Camerun. «Catene umane» durante le Messe per difendere i fedeli dai terroristi di Boko Haram

È lo stratagemma del vescovo Bruno Ateba, che segue il Camerun del nord, dove si trovano oltre 100 mila nigeriani in fuga dagli islamisti: «Siamo sopraffatti»

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L’attenzione mondiale è concentrata sulla Siria e sulla guerra che da anni spinge migliaia di siriani a cercare rifugio in Europa. Ma nel 2015, il secondo gruppo più numeroso (dopo gli eritrei) ad essere sbarcato sulle nostre coste è quello dei nigeriani, in fuga da Boko Haram.

CAMERUN «SOPRAFFATTO». I nigeriani non fuggono solo in Europa. Dalla violenza dei terroristi islamici, che sconvolgono il paese dal 2009, cercano rifugio anche nel confinante Camerun. «Ormai siamo sopraffatti», spiega ad Aide à l’Église en détresse monsignor Bruno Ateba, vescovo della diocesi di Maroua-Mokolo. Nel paese ormai ci sono oltre 100 mila rifugiati, più della metà dei quali viene dalla Nigeria.

«CATENA UMANA». Le continue incursioni di Boko Haram in Camerun hanno anche portato i cattolici a prendere delle contromisure. Per sicurezza, ogni domenica, il vescovo dice Messa all’aperto per tremila persone, con la pioggia e con il sole. Alcuni fedeli, per autodifesa, formano una «catena umana» per proteggere la funzione.

SCONFIGGERE BOKO HARAM. Monsignor Ateba invoca anche l’aiuto della comunità internazionale: «Aiutateci a trovare la pace. Noi non possiamo fare niente senza la pace e la comunità internazionale dispone di tutti i mezzi necessari per porre fine al terrore causato da Boko Haram». Uno degli ultimi attentati più sanguinosi è avvenuto il 22 luglio, quando a Maroua più di 30 persone sono state uccise da due ragazzine, che dopo aver nascosto delle bombe sotto il burqa, sono state costrette dai terroristi a farsi saltare in aria. «Per noi, quel giorno è stato come un venerdì santo».

Foto Aed

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