Chiamiamo le cose con il loro nome: la Tav non c’entra più, questa è eversione

Scontri, feriti, blocchi, arresti, minacce alla stampa: “Se fossimo a capo di un gruppo extraparlamentare, con alle spalle un disegno eversivo e la necessità di addestrare militanti all’azione cruenta, il posto migliore dove allenare la squadraccia sarebbe la Val di Susa”. L’alta velocità non c’entra più, è in atto una sfida eversiva all’ordine pubblico.

“Messaggio agli agnostici della Tav, quelli “né sì né no” che stanno alla finestra ad almanaccare sulle ragioni degli uni e degli altri contendenti: il problema sta diventando un altro, più acuto e più urgente, rispetto alla fattibilità dell’alta velocità e ai costi anche ambientali delle procedure di realizzazione. Il problema è che la Val di Susa sta diventando improvvisamente un magnete verso il quale si sta raggrumando, come limatura di ferro, un fenomeno di aperta sfida eversiva verso l’ordine pubblico. Gli abitanti del luogo, eccezion fatta per pochi e isolabili facinorosi, sono a questo punto un elemento quasi marginale. Ormai il campo di battaglia anti statuale (…) sta svelando un volto violentissimo e bene armato” (Foglio, p. 3).

“Le aggressioni ai cronisti, le provocazioni rivolte ai ragazzini in divisa piantati al confine tra legalità e intimidazione antisistemica, perfino i vandalismi nei quali alcuni manifestanti forestieri si sono esercitati danneggiando il monumento ai caduti di un paese adiacente alla zona militarizzata: sono tutti segnali di un salto di qualità indiscutibile all’interno di una dialettica che non ha più molto a che fare con l’alta velocità: se fossimo a capo di un gruppo extraparlamentare, con alle spalle un disegno eversivo e la necessità di addestrare militanti all’azione cruenta, il posto migliore dove allenare la squadraccia sarebbe al momento la Val di Susa” (Foglio, p. 3).

“A chi può giovare? Di sicuro ne guadagna la causa del più inconcludente nichilismo gruppettaro, ma è appunto un sentiero senza uscita politica né di sicurezza ambientale. Altrettanto certo è che la meccanica del conflitto attuale sta danneggiando la posizione dei montanari della Val di Susa, detentori di ragioni arcaiche tanto inattuali quanto moralmente degne di ascolto laddove espresse entro i confini della legalità e del buon senso. La torsione malmostosa cui stiamo assistendo, infine, toglie anche ogni alibi a coloro che denunciano una supposta, manesca arroganza delle forze dell’ordine in stile G8 genovese” (Foglio, p. 3).