Daje sardine, ancora poco e vinciamo le elezioni

 

Sardine a Milano

Ci scusiamo con i lettori di questo blog senza bandiere nato per celebrare le vittorie delle sardine sulle politiche populiste dell’odio e della paura: ultimamente non ci siamo aggiornati, ma del resto con i nostri imbattibili flash mob stiamo sbaragliando così tanti populisti in così tanti posti diversi che è perfino difficile starci dietro.

In ogni modo, in vista del 14 dicembre, quando l’attesissima sardinata cosmica di piazza San Giovanni a Roma radunerà centinaia di milioni di miliardi di persone ma soprattutto migliaia di miliardi di miliardissimi di adesioni social, tutte ovviamente senza bandiere, la qual cosa causerà la definitiva scomparsa del populismo in Italia e in gran parte del mondo e forse anche in alcune regioni di altri pianeti della galassia, ecco, in attesa di tutto ciò, abbiamo comunque una bella notizia da dare ai nostri lettori.

Cari populisti, la festa è finita. Ma finita finita. E qui è proprio il caso di dirlo, perché pare che «i sondaggisti» ha messo le sardine «alla prova delle urne» e hanno rilevato che abbiamo già il 15 per cento dei voti, e questo senza bandiere e senza nemmeno candidarci, pensate un po’. Non sono sparate, eh. Davvero, è tutto scritto nero su bianco dall’insospettabile Repubblica.

«È ovviamente prematuro ma intanto sondaggisti e analisti si stanno già cimentando in questa inaspettata variabile della politica italiana. “Quando abbiamo visto i risultati della nostra rilevazione siamo rimasti stupiti”, racconta Antonio Noto (Noto sondaggi). Il consenso potenziale è alto: il 10% degli intervistati ha risposto che “sicuramente” voterebbe per le sardine; un altro 5% lo prenderebbe in considerazione. La somma è semplice, “un bacino del 15%, moltissimo. Ma la cronaca sembra dare credito a questo dato, viste le manifestazione di Firenze e Milano su tutte”, ragiona Noto».

Amici dell’acquario, se tanto ci dà tanto, se dopo Firenze e Milano siamo già al 15 per cento, dopo Roma prendiamo come minimo il 120-130 per cento. Ciaone populisti!

Notoriamente noi non siamo gente che canta vittoria facilmente, prima vinciamo e poi, ma solo poi, cantiamo. Anche se ormai si vede a occhio nudo che i populisti impauriti sono corsi a nascondersi in garage (fateci caso, ne avete incontrati in giro ultimamente? No, eh? Sarà un caso? Dice bene il nostro non-capo senza bandiere, Mattia Santori: «Adesso Salvini riempie le stanze, i bar, i palazzetti dello sport quando va bene»).

Comunque, malgrado sia sostanzialmente fatta, qualche cautela resta necessaria. Perciò ci sembra giusto che Repubblica abbia scelto di usare moderazione nel titolo dell’articolo: «Le sardine valgono tra il 6 e il 10%».

«Per Emg-Acqua il bacino ittico potenziale si attesta al 17%. Però, sottolinea il direttore generale di Emg Fabrizio Masia, “questa è una fotografia statica e non una certezza. La corrispondenza in termini di voti tra bacino e realtà spazia da un decimo a un terzo”. Quindi le sardine in cabina elettorale possono valere l’1,7 come poco meno del 6%».

Dunque, volendo proprio essere pignoli, il titolo di Repubblica avrebbe dovuto essere «Le sardine valgono tra l’1,7 e il 10%». Ciò non toglie che i populisti vedranno i sorci verdi.

«Secondo l’analista politico di Quorum-You-Trend Giovanni Diamanti, infine, “[…] non è detto che la mobilitazione si trasformi in voti, ad esempio quelle ambientaliste non hanno portato voti alle liste verdi”».

Dunque, volendo proprio-proprio essere pignoli-pignoli, il titolo di Repubblica avrebbe dovuto essere «Le sardine valgono tra zero e il 10%».

Resta comunque un enorme successo. «Alla prova delle urne» spacchiamo. Un bacino potenziale del 17 per cento significa che potenzialmente abbiamo già 8,7 milioni di voti. Pensate poi se avessimo un programma elettorale…

Pardon, mi correggo amici, un programma ce lo abbiamo eccome. Non si stancano di ripeterlo, i nostri non-leader senza bandiere, quando i populisti gli contestano subdolamente di non avere idee e di essere solo “contro”. Ma senza idee chi? Come dice Santori:

«Secondo me, senza idee riuscire a riempire le piazze che stiamo riempendo noi non è possibile. Questa piazza ha un contenuto che non è esplicitato, ma è implicito nelle persone che vengono. Questa è la più grande risposta al populismo di destra, riempire di contenuti il cervello per non riempire di contenuti falsi la pancia».

