Resurrezione, una cosa troppo bella per essere immaginata

Miniatura con scena della resurrezione di Gesù Cristo

Articolo tratto dal numero di maggio 2021 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Per noi è impossibile immaginare la vita eterna e la nostra resurrezione. Se ci crediamo, e lo affermiamo nel Credo, è perché è stato Gesù che ne ha parlato più volte.

«Chi crede ha la vita eterna… Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

«Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6).

Durante l’ultima cena san Matteo (26,29) riporta:

«Io vi dico che da ora non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio».

La resurrezione di Gesù, come dice san Paolo, è la primizia della nostra: la primizia è il primo frutto di stagione a cui seguono molti altri.

Sempre san Paolo descrive la sua esperienza del Paradiso:

«Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa – se con il corpo o fuori dal corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo… fu rapito in Paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare» (2 Corinzi 12).

Apparentemente questa è una fregatura: parole indicibili. E noi che invece vorremmo sapere… Però un messaggio c’è: che si tratta di una realtà vera. Vera e per noi irraggiungibile. Il Paradiso c’è ed è così meraviglioso che non riusciamo nemmeno a parlarne.

Viceversa san Paolo se la prende con chi mette in dubbio la resurrezione. Un dubbio che non è dei nostri giorni e che era presente anche in Israele prima della venuta di Gesù: l’esistenza della vita eterna era una questione che divideva i farisei dai sadducei che non ci credevano.

Così reagisce san Paolo nella sua lettera ai Corinzi (1,15):

«E perché noi ci esponiamo al pericolo continuamente? Ogni giorno io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro Signore! Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. Non lasciatevi ingannare».

Tutto ciò ci conforta perché se avvertiamo in noi la difficoltà a immaginare la vita eterna non vuol dire che siamo dei perversi materialisti. Ci conforta perché si tratta di una realtà troppo bella per essere espressa.

@PippoCorigliano

Foto da Rawpixel

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