La video arte brutale di Theys rivela le nostre contraddizioni (con un messaggio di redenzione)

Crudo e senza peli sulla lingua Koen Theys crede fermamente che l’arte venga sempre assorbita dal circolo del potere, anche se gli artisti fanno di tutto per evitarlo. «È meglio concepirla sin dall’inizio sulla base di questo “assorbimento”, all’interno di questa negatività» afferma questo pioniere della video arte belga di cui è bene fissarsi a mente il nome. Certo, i più suggestionabili proverebbero ribrezzo o orrore di fronte a certi filmati cruenti che sono, in realtà, ben lungi da qualunque mero gusto dell’orrido o perversione macabra.

Ipercritico – inutile a dirlo – nei confronti della società, dell’arte e della cultura, Theys – momentaneamente protagonista della retrospettiva Home-Made Victories, aperta fino al 18 agosto allo S.M.A.K. di Gand (Belgio) – sottolinea con ironia le contraddizioni non solo dell’artista, ma anche dell’uomo, contemporaneo che vive il conflitto tra due desideri contraddittori: essere unico, dunque distinguersi per la sua eccezionalità di individuo, e appartenere a un gruppo, evitando in questo modo l’isolamento. Toccante l’opera Crime 01 che, in due schermi, proietta, da un lato il filmato di un uomo con il viso coperto dalla maschera di un cane della Disney che fa a pezzi il corpo di un cane per poi creare con i resti una sorta di natura morta, visibile nell’altro monitor, dove al centro vagisce un bambino nella culla. Qui il disgusto dell’artista per la violenza e il messaggio simbolico del ciclo della vita: la nascita, la morte, la resurrezione.

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