«La Cina rispetterà la libertà religiosa a Hong Kong? Non sono ottimista»

L’amministratore apostolico chiede ai suoi preti di non parlare di politica e molti cattolici accusano la diocesi di «prostrarsi davanti al Partito comunista»

Dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale, che ha di fatto cancellato le principali libertà civili di Hong Kong, la diocesi cattolica della città è fortemente divisa sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Pechino.

«NON PARLATE DI SOCIETÀ E POLITICA»

Il cardinale John Tong Hon, amministratore apostolico della diocesi da quando nel gennaio 2019 è morto improvvisamente l’arcivescovo Michael Yeung, ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti cattolici, rivela Radio Free Asia, per chiedere loro di non «instigare all’odio e al disordine sociale», di non veicolare nei sermoni «l’opinione del predicatore (ad esempio su temi sociali e politici) ma il messaggio di Dio». Continua la lettera: «In tempi critici come quelli odierni, i nostri fedeli sperano di ascoltare qualcosa di confortante, costruttivo e incoraggiante dai predicatori durante la liturgia».

La lettera è stata inviata dopo che un gruppo di cattolici di Hong Kong, su pressione della diocesi, ha abbandonato il progetto di lanciare una campagna di crowdfunding per finanziare la pubblicazione su un quotidiano di una preghiera a favore della democrazia. Benedict Rogers, attivista e fondatore del gruppo per i diritti umani Hong Kong Watch, ha reagito duramente su Ucanews, scrivendo: «Mentre molti cattolici, e cristiani di altre denominazioni, hanno giocato ruoli importanti nel movimento per la democrazia di Hong Kong, è chiaro ormai che la gerarchia a Hong Kong si è prostrata davanti al Partito comunista cinese».

L’ACCORDO SINO-VATICANO PESA

Nei timori della gerarchia cattolica di Hong Kong, al di là di quello più elementare riguardante la possibilità concreta che la libertà religiosa si restringa ulteriormente in città, potrebbe esserci anche la necessità di non danneggiare l’accordo sino-vaticano, firmato per la prima volta due anni fa e che proprio nelle prossime settimane dovrebbe essere rinnovato. Un accordo che ha dato risultati contrastanti, come sottolineato in questo articolo.

Alcuni temono però che la Chiesa cattolica di Hong Kong sia andata troppo oltre nella volontà di non infastidire Pechino. Alle scuole che dirige, infatti, avrebbe suggerito di inserire un qualche tipo di «educazione patriottica», come richiesto dalla Cina, mentre l’illustre St. Paul’s Convent School avrebbe addirittura inserito nel programma di Etica un insegnamento riguardante la legge sulla sicurezza nazionale.

LIBERTÀ RELIGIOSA A RISCHIO

Questi tentativi, secondo il pastore protestante Yuen Tin-yau, non serviranno ad ammorbidire Pechino: «Il regime comunista cinese nella Cina continentale non ha credenze religiose, come tutti i regimi totalitari. Fino a quando non ti opponi a loro, ti permettono di praticare la tua fede, ma appena li critichi, non lo accettano più. Non so come andranno le cose in futuro e penso che quando una cosa va detta, non c’è modo di evitare di dirla. Certo adesso bisogna essere molto attenti a ciò che si proclama. Ad ogni modo non sono ottimista sul futuro della libertà religiosa».

Foto Ansa