L’Europa contro la circoncisione. Un altro passo verso la riduzione delle religioni a innocuo folklore

Cose del genere non se le sognavano neanche in Unione Sovietica. I diritti degli ebrei e dei musulmani non erano certamente esaltati nei paesi comunisti, ma nemmeno Stalin o Ceausescu hanno mai immaginato di fare quello che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce) vorrebbe che gli stati europei facessero: conculcare la libertà dei genitori ebrei e musulmani di far circoncidere i loro figli maschi. Con 77 voti a favore e 19 contro il 2 ottobre l’Assemblea ha approvato una risoluzione che recepisce i contenuti del rapporto sul “Diritto dei bambini all’integrità fisica” presentato dalla deputata socialdemocratica tedesca Marlene Rupprecht. In esso la circoncisione maschile sotto i 14 anni senza consenso è definita come «una chiara violazione dei diritti umani dei bambini», alla stessa stregua di tatuaggi, piercing, operazioni chirurgiche precoci nel caso di sesso incerto e infibulazione femminile. Si esortano perciò gli stati europei a sottoporre a procedimento legale gli adulti che «forzano» bambini e ragazzi sotto i 14 anni a subire una circoncisione. In un sussulto di paternalismo, la risoluzione invita gli stati a «promuovere una più profonda consapevolezza nelle loro società dei potenziali rischi di alcune di queste procedure». Questo passaggio del testo approvato è una prova della scarsa competenza medica dei deputati, perché se è vero che le circoncisioni maschili condotte senza adeguate precauzioni igieniche possono portare problemi, è altrettanto vero che esse riducono il rischio di contagio da Aids del 50 per cento, come ha dimostrato una mole decisiva di studi epidemiologici sulle popolazioni africane. Ma è chiaro che qui sono in gioco questioni molto più grosse dei vantaggi e svantaggi sanitari di una pratica culturale.

Il voto dell’Apce è un’ulteriore prova che l’idea di laicità che si sta sempre più imponendo in Europa non ha niente a che fare con una neutralità dello Stato rispetto alle fedi religiose, né con la necessaria distinzione di ambiti fra politica e religione. Persino la più insultante (per le persone religiose) delle concezioni laiciste, quella secondo cui la religione deve essere confinata nel privato, viene accantonata come troppo accondiscendente verso certe pericolose superstizioni. Quando si tratta di minorenni, non c’è privato che tenga: gli Stati devono intervenire e imporre quel che ritengono giusto, a costo di modificare d’imperio dottrine e tradizioni religiose millenarie. Lo Stato europeo laico del XXI secolo è uno Stato antireligioso, che si oppone alle religioni così come sono e si dedica alla loro riforma. Concede la libertà di praticarle solo dopo averle rivedute e corrette, tagliando di qua e smussando di là, fino a quando le ha ridotte a innocue espressioni folkloristiche.

Lo scopo finale dell’operazione è questo, tutto il resto – dalle regolamentazioni sul velo islamico, sulla macellazione halal o kasher, fino alla circoncisione maschile, appunto – è premessa, è strumento. Tutto viene mescolato e confuso, l’infibulazione che sancisce la sottomissione e la reificazione della donna viene messa sullo stesso piano di un rituale identitario, di affiliazione a una comunità umana, com’è la circoncisione maschile. E il punto è proprio questo: l’ideologia laicista, liberal, antireligiosa vuole strappare gli esseri umani alle appartenenze culturali e comunitarie (famiglia, tribù, religione) per consegnarli all’appartenenza allo Stato e alle culture che esso oggi esprime: l’individualismo, l’assistenzialismo e il consumismo. Si proclama il primato dell’individuo e la necessità che si autodetermini liberamente: questa è la propaganda, ma la realtà è che l’individuo, tagliato via dai legami familiari e comunitari, verrà determinato dalle culture dominanti, che sono quelle totalmente materialiste dell’assistenzialismo e del consumismo.

Immaginate che veramente gli stati europei impongano la norma che prima dei 14 anni e senza il consenso del minore la circoncisione maschile è vietata (in Svezia addirittura c’è una proposta per proibirla fino ai 18 anni): a parte la crudeltà di una circoncisione in età puberale o quasi, certamente più dolorosa di quella praticata sui neonati dagli ebrei o sui bambini di sette anni dalla maggioranza dei musulmani (solo in alcune tribù africane si pratica fra i 12 e i 14 anni), cosa succederebbe nelle famiglie? Quali sensi di colpa e/o quali sensi di onnipotenza devasterebbero la psiche di 13-14enni investiti del potere di sconvolgere le tradizioni della loro famiglia e della loro religione con un “no”? Quanti conflitti familiari nascerebbero? Quante cause giudiziarie sorgerebbero, per i già sovraccarichi sistemi giudiziari europei? Gli obiettivi di mettere in crisi religioni e famiglie tradizionali sarebbero certamente raggiunti. A un prezzo umano e sociale altissimo.

La cosa non si fermerebbe certamente lì. Se il punto è “l’integrità fisica” del bambino, non si capisce perché si dovrebbe tollerare che un bambino sia costretto a stare in ginocchio due-tre volte al giorno, o a prosternarsi testa a terra e sedere in aria cinque volte al giorno, o ad oscillare come un invasato. I gesti che accompagnano le preghiere di cristiani, musulmani ed ebrei rappresentano un attentato, benché più blando della circoncisione, all’integrità fisica e alla salute mentale dei bambini. Sono cose che dovrebbero essere riservate ai maggiorenni. E che dire dell’effetto sui circuiti neuronali della ripetizione di formule e frasi fatte, che dire della costrizione ad imparare a memoria parole prive di contenuti scientificamente verificabili? Non sono altrettante violenze compiute sui bambini? E visto che stiamo parlando di diritti umani, è evidente che le Chiese che negano l’ordinazione sacerdotale alle donne o che costringono al celibato una parte dei loro ministri violano il diritto all’uguaglianza e il diritto alla vita sessuale e affettiva di un gran numero di persone. E le Chiese che si rifiutano di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, ai poligoni amorosi (rapporti sessuali e affettivi fra più di due persone), ai poligami, eccetera violano vari ed evidenti diritti.

Insomma, in nome della libertà, dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione, le religioni così come sono attualmente vengono dichiarate ogni giorno di più come il nemico dell’Europa. Questa è la propaganda. La realtà è che si vogliono cancellare le appartenenze religiose perché sono un ostacolo al controllo totalitario dei poteri politico-economici sulle persone ridotte a individui isolati. Diceva Tocqueville poco meno di due secoli fa del genere umano che stava entrando nell’era della democrazia: «Sono incline a pensare che, se non ha fede, bisogna che serva e, se è libero, che creda».

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