vedo davanti a noi non è roseo».

Foto da istitutoimmacolatalivorno.it


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