Recensione di Avengers Endgame (con spoiler)

22 film, 11 anni, 5 opere singole, 4 trilogie, 2 dittici, 20mld $ al botteghino, decine di attori coinvolti, un’infinità di merchanidising e di attività collaterali: questi i numeri base di un’operazione cinermatografica unica, figlia non del XXI secolo ma dell’epoca d’oro di Hollywood, in cui il gigantismo produttivo non conosceva confini (e speriamo che sia una spinta sufficiente per un Oscar come miglior film). La Marvel, dopo essere stata acquisita con un colpo di genio dalla Disney nel 2009, ha portato al cinema la serialità e la continuity, due concetti figli dei fumetti che hanno determinato il recente successo delle serie tv e che sembrava arduo portare al cinema. Invece la sala è stato il luogo in cui miliardari in armatura, patrioti in costume, divinità nordiche in crisi di identità, perdenti spaziali, micro uomini e studenti saltellanti hanno tenuto banco in un gigantesco affresco in cui la storia non finisce mai, ma è solo un pretesto per allargare lo sguardo e tenere inchiodato lo spettatore alle poltrone. Il tutto non è mai stato cosi superiore alla somma delle sue parti.

Avengers: Endgame cerca di chiudere non solo la trama di Infinity War, ma di omaggiare e concludere quelle degli altri personaggi che tanto ci hanno entusiasmato. Ci riesce con tre ore di spettacolo puro, con scelte coraggiose, con notevole fan service, con qualche confusione ma sempre con il rispetto dello spettatore. Il primo breve atto è subito un pugno allo stomaco: quindici minuti in cui ricomponiamo la squadra, gli eroi distruggono il cattivo, e tutto sembra già incredibilmente finito. Con grande capacità, accade uno stacco di cinque anni. I fratelli Russo, i registi, creano uno iato temporale di cui sappiamo poco: vediamo solo una Terra desolata e sconvolta, in cui lo schiocco di Thanos ha ucciso metà del creato, mentre l’altra metà cerca di mettere insieme i cocci. Gli stessi eroi sono disillusi e depressi, intrappolati in un ruolo che serve a ben poco; perfino l’infallibile Capitan America tenta di infondere fiducia e ottimismo, ma è ormai solo l’ombra di se stesso.

Nel momento piú buio e sconfortante, in cui tutto appare morto – una metafora della crisi finanziaria 2008 – 2011? – spunta una piccola possibilità per rimettere a posto le cose, un incredibile viaggio nel tempo. Il secondo atto, piuttosto lungo, è una scorribanda nel passato degli stessi film Marvel (il primo Avengers, ma anche Dr. Strange, Thor 2, il primo Guardiani della Galassia, e molteplici citazioni) in cui, nonostante le confusioni temporali, è davvero un piacere perdersi. Si tratta del momento di puro fan – service, in cui i Marvel Studios celebrano se stessi e i loro spettatori, non con alterigia ma con amore. Rivedere vecchie scene da una nuova prospettiva, mischiare gli elementi (la scena dell’ascensore di Winter Soldier), e assistere alla melanconica lotta tra Vedova Nera e Occhio di Falco in nome di un sacrificio più grande, si trasrorma in una scelta di ampio respiro e di concitata tensione.

Una volta recuperate le gemme dell’infinito, assistiamo davvero alla partita finale, il terzo atto: si tratta di un meraviglioso scontro, di un’epica battaglia tra la purezza del bene e l’assurdità del male. Thanos, il magnifico cattivo, è ancora più deciso a portare quello che lui pensa sia ordine, quando invece si tratta solo di distruzione spietata. Un’esasperazione alla fine solo di facciata, quando è evidente come la Storia ci abbia mostrato uomini crudeli che hanno trasformato in morte quello che essi credevano fosse pace, in caos quello che sembrava ordine.

Il finale è amaro, ma in fondo giusto. È Iron-Man a pagare il prezzo della vittoria: Tony Stark, l’apparentemente frivolo dandy interpretato dal sempre eccellente Robert Downey Jr., si sacrifica per salvare il mondo, e per confermare come l’uomo sia più forte dell’armatura: bastano il cuore e uno schiocco di dita. Interessante poi la conclusione della vicenda di Capitan America: la sua missione per riportare indietro nel tempo le gemme lo porta a scegliere un’altra vita e a vivere quell’antico amore perduto che la guerra gli aveva portato via, riprendendosi gli anni passati a difendere il paese. Una scelta decisamente anti-retorica per una figura nata nei fumetti come cavallo di battaglia patriottico contro le forze dell’asse. Appare quindi molto interessante come un epico film si concluda con un lento ballo condotto da musica swing anni 30, a sottolineare come la nostra salvezza risieda nell’amore e nel cercare di viverlo al massimo, non senza una certa nostaglia di fondo per un dolce, e idealizzato, tempo che fu. Con questi potenti messaggi in testa vediamo scorrere altri toccanti momenti – le famiglie di nuovo riunite del dolce Ant-Man e dello stoico Occhio di Falco, alcuni cuori purtroppo spezzati, Thor sconvolto in un incredibile stato di depressione, il toccante ritorno dell’Uomo Ragno, l’incredibile sguardo di Dr. Strange, la ritrovata umanità di Nebula – insieme al nostro passato di spettatori. Una storia enorme che per fortuna continua con il prossimo Far From Home, ma che ha qui un primo, emozionante epilogo. I colpi di martello del finale sono un ideale collegamento con il primo Iron Man, anche se noi, empaticamente e musicalmente parlando, preferiamo le lente sonorità del ballo antico con Miss Carter, una romantica danza che racchiude un mondo e dona la magnifica possibilità di vivere di nuovo, con la stessa intensità.

Avengers Endgame, 182’, di Anthony e Joe Russo, con Robert Downey Jr, Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johannson, Mark Ruffalo, Paul Rudd, Jeremy Renner, Brie Larson, Karen Gillian, Bradley Cooper e Josh Brolin, dal 23 aprile nei migliori cinema