Cannabis libera? Un autorevole no «su tutta la linea» ai Cantone e ai Saviano

Dal «notissimo farmacologo» Silvio Garattini argomenti di scienza e di buon senso contro le tesi strumentali dei fan della marijuana libera

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Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), il magistrato scelto dal governo Renzi come «tutor del corso collettivo sulla moralità pubblica» (copyright il Fatto quotidiano), mercoledì ha riportato sulle prime pagine di tutti i giornali il ddl sulla legalizzazione della cannabis in discussione in Parlamento grazie a un’intervista a Radio Radicale in cui, a sorpresa, confessa di avere cambiato idea e di voler sposare la linea dei vari Roberto Saviano: la legalizzazione colpisce la criminalità organizzata e fa bene alla salute. Oggi dalle colonne del Messaggero gli risponde efficacemente il «notissimo farmacologo e direttore dell’Istituto Mario Negri» Silvio Garattini, che per altro sullo stesso tema si è già espresso senza ambiguità a luglio.

[pubblicita_sito]LA SALUTE. «Io sono contrario su tutta la linea alla legalizzazione della cannabis», dice Garattini. Innanzitutto perché, al contrario di quanto sostengono i promotori della canna libera (vedi Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, il quale auspica che per raggiunge l’obiettivo «si parta dalla parte relativa all’uso della cannabis per fini terapeutici che è importantissima e sulla quale le barriere dovrebbero abbattersi per poter camminare velocemente»), secondo il direttore del Mario Negri non è vero che la marijuana sia «utile a migliorare la cura di malattie». In tema di farmaci e terapie, spiega il professore, «non è normale che la legge consenta di tenere per sé piccole dosi di cannabis per ragioni mediche. Se si tratta di un farmaco va trattato come tale, ovvero va prescritto dai medici e distribuito dalle farmacie. Non esiste il “fai da te” che la legge parrebbe consentire in questo caso». Infatti «già ora esiste la possibilità di coltivare la cannabis per ragioni farmacologiche», ma non nell’orto di casa, bensì – e non senza ragioni – «attraverso istituti militari definiti dalla legge».

IL «MESSAGGIO SBAGLIATO». Inoltre la legge, si sa, non è neutra, e questo ddl per Garattini rischia di «mandare un messaggio sbagliatissimo sulla salute soprattutto ai minorenni». Per lo studioso è «assurdo che si parli con tanta superficialità di liberalizzare le droghe leggere». A livello scientifico non si discute, «non è un’opinione» che l’uso di marijuana sia «dannoso soprattutto durante l’età dello sviluppo». E poi, aggiunge Garattini rispondendo a chi sostiene che la cannabis meriterebbe di ricevere lo stesso trattamento di tabacco e alcol, «fumare fa male sempre e allora perché allargare il campo delle possibilità di fumare? Per me è un atteggiamento non solo sbagliato ma incomprensibile».

UN «BUON AFFARE»? Poi c’è l’argomento fisco. Fisco che secondo stime un po’ ciniche potrebbe ricavare dalla legalizzazione della cannabis «un buon affare», arrivano a incassare in tasse «fino a 8 miliardi di euro». Ma per Garattini questo non dovrebbe essere un argomento a favore. Al contrario, allargherebbe quel «chiaro conflitto d’interesse» che di fatto già adesso spinge lo Stato a non agire come dovrebbe davanti ai «circa 70 mila» morti che «fa il tabacco solo in Italia ogni anno». Insomma, proprio come accade per tabacco e alcol, «se lo Stato iniziasse a guadagnare anche sulla cannabis i danni alla salute aumenterebbero e non diminuirebbero».

LA MAFIA. Quanto all’argomento della lotta alla criminalità, il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, riprendendo tesi già espresse il mese scorso, ha risposto al Cantone pro cannabis che «il guadagno che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina, in compenso spesso la marijuana è il primo passaggio per arrivare poi all’assunzione di droghe pesanti». Lo stesso Cantone nell’intervista a Radio Radicale riconosce che in realtà «le droghe leggere rappresentano introiti insignificanti per la mafia». E Garattini nell’intervista al Messaggero aggiunge, da profano, una ragionamento di buon senso: «Mah. La legalizzazione comporterebbe l’arrivo di una tassa sulla cannabis e suppongo che la criminalità continuerebbe a venderla sempre a prezzi più bassi di quelli legali».

Foto Ansa

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