Bomporto, alluvione. I danni, i soccorsi, le cause. «E speriamo non piova di nuovo»

Le persone colpite dall’alluvione, in maniera diretta o indiretta, arrivano fino a 7 mila, racconta Roberto Benvini. «Oltre alle nutrie, i verdi hanno impedito di togliere gli alberi ai bordi del fiume»

Il Secchia è esondato. Uno degli affluenti più importanti del Po si è gonfiato d’acqua al punto da tracimare e travolgere molti paesi nella provincia di Modena. Bomporto, Bastiglia, Staggia e Villavara i più colpiti. La situazione peggiore si è verificata il 19 e 20 gennaio, e ora sembra che stia per arrivare una nuova perturbazione. Un’ipotesi che fa preoccupare tutti, in primis Roberto Bevini (capogruppo Ncd al Comune), tra i più attivi nell’organizzare i soccorsi.

Bevini, qual è la situazione ?
Il Secchia è stato messo in sicurezza, la piena sembra essere stata messa sotto controllo. Quello che preoccupa ora non è il livello del fiume, ma l’acqua già presente sul territorio. A San Felice arriva fino al primo piano, sono tante le persone che sono state sfollate, se fossero rimaste a casa avrebbero rischiato la vita. C’è una situazione più o meno simile a Bastiglia e a Bomporto. Interi quartieri sepolti sotto due metri d’acqua. Quanto ci vorrà per asciugare queste zone allagate non è ancora dato saperlo.

Quante sono le persone colpite?
Per il momento ci è difficile quantificarlo, perché la Protezione civile dà delle stime nettamente inferiori rispetto a chi è realmente in difficoltà. Si parla di 700 persone in tutta la provincia di Modena, 200 solo a Mirandola. Ma questi numeri riguardano solo che è stato aiutato direttamente dalla Protezione civile, che ha fornito assistenza, coperte, cibo, un tetto. In realtà sono almeno 6/7 mila le persone che hanno avuto difficoltà, ma magari non si sono rivolte alla Protezione civile, e si sono arrangiate con le proprie forze.

A quando risale l’ultima alluvione?
L’ultima che mi ricordi risale al 1973, ma è solo stata fortuna. In realtà si è sempre saputo che la zona fosse da tenere sotto controllo, perché è stretta tra il Secchia e il Panaro, i due più importanti affluenti del Po. Fiumi che si ingrossano facilmente. Che poi questi stessi comuni, colpiti dall’attuale alluvione, siano sfortunatamente gli stessi colpiti dal terremoto del 2012, è molto triste.

È già stata fatta la conta dei danni?
Immediatamente no, anche perché va quantificata sul lungo termine. L’area di Bomporto, Sorbara e Bastiglia ha varie aree di produttività. È la sede del Lambrusco, interi vitigni sono stati rovinati, ma i danni si conteranno al prossimo raccolto. Così come gli alberi di pere, che hanno denominazione Igp, sono andati distrutti. E che dire degli allevamenti suini? E ancora, le acetaie. Perfino lo stabilimento di McDonald’s, che ha sede qui e fabbrica tutto il pane destinato agli hamburger, ha avuto dei danni, solo che è più pronto a sostenerne le spese rispetto ai piccoli imprenditori.

Si è parlato delle nutrie, come possibile causa dello straripamento del Secchia.
Non c’è nessun dato scientifico verificato a riguardo, ma che ci fossero le nutrie erano cosa nota, che scavassero grosse tane, in cui poi si è infilata l’acqua, provocando la rottura degli argini. Solo che gli animalisti non hanno mai voluto che si prendessero provvedimenti. Lo dice l’Aipo, l’agenzia interregionale del Po. Allo stesso tempo i verdi ci hanno impedito di togliere gli alberi cresciuti ai bordi degli argini del fiume. E a forza di difendere nutrie e alberi, ecco dove siamo finiti.

Avete chiesto lo stato di emergenza?
Ci stiamo provando. Per il momento da parte della Regione non sono previsti aiuti, ma io ho scritto personalmente al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, e spero che si parli della situazione modenese in Parlamento. Sperando che non ricominci a piovere.