Clima, Cop25. La Cina ha già vanificato gli sforzi fatti da tutto il mondo

A Madrid parlano già tutti come Greta. Nessuno dice però che le nuovi centrali a carbone appena costruite da Pechino «renderanno impossibile raggiungere gli obiettivi di Parigi» a prescindere

centrale carbone cina

Il mondo sta «bruciando», è giunto il momento di scegliere «tra speranza e capitolazione», le «catastrofi» climatiche si susseguono l’una all’altra senza sosta, la transizione verso la «green economy» è quanto mai necessaria e «urgente». Inaugurando la 25esima conferenza sul clima delle Nazioni Unite – che quest’anno doveva tenersi in Brasile, poi in Cile e che infine si è aperta ieri a Madrid – il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è travestito da Greta Thunberg (che arriverà solo martedì prossimo, catamarano green permettendo) e ha tenuto un discorso ampiamente atteso nei contenuti e nella forma. Alla Cop25 ci si aspetta che i circa 200 paesi partecipanti faranno nuove promesse per contenere l’aumento delle temperature terrestri entro i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. Tutto bene, tutto giusto ma c’è un problema: la Cina.

IL MONDO RIDUCE LE EMISSIONI, LA CINA NO

Il Dragone è responsabile del 30 per cento delle emissioni mondiali di CO2, avendole triplicate tra il 2000 e il 2018. Dopo una piccola diminuzione tra il 2014 e il 2016, le emissioni cinesi sono tornate ad aumentare secondo il Global Carbon Budget. La Cina, al pari del 99 per cento dei paesi del mondo, non sta rispettando le promesse fatte a Parigi, ma non è questo il problema.

Per la prima volta da 40 anni, nel periodo che va da gennaio 2018 a giugno 2019, in tutto il mondo, Cina esclusa, l’energia prodotta da centrali a carbone è diminuita di 8,1 Gw. Si tratta di un’ottima notizia, peccato che nello stesso periodo la Cina abbia aumentato l’energia prodotta da centrali a carbone di 42,9 Gw, per un aumentato totale nel mondo di 34,9 Gw. Gli sforzi fatti da tutto il mondo a suon di miliardi in 18 mesi sono dunque stati vanificati da un singolo paese: la Cina, appunto.

PECHINO COSTRUISCE NUOVE CENTRALI A CARBONE

Anche per contrastare il rallentamento dell’economia, Pechino ha autorizzato i singoli governi provinciali ad approvare in totale autonomia la costruzione di nuove centrali a carbone per rispondere alle necessità dei diversi territori. Solo nei primi tre trimestri del 2019, i governi provinciali hanno autorizzato lo sfruttamento di 40 nuove miniere di carbone. Se è vero che nel 2012 il 68 per cento dell’energia utilizzata in Cina proveniva da centrali a carbone contro il 59 per cento del 2019, il costante aumento della richiesta di energia nel Dragone ha fatto sì che il consumo totale di carbone sia di fatto aumentato.

Ad oggi le centrali a carbone cinesi hanno una capacità di circa 1.000 Gw. Secondo il Global Energy Monitor (Gem), affinché l’aumento della temperatura sia limitato a 2 gradi, Pechino dovrebbe tagliare la sua capacità del 40 per cento fino a 600 Gw. Peccato che il governo cinese non abbia alcuna intenzione di andare in questa direzione: invece che tagliare la produzione, infatti, ha autorizzato la costruzione nei prossimi anni di nuove centrali a carbone per aumentare la capacità produttiva di altri 148 Gw. Cioè l’equivalente dell’energia da carbone prodotta in tutta l’Unione Europea (150 Gw).

VANIFICATI GLI SFORZI DI TUTTI GLI STATI DEL MONDO

Si legge nel rapporto di Gem: «Mentre la Cina viene spesso esaltata come un leader dell’energia pulita, l’espansione delle sue emissioni non si è ancora fermata. Il governo non vuole o non riesce a fermare la costruzione di nuove centrali autorizzate tra il 2014 e il 2016». C’è di più. Nella prima metà del 2019, gli investimenti in energia rinnovabile in Cina sono diminuiti del 40 per cento a causa del taglio orizzontale dei sussidi per lo sfruttamento dell’energia solare.

Che cosa significa in pratica l’atteggiamento della Cina per gli sforzi mondiali di ridurre le emissioni inquinanti di CO2? Lo ha spiegato senza mezzi termini l’analista di Gem, Christine Shearer:

«L’espansione cinese delle proprie emissioni non è neanche lontanamente in linea con gli accordi di Parigi. Se continua così, anche se ogni singolo Stato del mondo dovesse completamente azzerare la produzione di energia derivante da carbone, gli obiettivi di Parigi non potrebbero essere raggiunti»

GRETA SI RICORDERÀ DI CRITICARE LA CINA?

Forse, invece che criticare gli Stati Uniti e Donald Trump per essersi ritirati dagli accordi di Parigi, a Madrid i leader mondiali dovrebbero discutere di come obbligare la Cina a rispettare gli impegni presi. Se non lo faranno, qualunque sforzo mondiale, pagato a peso d’oro dai contribuenti dei rispettivi paesi, sarà vano. Chissà se Greta, nella sua immancabile filippica contro i malvagi governi europei, si ricorderà di sottolineare chi è il principale responsabile dell’aumento globale delle emissioni più inquinanti.

Foto Ansa