Cappuccetto rosso è sessista. Da grandi lo capirete anche voi

Una scuola spagnola mette all’indice 200 fiabe con pregiudizi «tossici» ma precisa: non ritiriamo nessun libro. Anche il Correttore di bozze prova a contestualizzare

Cappuccetto rosso e il lupo

Quello scappato di casa di un Correttore di bozze è venuto su a pane e stereotipi di genere e si vede. Da piccino aveva soltanto due genitori e per giunta di sesso diverso, e insomma ci siamo capiti, era destino che diventasse la brutta persona che è. Rimpinzato di fiabe in cui le principesse erano tutte femmine e i principi tutti maschi, ancorché vestiti in calzamaglia, già a tredici anni il povero Correttore aveva nel cuore più bullismo che brufolazzi in faccia.

È dunque normale che sia rimasto turbato dalla notizia secondo la quale la “commissione di genere” della scuola materna “Táber” di Barcellona avrebbe ritirato dai suoi scaffali Cappuccetto rosso, La bella addormentata e altre fiabe in quanto narranti storie ricolme di idee sessiste e/o razziste. In totale, dicono i giornali, circa 200 titoli, il 30 per cento della biblioteca scolastica. Precisiamo: i roghi di libri, meglio se di massa come questo, di norma sono iniziative apprezzate dai sinceri democratici come il Correttore di bozze. Eppure stavolta quell’arido individuo non ha potuto trattenere una lacrimuccia per la sorte di Cappuccetto e Aurora.

Pur non provando alcuna pietà verso nessuna creatura, tanto meno se indifesa, il Correttore di bozze tuttavia farebbe qualunque cosa per i suoi amati pregiudizi e cliché, e qualcosa gli si è spezzato dentro quando ha appreso che qualcuno in quella scuola aveva ravvisato in Cappuccetto rosso addirittura dei concetti «tossici».

SOLO UNA «ANALISI CON PROSPETTIVA DI GENERE»

La stessa “commissione di genere” dell’istituto, comunque, deve aver capito di essersi spinta un po’ troppo in là, visto che ieri, scoppiata la polemica, ha deciso di mandare la sua responsabile Anna Tutzó a precisare ai giornali. A precisare però non si è capito bene che cosa. A precisare sugli specchi probabilmente.

Non è stato ritirato nessun libro, ha detto la signora, genitore 1 o 2 di un alunno della materna. È stata fatta soltanto «una analisi con una prospettiva di genere nella biblioteca dell’asilo, dove ci sono bambini senza capacità critica, di contestualizzazione storica, analitica eccetera», ha spiegato la Tutzó.

Ed ecco il risultato di questa quanto mai necessaria analisi:

«C’è un 11 per cento di libri che abbiamo valutato buoni in una prospettiva di genere e un 30 per cento molto negativi, fortemente stereotipati e con contenuti machisti e razzisti».

UNA FIABA «FUORI LUOGO»

Questi libri malvagi, però, non saranno buttati nel cesso come meriterebbero, piuttosto la commissione spingerà per «fare posto ad altri tipi di racconti», più inclusivi e meno correttoredibozzeschi.

«Alla domanda se Cappuccetto rosso sia stato valutato come machista, Tutzó risponde di sì, ma assicura che “bisogna contestualizzare quando è stato scritto, come, perché e quale sia il suo significato. Oggi evidentemente è fuori luogo”».

Scusate, pausa. Questa dovete segnarvela: Cappuccetto rosso oggi è fuori luogo. Evidentemente.

Dicevamo. Anzi diceva la Tutzó:

«Oggi evidentemente è fuori luogo. Questo però non vuol dire che non si possa spiegare in un altro modo o con una prospettiva storica, da una certa età. Ma non ai bambini da 1 a 4 anni».

Ma no, quali libri messi al bando, cosa avete capito, come al solito voi correttori di bozze vedete i fantasmi dappertutto. Qui la censura è come il gender: non esiste. Questa benemerita commissione non ritira proprio nulla. Solo, impediamo che certa robaccia sia letta ai bambini più piccoli. Non hanno ancora «capacità critica», pore stelle, quindi è importante proporre loro storie che possano distorcergli la percezione del mondo prima che lo faccia il Correttore di bozze.

QUANDO TOCCHERÀ ALLA MATEMATICA

È per questo che in realtà il vero obiettivo della commissione non sono le fiabe, poiché quello è materiale «minoritario». Il grosso lavoro che manca, ha detto sempre la Tutzó, è quello che va fatto per ripulire dalla feccia machista i sussidiari, i colori, i libri di matematica… Di modo che un giorno, sogna già il Correttore, nessuno dovrà più imparare quegli orribili e discriminatori segni più e meno e diviso e per, ma tutti i quaderni – a righe, a quadretti o capocchia, non importa più ormai – tuttissimi i quaderni saranno pieni soltanto di meravigliosi asterischi arcobaleno. Quanto fa asterisco asterisco asterisco? Asterisco, signora maestra.

E tutto sarà finalmente contestualizzato. Magari come La leggenda di San Giorgio, che, spiega El País, essendo l’ennesima intollerante replica del cavaliere imperialista che uccide il drago innocente e salva la pulzella borghese, giustamente è stata bocciata dalla commissione antisessismo della scuola Táber. Ma soprattutto qualcuno in Spagna ha già pensato bene di sostituirla con La leggenda di Santa Giorgina.

Una prece per Santa Giorgina. (Il drago invece vedrete che se la caverà).

UN PO’ DI SENSO CRITICO

Checché ne pensi il Correttore di bozze, comunque, questa cosa della contestualizzazione in realtà ha molto senso. Davvero: ci vuole qualche annetto per capire appieno una cosa complessa e intrisa di categorie arcaiche come Cappuccetto rosso. Infatti, se i bambini non hanno ancora «capacità critica», come fai a spiegargli che una sciocca fanciulla con la mantellina, invece di continuare a nutrire a scrocco quel peso sociale di sua nonna come le imponeva la sovrastruttura patriarcale dell’epoca, e subire tra l’altro in silenzio le molestie del lupo machista, salvo poi essere soccorsa da un cacciatore insensibile ai cambiamenti climatici e sessista pure lui, ecco, come fai a spiegare ai bambini acritici che invece di tutto ciò Cappuccetto avrebbe potuto esercitare la sua autodeterminazione di genere e decidere di passare un pomeriggio assai più utilmente facendo a gare di sputi con i maschietti del bosco? Tu ti sbatti tanto per contestualizzare, e magari ancora ancora un correttore di bozze di una certa età riesce a capire. Ma un bambino da 1 a 4 anni, privo com’è di capacità critica, come credi che reagirà? “Signora maestra, invece di venire a rompere i coglioni a me, non potevi restare a casa tua a fumarti un tocco di panpepato con quella svalvolata di Raperonzolo?”.

Illustrazione Irmun/Shutterstock