In altre parole, sempre di Santori:

«Le sardine che scendono in piazza oggi non sono semplicemente contro Tizio o Caio ma a favore dell’arte, della bellezza e della riscoperta della partecipazione come unici antidoti possibili alla propaganda populista e alla disillusione e alla rassegnazione nei confronti della politica. La politica ci riguarda tutti e, senza violenze, insulti o bandiere, pensiamo sia giunto il momento di tornare a parlarne seriamente e con toni pacati».

Insomma, quello che faremo noi sardine quando andremo al governo grazie alla quantità incalcolabile di like che stiamo raccogliendo sui social è assai chiaro:

1. No alle politiche dell’odio
2. No alla propaganda della paura e della rassegnazione
3. No agli insulti e alle violenze
4. No alle bandiere
5. No al rischio fascismo
6. No a Tizio o Caio, ma non solo a loro
7. Soprattutto, no al populismo
8. Sì all’arte e alla bellezza
9. No alle pance piene di bugie, sì ai cervelli impliciti
10. Preghiamo per le intenzioni di Miss Italia

Un programma con i controfiocchi, se permettete. Inoltre, in Parlamento c’è la filodiffusione e potremmo mettere su un sacco di canzoni di Lucio Dalla. Ve lo immaginate, poi, come sarà felice Sergio Mattarella quando (molto presto) dovrà firmare il suo primo decreto proposto dal governo delle sardine per incentivare in tutta Italia l’uso di toni pacati?

Secondo Repubblica, su 100 voti delle sardine «23 provengono dal Pd, altri 23 dai 5 Stelle, 13 da altri del centrosinistra, 37 dal partito dell’astensione». Fa niente se in effetti questa sarebbe «l’area di governo», l’importante per noi è battere i gattini con Salvini che sono dati dai sondaggi al 25-30 per cento.

Dopo di che, ripetiamo: questi scenari vanno presi con le molle. «Non è detto che la mobilitazione si trasformi in voti», ma intanto è giusto che i grandi quotidiani continuino a ricamarci titoli su titoli.

A proposito di notizie costruite su non notizie: consigliamo vivamente la lettura di quest’altro articolo di Repubblica sul caso di «Danilo, leader delle sardine toscane escluso dai 50 anni del suo liceo».

Un articolo su un caso di censura che censura non era, che si apre con il sospetto che la non censura fosse effettivamente una censura e si chiude con la domanda se «qualcuno» per caso non voglia «alimentare il sospetto che si trattasse di censura». Lungi da noi azzardare ipotesi su chi sia quel misterioso «qualcuno», le sardine non ce l’hanno né con Tizio né con Caio, noi polemizziamo pacatamente solo contro i populisti panzoni.

Infine, sempre per la serie notizie costruite su non notizie, ecco un altro bel titolo costruito su un non titolo.

Questa volta non si tratta dell’insospettabile Repubblica ma di un altro insospettabile quotidiano, il Secolo XIX, parte di un insospettabile gruppo editoriale che possiede anche altre insospettabili testate, tipo Repubblica. Nel caso specifico, si presentava il flash mob delle sardine di Genova, che nel frattempo si è svolto con il solito grande scorno per i populisti e non so più quale numero esorbitante di adesioni social.

Il titolo è «uniti contro i poteri forti», poteri forti che nell’articolo non compaiono mai, non sono mai citati né dalle sardine di Genova né dal giornalista, ma che noi in quanto sardine senza bandiere sappiamo benissimo essere i potentissimi populisti, attualmente piazzatisi all’opposizione soltanto per dissimulare il loro fortissimo potere.

Complimenti dunque per il titolo e complimenti per questo passaggio dell’articolo che è pura poesia:

«”Le Sardine si stanno moltiplicando in tutta Italia, qualcuno doveva farsi avanti per primo anche qui – racconta Roberto Revelli, 55 anni, educatore professionale – così ho contattato il gruppo di Bologna dov’è nato il movimento contro Salvini: a me non piace molto essere ‘contro’ e all’inizio avevo pensato che ci potessimo chiamare acciughe, ma abbiamo convenuto che si va avanti uniti e non si deve generare confusione”. Questione di coerenza col proprio nome e con lo spirito di un movimento che parte dal basso ma si sta organizzando come una macchina da guerra padrona dei segreti del marketing. “Sì, ci sono stati affidati un nome e un simbolo e lo portiamo avanti: siamo sardine proprio perché i banchi di questo pesce sanno compattarsi fino a formare una grande palla quando si trovano davanti i predatori, è l’unione che fa la forza”».

Ecco, chissà perché ci è rimasta impressa questa storia edificante delle acciughe che si alleano con le sardine e sconfiggono il nemico formando tutte insieme la «grande palla» dei «poteri forti».

Foto Ansa