Capo della polizia (intercettato) si lamenta dei pm che passano le intercettazioni ai giornali

Antonio Manganelli viene intercettato dalla Procura di Napoli. Se la prende con chi viola il segreto istruttorio e con un pm di Napoli. E tutto finisce in pagina, quasi fosse un avvertimento

Il reality show della giustizia italiana va avanti. Nel circuito mediatico-giudiziario, di questi tempi, risulta particolarmente attiva la procura di Napoli. Dalle “ciniche” lacrime del prefetto Giovanna Iurato ai “progetti di stupro” di Casapound, i virgolettati dei pm partenopei trovano ampio risalto sulle prime pagine dei giornali. Un po’ meno pubblicizzata l’intercettazione del capo della Polizia Antonio Manganelli, pubblicata oggi sul Corriere della Sera e Repubblica.

VIOLAZIONE DEL SEGRETO ISTRUTTORIO. «Sta cronaca minuto per minuto di una fase di accertamento che è veramente ancora un accertamento preliminare mi disgusta». Non lo dice un avvocato, un giornalista, un politico, ma il capo della Polizia italiana, in una conversazione intercettata dalla Procura di Napoli il 2 giugno del 2010. Manganelli si lamenta delle violazioni del segreto istruttorio da parte di un sostituto procuratore partenopeo. Più grave di qualsiasi inchiesta, secondo Manganelli, è che «un cialtrone di magistrato dia la notizia fuori indebitamente in violazione di legge».

PER SBAGLIO, SENZA LIMITI. Non stupisce che il Capo della Polizia denunci l’illegalità perpetuata di un magistrato “cialtrone” che viola la legge, e che tutto questo finisca a pagina 22 del Corriere?  Ma cos’è, un avvertimento?

CHI RIMANE DA INTERCETTARE? La violazione del segreto istruttorio è solo uno degli esiti dell’epidemia d’illegalità che da anni si propaga nel corpo istituzionale che dovrebbe perseguire la giustizia, la magistratura. Un altro dei fenomeni più controversi è quello degli eventi casuali noti come “intercettazioni per errore”. Inusuali in tutto il mondo ma frequentissimi in Italia.
Gli errori della magistratura hanno colpito tutte le più alte cariche politiche del paese, dal presidente della Repubblica a quello del Consglio, dal capo dei servizi segreti a quello della polizia. Nota a tutti è la predilezione della Procura di Milano per Silvio Berlusconi. Sia che ricopra il ruolo di capo di governo, sia quello di parlamentare, i magistrati di Milano incappano frequentemente, per errore, in sue conversazioni private. Ma l’errore più grosso e clamoroso, lo commise fra il 2011 e il 2012 la Procura di Palermo, intercettando niente meno che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Dalla contesa istituzionale che seguì, ne uscì vincente la presidenza della Repubblica, ma per certi versi anche il magistrato che aveva sbagliato, Antonio Ingroia, attualmente leader politico, candidato premier di Rivoluzione Civile.