Su Startmag Walter Galbusera scrive: «L’equivoco nel nostro paese nasce dal fatto che dietro l’idea di stabilire un salario minimo si persegue in realtà l’obiettivo di aumentare almeno una parte significativa dei salari. Il fine è certo nobile e, detto per inciso, può essere utilizzato in una qualunque campagna elettorale. Naturalmente ci sarà da mettere in conto una dura competizione tra i vari partiti che terranno poco conto delle medie e ancor di meno delle differenze tra il potere d’acquisto delle diverse aree del paese, puntando a un rilancio del valore del “minimo” per apparire più vicini ai lavoratori/elettori. Ma questo, oltre ad incrementare il lavoro nero, in particolare nel Mezzogiorno, favorirebbe una sorta di deresponsabilizzazione del sindacato, assai dannosa per un soggetto collettivo che fa della contrattazione la sua principale ragion d’essere. Tanto più se accompagnata dalla tentazione di accelerare un processo di graduale...
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