Bagnasco: «Nuove figure di famiglie sono un cavallo di Troia»

Creare nuove figure di famiglie è un «cavallo di troia» per «scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano». Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana nella prolusione all’Assemblea generale dei vescovi italiani ad Assisi.
Bagnasco ha ripreso i temi del recente Sinodo sulla famiglia («patrimonio e cellula dell’umanità» e «sorgente di futuro») per ribadire quanto già molte volte ricordato dai vescovi. Pur senza citare casi concreti specifici, ma certamente avendo in mente le recenti polemiche sulle nozze gay e i provvedimenti all’ordine del giorno del governo Renzi, Bagnasco ha detto che «è irresponsabile indebolire la famiglia» e che tutti «l’amore non è solo sentimento, è decisione. I figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma».

CRISTIANI PERSEGUITATI. Il cardinale ha dedicato una parte del suo discorso alla sua recente visita a Gaza e alle sofferenze dei cristiani in Medio oriente: «È sconcertante toccare con mano il pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altre regioni del Medio Oriente» dove essi sono considerati «una presenza scomoda per progetti culturali e politici, per interessi economici e finanziari».

LAVORO E POLITICA. Il presidente della Cei ha anche parlato della situazione italiana e della grave crisi economica che i suoi abitanti stanno attraversando, invitando a «tenere desta la speranza». «Si sta perdendo una generazione di giovani», ha detto. «Che cosa sarà di tanti di loro? Quali vie li attendono se sono costretti a rimanere ai bordi di una società che sembra rifiutarli? Quali loschi personaggi, in Italia e altrove, sono pronti a farne scempio per i loro interessi?». E Bagnasco ha anche rivolto un appello alla politica affinché rimetta «a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa». «L’Occidente – ha aggiunto – dovrebbe mettersi maggiormente alla scuola di un’autorità alta, quella di coloro che soffrono, che stanno peggio, ricordando che l’ascolto della sofferenza illumina e guida ogni politica, che voglia essere forma alta di servizio».

LA SCUOLA. Un ultimo pensiero anche alla scuola, in particolare alla difficili situazione delle scuole di ispirazione religiosa: «I contributi, oggi stanziati in misura nettamente inferiore agli anni passati e totalmente insufficienti rispetto alle esigenze, arrivano puntualmente in ritardo alle scuole che vivono in perenne affanno per pagare stipendi e strutture».

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