Civili siriani: «Siamo disgustati dai ribelli, copiano le nefandezze dell’esercito di Assad»

Un’inchiesta del New York Times denuncia le atrocità commesse dai ribelli e conferma quanto i cristiani nel paese affermano da mesi: i ribelli non sono dei santi, tutt’altro.

Il mito della guerra civile siriana tra i soldati del regime di Assad e l’Esercito di liberazione siriano (Fsa), descritta per oltre un anno come una guerra tra cattivi e buoni, perde credibilità ogni giorno che passa. A dargli un colpo durissimo è oggi un articolo del New York Times, che ha raccolto diverse testimonianze della popolazione siriana che si dice «disgustata dai ribelli», quelli da cui «noi avremmo dovuto dipendere per la costruzione di una società civile» e che invece «non fanno che copiare tutto il male che il regime di Assad mette in pratica».

INUTILI SPARGIMENTI DI SANGUE. In Siria si combatte da 20 mesi, si pensa siano morte oltre 40 mila persone, centinaia di migliaia di siriani si trovano in campi profughi e oltre un milione ha lasciato la sua casa per scappare in Libano o in Turchia. L’esercito dei ribelli, nato dalla volontà dei civili di difendersi dalle violenze perpetrate dai soldati del dittatore Assad, è infarcito di estremisti e jihadisti, provenienti anche dall’estero. Le accuse rivolte al Fsa da parte dei cittadini sono di «missioni organizzate male, distruzioni insensate, comportamenti criminali e inutili spargimenti di sangue».

ESECUZIONI DI MASSA. A parlare con il Nyt è, ad esempio, un attivista della di Saraqib, città del nord dove è ambientato il video agghiacciante dell’esecuzione da parte dei ribelli di un gruppo di soldati di Assad disarmati, mentre un ribelle strappa con un coltello le orecchie delle vittime e le sventola allegramente davanti alla telecamera. Ahmed, invece, da Aleppo spiega come i ribelli si siano accampati nell’ufficio delle telecomunicazioni, così che quando il governo li ha attaccati la linea telefonica in città è saltata. Potevano accamparsi in molti altri luoghi per non danneggiare la popolazione, ma hanno scelto quello, senza pensare alle conseguenze per la popolazione. Racconta anche di come un soldato ribelle abbia sparato a un uomo, tra l’altro mancandolo, solo perché l’aveva per sbaglio schizzato con l’acqua.

COPIANO IL MALE COMPIUTO DA ASSAD. I civili siriani sono sempre più disturbati dalla violenza dei ribelli perché non porta risultati e perché molte volte è gratuita. Così, racconta ancora l’attivista di Saraqib, i ribelli hanno stanato e ucciso soldati dell’esercito di Assad da una fabbrica di latte. Poi hanno dato fuoco alla fabbrica, senza ascoltare le suppliche dei proprietari. «Queste sono azioni repellenti», continua. «Pensavo che la libertà fosse così vicina – spiega Abu Ahmed, uno dei ribelli delusi – E invece tutti questi fatti dimostrano che è una grande bugia»: il ribelle si riferisce ad altre esecuzioni di soldati del regime disarmati. Infine Anna, che lavora a Damasco, dichiara sconsolata: «Non fanno che copiare tutto il male che il regime di Assad mette in pratica. È solo gentaglia con le armi».

COME DICEVANO I CRISTIANI. Tutti gli intervistati dal Nyt sono d’accordo nell’affermare che il regime, comunque, agisce molto peggio dei ribelli ma che da loro si aspettavano qualcosa di diverso e non una fotocopia delle nefandezze dei soldati del regime. A raccontare la falsità di una guerra civile dove si fronteggiano buoni e cattivi, dunque, non è più solo madre Mariam-Agnès de la Croix, superiora del monastero di Qara, o il sacerdote greco cattolico che ha denunciato la vita infernale dei cristiani di Aleppo o Hanna Jallouf, parroco superiore di Knaye, nella provincia di Idlib, che a Tempi ha dichiarato: «Come cristiani cerchiamo di restare neutrali, ma credimi, è difficile avere fiducia. Non sono un esercito di liberazione, sono delle bande che si muovono alla rinfusa».