Bologna, antagonisti sfasciano l’università per un badge. «Scenario di guerra, pensano di vivere negli anni 70»

La maggioranza degli studenti è contro gli antagonisti: «Raccolte 7.400 firme, un numero esorbitante»

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Tutta colpa di un tesserino magnetico. Da qualche giorno l’università di Bologna è diventata teatro di una guerriglia urbana per le proteste di  un gruppo di studenti, facenti capo al Collettivo autonomo studentesco, di fronte alla biblioteca umanistica di via Zamboni 36. Gli scontri con la polizia sono stati scatenati dalla decisione di permettere l’ingresso in biblioteca, il cui orario di apertura è stato prolungato fino a mezzanotte, solo a chi presenta il badge universitario.

PROTESTA INSENSATA. Il Collettivo è già noto alle cronache per avere osteggiato lo svolgimento di una lezione del professor Angelo Panebianco. Come allora, anche in questo caso, spiega a tempi.it Alessandra Locatelli, professoressa di Chimica farmaceutica alla facoltà di Farmacia presso l’Ateneo bolognese, la protesta è insensata: «L’utilizzo dei tesserini magnetici in università è ormai un sistema consolidato. Lo studente deve sempre averlo con sé, viene usato in università per semplificare molte pratiche, dalle fotocopie al prestito dei libri fino allo svolgimento degli esami. Il badge ha sostituito il vecchio libretto cartaceo, basta consegnarlo al docente e questi potrà avere sott’occhio la reale situazione degli esami svolti dallo studente. Non solo, in molti corsi delle facoltà scientifiche, lo studente deve registrare ogni volta il tesserino per dimostrare di aver partecipato all’80 per cento di un laboratorio. Solo così potrà avere accesso all’esame. Sono pochi i corsi in cui vige ancora l’obbligo di firma, ormai è consigliato il sistema magnetico».

«SCENARIO DI GUERRA». Per avere accesso alle biblioteche dell’università bisogna “strisciare” il badge, per motivi di sicurezza e di ordine della struttura. Accadeva già così nella biblioteca distaccata “Antonio Cicu” e da qualche giorno accade così anche nella biblioteca di facoltà umanistiche di via Zamboni 36. «A partire dal 9 febbraio si sono susseguite molte giornate concitate. Dapprima gli antagonisti hanno smontato le porte di ingresso, e le hanno portate in trionfo al rettorato. Giovedì, trovando l’ingresso principale della biblioteca chiuso, si sono fatti strada forzando qualche porta sul retro», continua la docente. «Questo fatto increscioso ha obbligato il rettore a chiamare la polizia, di modo che intervenisse. Giovedì sera la limitrofa e centralissima piazza Verdi sembrava uno scenario di guerra, con i cassonetti dell’immondizia divelti e barricate rudimentali ovunque. Anche venerdì purtroppo ci sono stati scontri con la Polizia, e questa settimana non sembra cominciare nel migliore dei modi».

LA RACCOLTA FIRME. Nel frattempo però altri studenti, cioè la maggior parte dei frequentanti l’università di Bologna, hanno portato avanti una raccolta firme contro gli antagonisti. Spiega a tempi.it Davide Leardini, rappresentante del consiglio studentesco universitario e voce dell’associazione studentesca Student Office: «La contro protesta è partita in maniera autonoma e trasversale. Finora sono state raccolte 7.400 firme, un numero esorbitante se confrontato a chi partecipa attivamente alle votazioni delle elezioni universitarie. Di solito il clima in università è molto tiepido, la maggior parte dei ragazzi non vuole essere coinvolta. Succede spesso che gli antagonisti impediscano lo svolgimento regolare delle lezioni, addirittura degli esami, o che delle aule vengano occupate abusivamente, è una situazione davvero intollerabile. Sono contento che ci sia stata questa movimentazione delle firme, spero che possa essere un punto di inizio per un ragionamento più ampio. Certo, è triste che sia dovuta intervenire la polizia, ma era a rischio anche la sicurezza dei dipendenti della biblioteca, che a differenza degli studenti non possono scegliere se rimanere a casa».

«PROTESTANO SEMPRE E COMUNQUE». La presenza della polizia in tenuta antisommossa richiama i tempi bui della protesta studentesca degli anni Settanta. Esattamente quello che vogliono gli antagonisti: «Il collettivo è orgoglioso, si sente ancora più autorizzato a protestare violentemente», conclude Locatelli. «Sono stati fatti negli anni tanti tentativi per includere questo gruppo di studenti, ma non sono serviti a molto. Il loro scopo è protestare sempre e comunque. Ma questo è il 2017, non il 1977».

Foto Ansa

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