Brexit o non Brexit, è questa l’Europa per cui dovremmo accettare di morire?

Molto più di una svalutazione della sterlina o di un crollo del Pil, l’Inghilterra che vuole l’uscita dall’Unione teme il futuro del film “I figli degli uomini”

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Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola da oggi, giovedì 23 giugno (vai alla pagina degli abbonamenti).

Tanto per cominciare vi dirò che vedere i mercati impennarsi col cadavere di Jo Cox ancora tiepido, perché l’omicidio «folle» (?) scongiurerà probabilmente la Brexit, mi ha provocato un senso di ripulsa fisica e di furore: non può essere per questa Europa senza Dio, di oligarchi della finanza che lucrano sul terrore della gente, che questa povera donna è morta – a Lei vanno le nostre preghiere e il nostro incondizionato rispetto. No, non per quest’Europa. Questa Europa fa vomitare. Questa non è un’Europa dove nascere, fare figli o invecchiare – e in nome della quale accettare di morire.

Dico questo perché, fuori da ogni ipocrisia, anche al fondo delle ragioni – che non mancano – dei fautori della Brexit, c’è qualcosa di ancora più disperato e inquietante. Un qualcosa che ha a che vedere con uno scenario, tanto distopico quanto probabile, che spaventa non solo gli inglesi, ma tutta l’“altra” Europa. Lo dicono i trionfi italiani della Casaleggio Associati, quelli (annunciati) di Podemos in Spagna e le piazze in fiamme della Francia, piegata totalmente ai diktat di Berlino.

Una paura che ci accomuna tutti, esclusa la marcescente minoranza che può fare le ferie a Davos, guardandoci dal sanatorio della Zauberberg di Thomas Mann, orgogliosa delle copiose pisciate consentite da una nuova tecno-prostata 2.0 di fresco impianto: la disoccupazione, le diseguaglianze e la povertà che crescono come un cancro ineluttabile, l’onda senza fine dei profughi che viene a renderci più poveri di quanto siamo, il nuovo fascismo a cui occorrerà immolare la democrazia, con riforme che aboliranno le ultime libertà.

Ricordate le parole di Lucrezio nel De rerum natura? Per costoro, non c’è niente di più bello che vedere uno annegare nel mare in tempesta standosene al sicuro sulla terra ferma. Sì, perché a sondare “la pancia” della Brexit, ciò che fa infinitamente più paura di una svalutazione della sterlina del 20 per cento o di una diminuzione del Pil del 9 per cento (secondo il worst case prefigurato dalla London School of Economics), è il terrore di trovarsi mischiati nella marea umana dei disperati, non solo siriani, iracheni o libici, ma italiani, francesi, spagnoli…

L’Inghilterra che vuole la Brexit teme il futuro orwelliano del film I figli degli uomini di Alfonso Cuarón, un’Inghilterra isolata, in un mondo post-olocausto colpito dall’infertilità totale, ove persino i profughi tedeschi sono rinchiusi come animali nelle gabbie di metallo degli hot spot e il welfare offre solo kit per l’eutanasia “fai da te”. Brexit o non Brexit, è questa la bella umanità, prossima ventura, dell’Europa “emancipata” dalle radici del cristianesimo?

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