L’ecologismo in stile Greta è «nichilista, megalomane e forse totalitario»

Il filosofo Pascal Bruckner smonta l’ideologia dei cambiamenti climatici: «Non sovrastimiamo noi stessi: non possiamo comandare il clima. Greta e i giovani sono solo dei pappagalli. Catastrofismo e paura portano al totalitarismo»

L’ecologismo occidentale ossessionato dalla fine del mondo è «nichilista, megalomane e rischia di diventare totalitario». Non usa mezzi termini il filosofo Pascal Bruckner per demolire, in una grande intervista al Figaro, Greta Thunberg e i suoi seguaci, portavoce «pappagalleschi» di una élite che «vuole la scomparsa della civiltà. L’uomo bianco non piange più. Vuole morire: né più, né meno».

NON DIPENDE TUTTO DA NOI

Lo scrittore e docente universitario afferma innanzitutto che sono pochissimi coloro che mettono in dubbio che il clima stia cambiando e che perciò «gli ecologisti si inventano un nemico immaginario per colpire chiunque non sia d’accordo con le loro analisi». Ma Bruckner si stupisce soprattutto per la «megalomania verde»:

«Prendiamo l’espressione “Salvare il pianeta”. Il pianeta ci sopravviverà a prescindere da ciò che facciamo, anche se una guerra atomica dovesse distruggere fino all’ultimo rappresentante della specie umana. La vita continuerebbe, indifferente alla nostra dipartita. Non è il globo che bisogna preservare, è una certa qualità della relazione tra uomo e natura. Non se ne dispiacciano gli attivisti, ma noi non abbiamo i mezzi per comandare il clima: non siamo in grado attraverso la nostra volontà di far nevicare o piovere, di impedire la siccità o di prevedere una tempesta di grandine. Come potremmo, senza sovrastimare in modo colossale noi stessi, “salvare il pianeta”?».

I cambiamenti climatici sono ormai diventati «il coltellino svizzero della comprensione del mondo», perché ogni volta che c’è una catastrofe si accusa «la mano dell’uomo. Tutto si spiega così, la fame, le guerre, il terrorismo, le malattie, i problemi di fertilità, i mali amorosi».

GIOVANI PAPPAGALLI

In questo contesto si inserisce la figura di Greta, «giovane sincera, forse manipolata dai suoi genitori», ma sostanzialmente non fa che ripetere ciò che i media «ci propinano da anni: cioè che l’avventura umana è finita. Lei è un ventriloquo di talento che riproduce ciò che le è stato inculcato». Stessa cosa per le manifestazioni dei giovani, spiega Bruckner:

«Ci estasiamo per la loro determinazione, mentre sono per la maggior parte delle volte dei semplici pappagallini che ci rampognano con le parole che noi gli abbiamo messo in bocca. Quando la ragione piange, sono i singhiozzi che uccidono l’intelligenza. Vedere degli adulti o dei capi di Stato applaudire i discorsi lacrimosi di Greta è uno spettacolo affliggente. Applaudono loro stessi in una cerimonia puramente narcisistica. Per questa giovane ragazza prevedo un avvenire terribile: portata in palmo di mano dai media e perfino candidata al premio Nobel, come gestirà l’inevitabile crollo di popolarità che seguirà a questo episodio? Gli enfant prodige solitamente invecchiano male».

C’è poi il paradosso che i «militanti della descrescita», secondo i quali bisogna fermare il progresso e la produzione per «salvare il pianeta», «si dicono di sinistra ma vogliono mettere a dieta i paesi del Sud e obbligarli a restare poveri, privandoli del progresso di cui i militanti godono. La Cina, l’India e l’Africa si fanno beffe delle nostre previsioni e hanno ragione».

CATASTROFISMO NICHILISTA

Il nuovo ecologismo predica senza posa il catastrofismo, continua Bruckner, che «inoculando il veleno del terrore nei nostri spiriti, ci disarma. Invece di incoraggiare alla resistenza, diffondono la depressione. Il punto non è negare i problemi che si pongono davanti a noi, ma la paura e il panico sono sempre stati gli strumenti favoriti dalle dittature. L’inquietudine ambientale è universale, la paura della fine del mondo è solo occidentale. Ultimo sussulto di un continente contrariato di non essere più a capo del mondo e che predica agli altri una saggezza che non ha mai praticato lui stesso».

Invece che proporre soluzioni impossibili, l’ecologia dovrebbe darsi degli obiettivi raggiungibili: «Preservare una regione, assicurare la sopravvivenza della fauna selvaggia, vietare i prodotti nocivi, ripulire laghi e oceani e soprattutto incoraggiare la ricerca scientifica». Invece si fa tutt’altro ed è «curioso che la sola energia senza emissioni di gas a effetto serra, il nucleare, sia unanimemente respinta dai Verdi. Perché negare i progressi formidabili già raggiunti?». Conclude Bruckner:

«Poiché i giovani scendono in piazza, suggeriamo loro di sfuggire all’apostolato troppo facile della disperazione per ritrovare la via di una azione positiva. Sta a loro impegnarsi in una gara di velocità tra le forze del nichilismo e la potenza dell’audacia».

Foto Ansa