Cina. Il Parlamento chiude per il coronavirus: nessuno noterà la differenza

Da oltre 60 anni il Congresso è solo una marionetta nelle mani del Partito. Si è opposto al governo comunista solo tre volte

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I casi confermati di coronavirus salgono a 70.635 in Cina e le vittime a 1.772. Oltre la metà della popolazione, cioè più di 700 milioni di persone, subiscono ormai qualche restrizione agli spostamenti a seconda che l’area in cui vivono sia più o meno colpita dall’epidemia. La situazione continua a essere preoccupante e Pechino, rivela la Reuters, sta pensando addirittura di sospendere o rimandare l’annuale sessione di marzo del Parlamento cinese.

IN 66 ANNI SOLO TRE MODIFICHE

La misura è senza precedenti, se si tiene conto che si tratta formalmente dell’«organo supremo del potere statale», ma la verità è che nessuno si accorgerà della differenza. Il Congresso nazionale del popolo infatti non conta nulla e il suo unico ruolo è ratificare le decisioni già prese in precedenza dal Comitato permanente del politburo del Partito comunista cinese.

Da quando è stato fondato nel 1954 fino al 1986, il Parlamento non ha mai osato rigettare una sola proposta del governo. Dopo 32 anni di attività ha fatto una piccolissima modifica a una legge (probabilmente concordata) e soltanto nel 2000 ha respinto una legge intera. Il ruolo del Parlamento è così inutile che nel 2015 il Consiglio di Stato ha riunito tutte le leggi in un solo pacchetto chiedendo al Parlamento di approvarlo. I 2980 deputati si sono opposti a uno svilimento tanto evidente del loro ruolo, chiedendo di valutare le leggi una a una. Ottennero questo privilegio e approvarono tutto all’unanimità come sempre.

LA VETERANA SHEN JILAN

Per capire come funziona il Parlamento, bisogna ricordare la storia di Shen Jilan, la donna dei record: originaria dello Shanxi, oggi ha 90 anni ed è entrata per la prima volta nella Grande sala del popolo, che affaccia su Piazza Tienanmen, a 18 anni. È stata poi eletta per 13 volte consecutive, è il deputato più anziano e con più presenze di tutta la Cina, e non ha mai rigettato in vita sua una legge proposta dal Partito né ha mai osato avanzare una critica. Così, ha sostenuto il Grande balzo in avanti, la Comune del popolo e la Rivoluzione culturale. Si è ovviamente battuta contro Liu Shaoqi e contro Deng Xiaoping. Dopo qualche anno, è stata assolutamente d’accordo nel denunciare gli errori «parziali» del Grande balzo in avanti, della Comune del popolo e della Rivoluzione culturale, nel denunciare le riforme e nel riabilitare Liu e Deng. Ha sempre alzato la mano in favore di tutte queste posizioni contraddittorie per decenni. «Il compito dei rappresentanti», ha spiegato, «è ascoltare il Partito comunista, ecco perché non ho mai votato contro». In cambio della sua totale fedeltà, è stata insignita con la più alta onorificenza del paese: la Medaglia della Repubblica.

CHI È STATO LICENZIATO NELL’HUBEI

Si spiega così perché la chiusura del Parlamento non recherà alcun danno al Paese. A comandare in Cina non sono gli organismi politici ma il Partito. Allo stesso modo è indicativo che il presidente Xi Jinping, per punire i responsabili della provincia dell’Hubei per la cattiva gestione dell’epidemia, non abbia cacciato il governatore provinciale Wang Xiaodong, bensì Jiang Chaoliang, segretario del Partito comunista dell’Hubei. A conferma di chi comanda davvero.

Foto Ansa