Brunetta a Renzi: «Italicum entro Pasqua o salta patto con Berlusconi»

Tensioni tra i “falchi” di Fi e il governo. Il capogruppo di Fi alla Camera: «Renzi non creda di avere a che fare con D’Alema o con qualche “rottamato”. Non ci frega, abbiamo capito bene che cosa ha in testa»

«Il presidente del Consiglio mantenga gli impegni sull’Italicum prima di Pasqua e per noi si potrà andare avanti. Se invece non è in grado, il patto salta e Renzi ne dovrà trarre le conseguenze su tutta la sua presenza di governo»: a dichiarare “guerra” al premier e al Pd con queste parole oggi è stato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Una dichiarazione che segue la polemica corsa ieri a distanza con il ministro alle Riforme, Maria Elena Boschi, che in un’intervista a Sky Tg24 aveva avvertito: «Se Forza Italia dovesse sfilarsi dall’accordo i numeri per andare avanti ci sarebbero comunque».

LA FICHE DI RENZI. Anche Brunetta ha replicato alla Boschi, e indirettamente al premier, con un’intervista a Sky Tg24, durante la quale ha voluto mettere i puntini sulle “i” rispetto alla posizione di Forza Italia. Al centro solo in apparenza c’è una questione di calendarizzazione delle riforme: la discussione parlamentare sulla legge elettorale, infatti, si è momentaneamente fermata, perché il Governo e la maggioranza hanno messo in calendario prima le discussioni sulle province (quest’ultima conclusa la settimana scorsa), e poi quelle sull’abolizione del Senato e del Jobs act. In questo modo, però, il governo ha di fatto una carta in mano in più da giocare rispetto alla sua durata, dal momento che Renzi si sente più sicuro del fatto che Berlusconi non venga meno al “patto” preso con il premier a febbraio alla sede Pd del Nazareno, né che spinga per andare alle urne senza che prima sia stata varata una nuova legge elettorale. Ma in questo contesto, ora i falchi di Fi stanno cercando di spingere l’acceleratore.

«RENZI VUOLE “ROTTAMARCI”». Oggi Brunetta ha puntualizzato infatti: «La riforma della legge elettorale è ferma da tre settimane al Senato e non è stata ancora consegnata alla Commissione Affari Costituzionali competente. Se è in grado Renzi approvi la riforma elettorale, così com’è stata approvata dalla Camera, prima di Pasqua, se non è in grado, non ha i numeri per farlo, ne tragga le conseguenze, magari anche con le sue dimissioni». Poi ha aggiunto: «La riforma del Senato è stata approvata lunedì scorso dal Consiglio dei ministri, ma quella riforma non è stata consegnata agli uffici competenti di Palazzo Madama, il che vuol dire che non esiste ancora, che ci stanno ancora lavorando». Infine ha attaccato: «Renzi non pensi di avere a che fare con D’Alema o con qualche altro dei suoi rottamati. Noi siamo più bravi di loro. E non ci frega, anche perché abbiamo capito benissimo che cosa ha in testa». Brunetta, in un’intervista al Corriere della sera aveva ulteriormente chiarito il punto di vista almeno tra le fila dei falchi di Fi: «Come Monti e Letta prima di lui, Renzi vuole metterci alle strette con un atteggiamento tra lo sbruffone e il ricattatorio. E l’obiettivo finale è quello di fregarci il consenso. Ma visto che non abbiamo l’anello al naso, non glielo permetteremo».

LA REPLICA DEI RENZIANI. La risposta dei parlamentari fedelissimi al premier non si è fatta attendere. Il vicesindaco di Firenze e candidato alla corsa come primo cittadino, Dario Nardella, ha spiegato il perché dietro all’accelerazione dei falchi impressa oggi da Brunetta: Forza Italia si sentirebbe stretta in una morsa, mentre il suo leader Berlusconi attende di sapere dal tribunale di sorveglianza, il 10 aprile, se otterrà o no l’affidamento ai servizi sociali. Nardella ammonisce dal canto suo i falchi forzisti: «Quando Berlusconi e Forza Italia hanno preso un impegno davanti al Paese, sapevano bene quali fossero i destini giudiziari del loro leader». E il deputato renziano Matteo Richetti assicura sulla tenuta del governo: «Sulle riforme Renzi non farà la fine di D’Alema e della Bicamerale».

RENZI: «NON ACCETTIAMO RICATTI». Nel pomeriggio ha quindi replicato anche il premier Matteo Renzi: «Non accettiamo ultimatum di nessuno, figuriamoci di Renato Brunetta. Noi facciamo le riforme, le questioni interne a Forza Italia se le risolvono loro se hanno voglia. Abbiamo rispetto, se stanno al gioco delle riforme ci stiamo. Altrimenti al Senato ce la facciamo».