La Cina perseguita ancora la famiglia di Chen, che ha svelato al mondo gli aborti forzati del regime

Non si ferma la persecuzione da parte dei leader comunisti della famiglia di Chen Guangcheng. Le autorità cinesi della città di Linyi hanno arrestato mercoledì scorso Ren Zongju, cognata dell’attivista cieco, scappato negli Stati Uniti dopo essere stato perseguitato per anni dal regime comunista. Ren è accusata di avere dato protezione a suo figlio, Chen Kegui, condannato a tre anni e tre mesi di prigione come forma di vendetta della fuga di Chen.

Chen Guangcheng (leggi qui la sua incredibile storia) ha passato più di quattro anni in prigione per “intralcio del traffico” e oltre due agli arresti domiciliari illegali, subendo pestaggi torture e umiliazioni di ogni tipo insieme alla sua famiglia. Il motivo per cui il regime cinese l’ha perseguitato è la sua attività di avvocato autodidatta: ha aiutato le famiglie che hanno subito sterilizzazioni e aborti forzati ad ottenere giustizia e ha passato tutte le informazioni raccolte al Washington Post, che in un articolo ha rivelato a tutto il mondo che cosa significa nei fatti legge sul figlio unico, con la quale Pechino si vanta di avere impedito la nascita di 400 milioni di bambini.

Pochi giorni fa, Chen Guangcheng ha consegnato un documento alla Commissione affari esteri americana con una lista di ufficiali comunisti corrotti che nel 2005, in neanche un anno, hanno causato 130 mila aborti forzati. «Gli ufficiali presenti in questa lista» ha detto, «in passato hanno perseguitato me e la mia famiglia. Queste persone hanno le mani sporche di sangue». Come vendetta, la cittadina di Linyi, dove ancora vive la famiglia di Chen, è stata invasa da volantini (come quello nella foto) che accusano i famigliari di essere dei «traditori» e di appoggiare «l’indipendenza di Taiwan».

Il 18 aprile scorso, inoltre, un gruppo di persone ha lanciato pietre addosso alla casa del fratello di Chen, minacciandolo di morte facendogli trovare davanti a casa un’anatra morta e dei soldi finti, quelli che in Cina si usano per onorare i morti.

Mercoledì scorso, infine, è arrivato l’arresto della cognata di Chen. Secondo Amnesty International «si tratta di una vendetta, un modo per punire Chen perché continua a criticare il governo cinese». Pochi giorni fa lo stesso attivista ha dichiarato: «I leader cinesi avevano promesso di non vendicarsi sulla mia famiglia per la mia fuga davanti a me, agli Stati Uniti e al mondo intero. Ma hanno mentito».

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