Ma il calciomercato invernale serve a qualcosa?

Di Sandro Bocchio
28 Gennaio 2026
Il mercato di gennaio dovrebbe essere utile ai club per rimediare agli errori fatti in estate, ma la sua storia è fatta quasi sempre da “colpi clamorosi” che si sono rivelati flop. Ripasso
Calciobalilla calciomercato invernale
foto Ansa

Una volta lo chiamavano “mercato di riparazione”: andava in scena dal primo ottobre al primo novembre e, per definizione, consentiva ai club di porre rimedio agli errori estivi nella costruzione della squadra. Oggi lo chiamano “mercato invernale”, ma non ha perso le sue caratteristiche. Ovvero, gli interventi a correzione (o a rafforzamento) della rosa e, soprattutto, la durata. Non si tratta di una sessione che si trascina stancamente per tutta l’estate, con le società che risolvono poi tutto in tre-quattro giorni affannosi a fine agosto. Qui si apre e si chiude tra inizio e fine gennaio. Non c’è tempo per esitazioni e tatticismi: occorre avere idee precise e andare al sodo per perseguire obiettivi più chiari oggi – a metà stagione – rispetto alle dichiarazioni estive.

Una situazione che rende i club più pragmatici, come si è visto nella vicenda Napoli. Aurelio De Laurentiis, causa la lunga serie di infortuni, aveva chiesto di modificare le norme federali sugli indici economici. Un vincolo che gli impediva di operare con libertà nelle trattative, nonostante importanti riserve di liquidità. Il Milan ha votato contro, mentre Inter, Roma e Juventus si sono astenute. Guardate la classifica e capirete perché il Napoli è stato obbligato a vendere prima di acquistare, effettuando movimenti a saldo zero…

Quei “colpi clamorosi” rivelatisi flop

Detto questo, non si ha però l’aritmetica certezza che gennaio porti sempre frutti positivi. La storia, passata e recente, è ricca di trasferimenti fatti passare per colpi clamorosi e poi rivelatisi clamorosi flop. Certo, in alcuni casi ci si sono messi di mezzo gli allenatori con le loro idee. Sommo è l’esempio di Thierry Henry, arrivato giovanissimo alla Juventus nel gennaio 1999 e bocciato dopo pochi mesi: Carlo Ancelotti lo schierava esterno, più terzino che punta, cosa non accaduta prima all’Arsenal e quindi al Barcellona, che ancora oggi ringraziano.

Qualcuno si ricorda poi di Marcio Amoroso (Milan 2006), Maniche (Inter 2008), Edu Vargas (Napoli 2012), Nicolas Anelka (Juventus 2013), Lukas Podolski (Inter 2015), Xherdan Shaqiri (Inter 2015) e Alessio Cerci (Milan 2015)? Oppure di Krzysztof Piatek, che nella stagione 2018-’19 realizza 13 gol in 17 giornate con il Genoa? Il Milan se ne innamora e lo acquista per 38 milioni: un inizio convincente e poi una discesa inesorabile verso l’anonimato, superato – in negativo – da Santiago Gimenez, pagato 30 milioni al Feyenoord un anno fa. Poco prima in rossonero era approdato Paquetá dal Flamengo: 38,4 milioni per chi, in maniera improvvida, viene subito battezzato come il nuovo Kaká. Diciotto mesi deludenti ed ecco il passaggio al Lione.

Le trattative sfumate in meno di un giorno

E con Kaká si può affrontare il tema delle trattative nate e defunte in breve tempo. Nel gennaio 2007 sembra cosa fatta il trasferimento al Manchester City per 120 milioni. La sollevazione di popolo e i dubbi di Silvio Berlusconi portano alla retromarcia, celebrata dall’immagine del brasiliano che si affaccia alla finestra di casa con la maglia del Milan, si batte il cuore e saluta i tifosi. «I messaggi che mi avete mandato, le lettere, il vostro calore mi dicevano di scegliere con il cuore. L’ho fatto, non è una scelta economica». A giugno andrà al Real Madrid.

Tifosi che scendono di nuovo in campo nel 2014. Sono quelli interisti, che si oppongono a uno scambio Guarin-Vucinic con la Juventus. Erick Thohir, l’indonesiano presidente nerazzurro, ascolta i consigli di Massimo Moratti e fa saltare tutto quando ogni aspetto è stato definito. Beppe Marotta, allora dirigente bianconero, è incredulo: «Mai vista una cosa del genere in anni di calcio». Come lo era stato, due anni prima, Adriano Galliani. A gennaio riesce a vendere un calante Pato al Paris Saint-Germain e ha già in mano Carlos Tevez come sostituto, da pagare con i 30 milioni della cessione del brasiliano. Il trasferimento dura 100 minuti, poi Berlusconi dice no: «Resta perché voglio che resti», anche se per molti non è un caso che Pato fosse il fidanzato della figlia Barbara. Galliani si adegua: in attacco arriva Maxi Lopez, mentre Tevez farà vincere due scudetti alla Juventus.

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Le cifre che la Serie A non può più permettersi

Juventus che, in tempi recenti, è stata sempre la società più attiva – e generosa – nella sessione invernale. Almeno fino a quando è durata la presidenza di Andrea Agnelli. Nel 2020 prende Dejan Kulusevski dal Parma per 35 milioni più bonus, nel 2021 Nicolò Rovella dal Genoa per 26 milioni (l’italiano più pagato a gennaio), nel 2022 Dusan Vlahovic dalla Fiorentina per 70 milioni più bonus (l’operazione più costosa della Serie A nella storia di questa sessione). Cifre che i nostri club non possono più permettersi, mentre il Manchester City ha appena portato a casa Antoine Semenyo per 75 milioni. Nulla però in confronto al Barcellona, che nel 2018 strappa Philippe Coutinho al Liverpool per 135 milioni. Il colpo di gennaio più caro della storia che si trasforma in un disastro tecnico ed economico. Per l’attaccante brasiliano appena 17 gol in 76 partite, per il club un peso che grava ancora oggi sui bilanci.

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