Come chiedere il sussidio della Cei per gli studenti delle paritarie

Ernesto Diaco ci spiega come richiedere i sussidi da 2.000 euro ciascuno. Un impegno complessivo straordinario di 40 milioni di euro. «Abbiamo a cuore la libertà educativa»

Si tratta di 20.000 sussidi di studio del valore di 2.000 euro ciascuno per gli studenti iscritti all’anno scolastico 2020/21 a una scuola paritaria secondaria di I o II grado (qui qualche informazione utile). È questo il grande aiuto economico messo in campo dalla Conferenza episcopale italiana per sostenere le famiglie e gli studenti che frequentano le scuole non statali del paese. «Un intervento straordinario – spiega a tempi.it Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio scuola della Cei – che conferma la grande attenzione della Chiesa per l’educazione. La cifra complessiva, infatti, è di 40 milioni di euro».

Alcune delle caratteristiche di questo intervento straordinario meritano di essere sottolineate: si tratta di sussidi allo studio e non di borse perché i fondi cui la Chiesa italiana ha attinto sono quelli dell’8×1000 che, ricorda Diaco, «solitamente sono usati per sostenere attività caritative», ma che, in questo caso, avranno la finalità di sostenere un altro tipo di emergenza, quella educativa. L’altra caratteristica importante è che saranno dati alle famiglie, non alle scuole. La terza peculiarità è che saranno a disposizione di tutti gli alunni delle paritarie, non solo di quelle “cattoliche”, a testimonianza che la Cei ha a cuore tutti gli studenti e non solo alcuni.

Direttore Diaco, come funziona il sussidio?

Abbiamo chiesto alle diocesi di far conoscere e sostenere l’iniziativa. E abbiamo chiesto alle scuole paritarie, che meglio di noi conoscono le famiglie degli alunni che le frequentano, di fare da tramite. Chi è interessato, dunque, può contattare la propria scuola e ritirare i moduli che poi, una volta compilati, saranno inoltrati alla Cei.

Chi può chiedere il sussidio?

L’indicatore cui fare riferimento è l’Isee e la soglia per accedere al sussidio è di 25.000 euro. Però, se una famiglia ha più figli che frequentano l’istituto, la soglia si alza a 35.000 euro. Con questa estensione abbiamo voluto mostrare la nostra attenzione e, direi, anche la nostra gratitudine per quelle famiglie che fanno sacrifici economici importanti per mandare più di un figlio nelle scuole paritarie.

Perché il sussidio è pensato per le secondarie di I o II grado e non per le scuole primarie e dell’infanzia?

Perché queste seconde hanno più facilità ad accedere a bandi e a trovare i finanziamenti per sostenersi, mentre la situazione è molto più complicata per le secondarie. Lei ricorderà, inoltre, che, inizialmente, il decreto del governo prevedeva aiuti per le scuole dei più piccoli, ma nulla per le secondarie. Così, quando la Cei fece appello ai nostri decisori politici di intervenire a sostegno delle paritarie (il cardinale Bassetti ne parlò anche con Tempi, ndr), fece presente che anche le scuole dei ragazzi più grandi avevano bisogno d’aiuto e focalizzò il suo intervento proprio a sostegno di queste.

Ci sono state discussioni, anche roventi, in quei mesi. Ora, grazie a una maggioranza trasversale, si è arrivati a un sostegno per le scuole paritarie di 300 milioni. La cosa più interessante è che a questo risultato si sia arrivati grazie a un movimento che è partito “dal basso” e che poi, grazie al lavoro di alcuni parlamentari, il contributo per le paritarie, all’inizio esiguo, sia stato aumentato.

Penso sia un fatto positivo. Come Cei abbiamo sempre mostrato grande attenzione al mondo della scuola, non solo a quella paritaria. Ci sta a cuore l’educazione dei giovani e crediamo fermamente nel pluralismo educativo e nella libera scelta dei genitori.

Lei sa meglio di me che c’è una forza nell’attuale maggioranza – il Movimento cinque stelle – che ha cercato di ostacolare il sostegno alle paritarie. Esistono diverse dichiarazioni di parlamentari grillini in cui riecheggiano slogan che ormai sentiamo ripetere da anni: le scuole dei ricchi non devono essere sostenute dello Stato.

Posto che possono sempre esistere situazioni poco chiare che meritano di essere indagate e, nel caso, sanzionate, io direi che la stragrande maggioranza delle scuole paritarie sono ottime scuole. I pregiudizi cui lei fa riferimento sono di antica data, ma esiste un solo modo per sconfiggerli: invitare chi li ha a entrare in una scuola paritaria. Si renderebbe così conto di quanto la loro realtà è lontana da questa immagine che si cerca ancora di veicolare. Sono pregiudizi dovuti a una mancanza di conoscenza, quindi l’invito è a visitare questi istituti. In secondo luogo si può anche dire che, come dimostra ormai un’ampia bibliografia a livello internazionale, laddove c’è pluralismo educativo, la scuola funziona meglio.

A proposito di “cose che funzionano” o che “non funzionano”. Secondo lei come ha reagito il mondo della scuola al tornado coronavirus? E, pensando alla riapertura di settembre, cosa si può fare?

Ho visto un grande impegno da parte di tutti, dai politici ai dirigenti scolastici, dagli insegnanti fino alle famiglie e agli alunni, perché si potesse “fare scuola”. Penso che si sia lavorato in modo intenso e in spirito di collaborazione. Per quanto riguarda la riapertura di settembre, posto che la sicurezza e l’attenzione agli aspetti sanitari sono aspetti importanti, credo che dobbiamo sempre ricordarci che il fine della scuola è l’educazione. Da questo punto di vista, mi ha fatto piacere vedere che tra i criteri sottolineati per la riapertura di settembre vi sia l’autonomia, che non significa “scaricare” tutti gli oneri organizzativi sui presidi, ma valorizzare le differenze, e i patti di comunità col territorio. Una scuola non è un mondo a sé, ma è sempre inserita in una comunità, in un territorio. Richiamare la loro iniziativa è una cosa positiva.

Com’è la situazione delle scuole paritarie? Già prima del Covid-19 non se la passavano bene. E ora?

Ogni anno il Centro studi della Cei pubblica un rapporto sullo stato di salute delle scuole paritarie, limitatamente a quelle cattoliche. Negli ultimi dieci anni il calo è stato evidente e costante, ma negli ultimi due anni la percentuale di chiusura di queste scuole è stata inferiore. La ragione della chiusura delle paritarie cattoliche non è solo economica, vi sono anche altri fattori tra cui, il principale, è quello demografico. Molto spesso si tratta di istituti che sono cresciuti in piccoli centri che, a causa del calo demografico o del fatto che le giovani coppie si trasferiscono in centri urbani più grandi, si trovano a non avere più gli iscritti necessari per andare avanti. Si tratta di un preoccupante impoverimento culturale.

Dopo un periodo così complicato e intenso, cosa si augura la Cei per le scuole paritarie?

L’augurio è che il dibattito che c’è stato in questi mesi serva a far conoscere ancora di più la qualità educativa di queste scuole e la professionalità di chi vi lavora. Sono fattori che meritano di essere riconosciuti perché queste scuole fanno parte dell’unico sistema di istruzione nazionale, come dice chiaramente la legge 62 del 2000.

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