Chi era Charles PƩguy, cronista del pensiero di Cristo

Di Rodolfo Casadei
22 Novembre 2021
Molteni conduce il lettore a scoprire che per lo scrittore francese il pensiero stesso è avvenimento, ché se non lo fosse non sarebbe autenticamente pensiero

Un altro libro su Charles PĆ©guy? SƬ, per fortuna, perchĆ© in italiano non esiste la traduzione delle sue opere complete. AffinchĆ© l’attualitĆ  del fondatore dei Cahiers de la Quinzaine sia vissuta come tale nel mondo che parla e legge in italiano, ĆØ indispensabile che qualcuno ce la faccia conoscere e riconoscere proponendoci nuove sintesi e nuovi approfondimenti.

ƈ la volta di Agostino Molteni, brianzolo, sacerdote missionario da più di vent’anni in America latina, docente di Letteratura e di Teologia all’UniversitĆ  Cattolica di Concepciòn in Cile, di farci conoscere il PĆ©guy cronista del pensiero di Cristo, definizione che lascerĆ  sbalordito più di uno.

Un pensiero ĆØ un avvenimento

Sotto il titolo Il pensiero di Cristo – La logica dell’incarnazione redentrice secondo Charles PĆ©guy, Molteni conduce il lettore a scoprire o a riscoprire che per PĆ©guy il pensiero stesso ĆØ avvenimento, chĆ© se non lo fosse non sarebbe autenticamente pensiero.

La famosa frase di san Paolo nella prima lettera ai Corinti che lascia perplessi i cristiani assetati di una fede esistenzialmente interessante, Ā«noi abbiamo il pensiero di CristoĀ», in PĆ©guy diventa il naturale modo di esprimersi di quellā€™ā€anima carnaleā€ che ĆØ l’uomo. Senza la certezza che l’uomo ĆØ unā€™ā€anima carnaleā€ e senza la consapevolezza che il pensiero ĆØ veramente pensiero solo se ĆØ avvenimento, non si capisce PĆ©guy.

Essere solo Dio

Il libro ĆØ suddiviso in due parti e un epilogo. Nella prima parte ĆØ sintetizzata la genesi del pensiero di PĆ©guy, che si abbevera alla tradizione francese ed ebraica, a Giovanna d’Arco, a Corneille e a Henri Bergson; nella seconda si descrive la parabola del pensiero di Cristo dalla nascita alla Resurrezione e Ascensione col corpo in Cielo.

Basta una mezza pagina di citazione per rendersi conto della sconvolgente originalitĆ  di PĆ©guy, che sembra anticipare la Teodrammatica di H.U. von Balthasar: Ā«Cristo fece la sua resurrezione perchĆ© aveva pensato che era conveniente e soddisfacente per lui riprendersi il corpo in cui si era compiaciuto, in cui si era trovato bene. Non aveva voluto che la morte interrompesse per sempre il movimento continuo d’incarnazione che era iniziato dalla TrinitĆ . (…) Aveva ā€œvinto la morteā€ non per un meccanismo divino, nĆ© per la sua onnipotenza, bensƬ perchĆ© aveva pensato, dopo i trentatrĆ© anni d’incarnazione terrena, che solo in quanto uomo e non semplicemente come Dio poteva essere pienamente soddisfatto. L’alternativa era quella di tornare ad essere solo Dio, seulement Dieu. Se il corpo di Gesù si era mosso secondo la certezza di un pensiero, vale a dire la soddisfazione di essere uomo, non si doveva considerare straordinario che avesse ripreso il suo corpo. Resuscitando, non voleva essere banalmente immortale, non gli interessava assolutamente una povera sopravvivenza eterna e dell’anima. A Gesù interessava piuttosto la vita eterna del suo corpo, che aveva sofferto la morteĀ». (p. 172)

Passare per il presente

Tutto in Péguy è dramma, sviluppo, movimento, durata; e il pensiero nasce da tale drammaticità, il pensiero è «un avvenimento di cui essere testimone e cronista» (p. 21).

In ciò i suoi maestri sono lo storico Jules Michelet, Ā«che afferma di non aver imparato da studi particolari, ma da rapporti d’amicizia, da vicini di casa, dalla stradaĀ» (p. 21), e il filosofo Henri Bergson: Ā«Bergson gli aveva insegnato l’accadere dell’essere e del pensiero, lo aveva salvato dalle pastoie dellā€™ā€essere giĆ  fattoā€ e dal ā€œdivenireā€ della filosofia greca. Gli aveva insegnato il tempo bergsoniano, il tempo del presente che ĆØ ā€œun punto di natura e un punto di pensieroā€. (…) Se tutto deve passare da questo punto d’essere e di pensiero che ĆØ il presente, l’incarnazione era stata realmente integrale poichĆ© ā€œlo stesso Gesù, essendo uomo e temporale, era passato per il presenteā€. Solo se si ammetteva che Gesù era passato per il presente, si poteva riconoscere la libertĆ  del suo avvenimentoĀ». (pp. 58-59)

Chiudersi nelle sacrestie

In PĆ©guy l’essere, l’anima e il pensiero sono avvenimento: Ā«Per PĆ©guy, ā€œun anima giĆ  fatta (tout fait) ĆØ un’anima morta, mummificata, non ĆØ libera, ĆØ piena d’abitudine, poichĆ© non possiede un atomo di materia spirituale per farsi (pour du se faisant)ā€, cioĆØ per accadereĀ», e tali erano le anime senza corpo dei curati e dei filosofi neoscolastici, avversati da PĆ©guy tanto quanto avversava i cristiani moderni e modernisti.

In effetti non andrĆ  d’accordo con nessuno degli intellettuali cattolici suoi contemporanei: nĆ© con Paul Claudel, nĆ© con Jacques Maritain, nĆ© con Leon Bloy. Lui, che scriveva che Ā«conoscere significa conoscere in comunioneĀ», ĆØ stato un solitario dall’inizio alla fine, riscoprendo e vivendo attraverso la sua ragione laica e la sua educazione cristiana dell’infanzia la fede che aveva lasciato a 18 anni.

Invece resta attuale per i cristiani di oggi: Ā«(…) ai cristiani moderni, devoti, spiritualisti e religiosissimi, cioĆØ squilibrati, aveva mostrato il pensiero sano di Gesù, che poteva sanarli dalle psicopatologie religiose. Lui infatti non era stato un angelo e non si era servito per la sua incarnazione e redenzione di mezzi fraudolenti, soprannaturali, che gli avrebbero evitato essere un’anima carnale come quella di tutti gli altri uomini. I cristiani moderni potevano cosƬ imparare da Gesù che non ĆØ sminuendo l’uomo che si esalta Dio, che non bisogna fuggire dal mondo e chiudersi nelle sacrestie di gruppi e comunitĆ  in cui auto-convincersi di essere cristiani prendendo coscienza di certi contenuti spirituali. Inoltre potevano imparare che non c’era nessuna contraddizione tra amare Dio e amare l’uomo, perchĆ© Gesù era Dio che aveva amato gli uomini, che li aveva stimati, che li aveva considerati come un profitto poichĆ© non aveva voluto rimanere solo Dio (seulement Dieu), ma aveva desiderato essere uomo come loroĀ». (pp. 246-47)

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