Che effetto che fa vedere Hitler seduto nello studio tv di Santoro

Michele Santoro ha sempre inventato televisione. È tra quelli che non si limitano a “farla”, cioè a occupare il tempo messo a disposizione da una rete

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Il conduttore televisivo Michele Santoro durante la presentazione del programma ''M'' in onda su Raidue, Roma, 14 giugno 2017.   ANSA / ETTORE FERRARI

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Michele Santoro ha sempre inventato televisione. È tra quelli che non si limitano a “farla”, cioè a occupare il tempo messo a disposizione da una rete. Da molti anni inventa modalità nuove di racconto, sempre più allontanandosi dalla semplice conversazione sui fatti della settimana. Ora è come se, descritta quasi da anatomopatologo la crisi della Prima Repubblica, si dedicasse a guardare il presente con uno sguardo non distaccato ma più largo, meno concitatamente immerso nel quotidiano. La tv di Santoro, non sembri un paradosso, assomiglia sempre di più alla migliore televisione informativa, quella dei due grandi della storia Rai: Enzo Biagi e Sergio Zavoli.

Con Samarcanda, Rosso e nero, Tempo reale, Moby Dick fino a AnnoZero, la tv di Santoro ha scandagliato gli anfratti di un paese immerso in una transizione violenta e veloce. Quando gli storici vorranno ricostruire quegli anni complessi da lì faranno bene a passare, come bisogna transitare da Nascita di una dittatura di Zavoli per ritrovare il racconto dei testimoni e la ricostruzione del senso di un tempo storico, quello del fascismo. Ora Santoro, con M, sperimenta televisione nuova, muovendosi, non arbitrariamente, tra storia e attualità. E mischia, perciò, la fiction con il talk show, il testo scritto con l’opinione diretta di testimoni ed esperti. Ne emerge un racconto originale, in uno studio che, persino nella scenografia, cambia i canoni tradizionali.

L’immagine dall’alto delle figure dei presenti, sparsi sui sedili di tribune semivuote, separati gli uni dagli altri da un corridoio che sembra un red carpet, è assolutamente straniante, come lo sono sempre le novità estetiche. Santoro, che ha esplorato la cronaca e spesso ha militato dentro di essa, qui mette in scena, guida, cuce un viaggio impossibile tra realtà e finzione, tra presente e passato. Vedere un Hitler seduto nello studio televisivo è spiazzante, come la lettura di quel singolare romanzo, Lui è tornato di Timur Vermes, dedicato allo stesso tema. Perché non torni il passato, specie il peggiore, bisogna conoscerlo, capirlo, metterlo in relazione con l’oggi. È questo che Santoro ci aiuta a fare oggi, al crepuscolo del secondo decennio di un nuovo millennio.

Foto Ansa

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