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Belgio. Perché tutti gli attentati islamisti degli ultimi anni portano al quartiere di Molenbeek

novembre 17, 2015 Leone Grotti

Il 40 per cento della popolazione nel quartiere è islamica, la disoccupazione alta, «è un luogo dove puoi scomparire, dove ottieni aiuto logistico per compiere attentati. È come una base aerea per jihadisti»

Che cos’hanno in comune le stragi di Parigi, vecchie e nuove, quella di Madrid del 2004, l’attentato fallito ad agosto su un treno dell’alta velocità che dalla capitale francese portava a Bruxelles e altre iniziative jihadiste in giro per tutta l’Europa? Il Belgio. O meglio, un quartiere della capitale belga: Molenbeek.

IL QUARTIERE Il 6 per cento della popolazione belga di 11 milioni di abitanti è di religione musulmana, nella capitale la percentuale sale al 25, mentre nel quartiere di Molenbeek si tocca il 40. Qui abitano 90 mila persone, il 30 per cento delle quali non ha lavoro e sono state costruite una ventina di moschee. Molte sono vicine all’ideologia salafita e dei Fratelli Musulmani.
Almeno due degli otto terroristi che hanno ucciso oltre 130 persone a Parigi, ferendone altre 350, provenivano dal quartiere di Molenbeek: uno, Salah Abdeslam, è tuttora latitante, suo fratello invece è stato ucciso nell’attacco, mentre un terzo fratello è stato arrestato dalla polizia belga insieme ad altre sei persone. Cinque, tra cui lo stesso Mohamed Abdeslam, sono stati rilasciati. Gli altri due restano in detenzione provvisoria.

«PROBLEMA ENORME». Tra i 400 e 600 belgi si sono recati in Siria per combattere il jihad. Questo dato, rapportato alla popolazione poco numerosa, fa del Belgio il paese occidentale dal quale sono partiti più jihadisti per il Califfato. Di questi, 77 sono morti, 200 restano in Siria e ben 130 sono tornati, rappresentando un problema ormai ineludibile, come dichiarato dal ministro degli Interni Jan Jambon: «Sappiamo che esistono numerose filiere jihadiste a Molenbeek, l’unico quartiere dal quale non diminuiscono le partenze per la Siria rispetto al resto del paese. È per questo motivo che ci concentreremo su di esso». Anche il premier Charles Michel ha dichiarato: «È un problema enorme, ci vuole più repressione».

«BASE AEREA PER JIHADISTI». Secondo Bilal Benyaich, studioso a Bruxelles dell’islamismo radicale presso l’Istituto Itinera, «a Molenbeek con 1000 euro puoi procurarti un’arma pesante in mezz’ora. È un luogo dove puoi scomparire, dove ottieni aiuto logistico per compiere attentati terroristici. È come una base aerea per jihadisti. L’estremismo prospera e anche se succede qualcosa di strano, nessuno nel quartiere avvisa la polizia».
L’anno scorso il Belgio ha aperto il primo grande processo ai militanti dello Stato islamico con passaporto europeo. Gli imputati sono soprattutto ex ragazzi di strada, abitanti del ghetto islamico di Anversa, reclutati dai salafiti di “Sharia4Belgium”, un gruppo estremista fondato nel 2010, ufficialmente sciolto nel 2012 ma che ancora agisce sul territorio.

CORSI DI ISLAM. L’estremismo si impara in moschea, molte finanziate dall’Arabia Saudita, e in classe. Il 41 per cento degli allievi nelle scuole pubbliche sceglie i corsi di islam e casi controversi sono all’ordine del giorno. Nel 2010, un professore che teneva uno di questi corsi è stato ripreso mentre insegnava che «le ragazze adolescenti che non portano il velo commettono peccato» e che «ebrei e cristiani andranno all’inferno, dove dimoreranno eternamente». L’insegnante è stato sospeso per appena quattro mesi.
La cornice nella quale Bruxelles ha cercato di inserire l’ingente immigrazione – gli stranieri sono ormai il 15,2 per cento – è il laicismo. Per non offendere nessuno, ad esempio, le vacanze scolastiche di Natale sono state rinominate “vacanze d’Inverno”, quelle che coincidono con la festa di Tutti i santi sono diventate “congedo d’Autunno” e le vacanze di Pasqua sono ora “le vacanze primaverili”. Ma la scelta si sta rivelando perdente.

Foto Ansa/Ap


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6 Commenti

  1. Menelik says:

    Viva l’immigrazione incontrollata.
    Viva il permesso a realizzare le moschee, una per ogni città.
    Viva la rimozione di ogni simbolo cristiano dalle nostre città e dalle nostre contrade, via i crocefissi nelle scuole, via i presepi, via le processioni e anche le croci nei cimiteri.
    Viva lo smantellamento del concetto di Patria, della festa nazionale del 4 novembre, viva il tricolore ridotto ad uno straccio.

    (Prima di rispondere senza connettere il cervello, chi frequenta questo sito sa più o meno chi sono e come la penso. Non ci dovrebbe essere bisogno di altre spiegazioni).

  2. Martino says:

    Credo che molti ateisti militanti anticristiani abbiano inconsapevolmente favorito questa situazione.
    Che autogol!

    • Filippo81 says:

      Hai ragione Martino, costoro stanno spianando la strada a coloro che li divoreranno,più stolti di cosi si muore !

  3. Ludovico says:

    Il problema non è tanto il terrorismo islamico, che cmq può essere gestito e represso.
    Il pericolo mortale che sta correndo l’Europa è invece quell’islamizzazione strisciante in atto da anni, che nel giro di pochi lustri porterà i musulmani ad essere maggioranza nella UE. E dopo diventeremo come i paesi mediorientali di oggi.
    Islamizzazione che è conseguenza soprattutto delle scellerate politiche di immigrazione e multiculturalismo portate avanti dalla sinistra.
    Se non ci renderemo conto che il modello sociale islamico è inconciliabile con i valori occidentali, saremo finiti.
    L’unica nostra arma è la cabina elettorale, votando per quei partiti di destra che possono garantire, perlomeno, un atteggiamento meno remissivo verso questo fenomeno.

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