Processo Mediaset, Berlusconi pensa alla revisione sulla base delle carte pubblicate da tempi.it

I documenti della magistratura svizzera sul vero ruolo del “socio occulto” Frank Agrama rappresenterebbero un “fatto nuovo” tale da fare ipotizzare agli avvocati del Cavaliere un possibile ricorso a Brescia

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Silvio Berlusconi e i suoi legali starebbero valutando secondo il quotidiano Repubblica la possibilità di chiedere la revisione del processo Mediaset, nell’ambito del quale l’ex premier è stato accusato di frode fiscale ed è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione. Condanna che potrebbe costargli anche l’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza da senatore. Ma in virtù di cosa il Cavaliere crede di poter rimettere in discussione una sentenza definitiva? A dar retta a quanto scrive oggi Liana Milella su Repubblica, sarebbero proprio i documenti inediti pubblicati in esclusiva cinque giorni fa da tempi.it a convincere gli avvocati di Berlusconi che la revisione è possibile.

AGRAMA E LA PARAMOUNT. Dalle carte della magistratura svizzera pubblicate da tempi.it il 2 settembre, emerge che Frank Agrama, descritto nelle tesi d’accusa del processo italiano come il “socio occulto” di Berlusconi per l’evasione fiscale sui diritti tv acquisiti negli Stati Uniti, non sarebbe affatto un “intermediario fittizio” utilizzato da Mediaset semplicemente per gonfiare ad arte le spese frodando il fisco. Al contrario, Agrama – secondo i manager della tv elvetica interrogati dalle toghe d’oltralpe – era l’intermediario ufficialmente incaricato dalla Paramount di trattare tutti gli affari con le emittenti italiofone. Tanto è vero che anche la ticinese Rsi e la Rai lo avrebbero pagato esattamente come Mediaset.

REVISIONE A BRESCIA. Ebbene, tali documenti – si legge su Repubblica – rappresentano «un fatto nuovo che, per lo staff legale di Berlusconi, giustifica ampiamente il ricorso a Brescia». Scrive infatti Liana Milella: «Gli articoli 629, 630 e 635 del codice di procedura penale che disciplinano i casi di revisione di un processo già chiuso, ma che è possibile riaprire riconsiderando la sentenza già passata in giudicato» solo nel caso in cui ci si trovi appunto «in presenza di un fatto nuovo». Ai giudici della Corte di appello di Brescia, aggiunge inoltre la giornalista di Repubblica, gli avvocati del Cavaliere intenderebbero chiedere «grazie all’articolo 635 anche la sospensione della pena. Un atto discrezionale quest’ultimo, non obbligatorio, ma che le toghe non potrebbero negare all’ex premier, per via della sua età e della sua storia personale e politica».

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