L’uomo di fede in fondo somiglia al napoletano: sa ridere di sé

Durante l’intervento al Meeting di Rimini sulle canzoni napoletane (notare l’importanza dell’argomento) mi è capitato di dire che i napoletani hanno un imperativo categorico, come quello di Kant, che sostiene che il buon umore è una condizione necessaria per vivere bene.
A dire il vero è l’unico concetto che i miei amici ricordano del mio intervento, ma non mi dispiace. A Napoli stare di cattivo umore è considerato sconveniente mentre il buon umore e le battute di spirito sono apprezzati e provocano risposte in sintonia.
In realtà prendere le cose che capitano non troppo sul serio e vederne l’aspetto relativo, finanche umoristico, predispone alla visione cristiana della vita perché non pone i valori umani come assoluti, ma se ne vedono i limiti e se ne può ridere. Non occorre essere napoletani per assumere questo atteggiamento. Basta essere cristiani.
Il cristiano sa che tutto dipende dalla grazia di Dio. Sicuramente gli tocca impegnarsi, prevedere, realizzare progetti, ma sa...

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