Cina. Partito comunista continua a perseguitare i cristiani del Zhejiang

Il partito ha imposto «ad alcune chiese di consegnare tutto il proprio reddito, comprese le donazioni, al governo»

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I cinesi della provincia di Zhejiang hanno combattuto rischiando il carcere affinché le croci sulle loro chiese non fossero abbattute. In alcuni casi si sono perfino aggrappati ad esse con tutto il corpo, invano. Dall’inizio del 2014 sono state demolite più di 2.000 croci e rase al suolo decine di chiese su ordine del partito comunista locale, che ora avrebbe obbligato le chiese a esporre la bandiera cinese al posto della croce in occasioni particolari, secondo alcune fonti, smentite però dal governo locale.

CONSEGNARE LE DONAZIONI. L’anno scorso per protestare la politica persecutoria del governo alcuni sacerdoti sono intervenuti denunciando le persecuzioni con una missiva firmata da 1740 persone, mentre le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani hanno raccontato gli scontri tra polizia e fedeli avvenuti in molte comunità. Ora China Aid rivela che è stato chiesto «ad alcune chiese di consegnare tutto il proprio reddito, comprese le donazioni, al governo».

PLASMARE IL CRISTIANESIMO. Sempre l’anno scorso il governo aveva fatto pressione perché le chiese adottassero stili architettonici standardizzati, «la trasparenza finanziaria e l’adattamento degli insegnamenti cristiani, al fine di plasmare il cristianesimo in una istituzione che rifletta gli obiettivi del Partito comunista». Per questo il governo avrebbe «istituito uffici all’interno di molte chiese, assegnando la loro gestione a dei funzionari». Ora, rivela un cristiano locale, «dovremo chiedere il permesso per ogni spesa superiore a qualche migliaio di yuan».

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