Non voglio credere che per battere il califfo dobbiamo per forza bombardare i nostri fratelli di Aleppo

Per Russia e Francia l’Isis è un cancro e prima di estirparlo bisogna indebolirlo, perciò moriranno tante cellule sane in Siria. Ma è una logica che rifiuto

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Pubblichiamo la rubrica “Boris Godunov” di Renato Farina contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Il bilancio di un novembre orribile impone un giudizio chiaro. L’abisso del male si è fatto palese. Dobbiamo decidere se rassegnarci o lottare. Ci si può rassegnare in due modi apparentemente alternativi. Il primo comporta la rinuncia alla normalità della vita sociale e famigliare, sentendo il ghiaccio del terrore sulla schiena. Il secondo è il suo opposto solo figurativo. Comporta il cinismo per cui chissenefrega, nulla ha senso, io faccio ciò che mi pare, cari terroristi, bucatemi pure con le vostre pallottole, dalla mia pancia non uscirà sangue ma Champagne.

Perché sono uguali questi due modi? Perché lasciano campo al male, dichiarano in modi diversi l’identico punto essenziale: la tutela del proprio orto. Poi si può lottare. In fondo è la Bibbia, con il primo verso del libro di Giobbe, a sostenerlo. «Vita hominis militia est», la vita dell’uomo è un combattimento, una guerra, fate voi. Lottare significa – dal punto di vista di Boris Godunov – non digrignare i denti, o mordere la lama per sentire il duro metallo sulle gengive, ma essere consapevoli che è il vuoto di fede a lasciar spazio al pieno di un islam fondamentalista e infine terrorista.

La sfida è una lotta piena, seria. Una lotta di testimonianza. Che non significa disegnare immaginette pie e distribuirle, ma accettare di essere se stessi e di dire la verità. Parresìa, come dice sempre Francesco.

La settimana scorsa Boris ha pensato ai volti di persone di fede islamica incontrate nella sua vita. Quegli occhi mi si imprimono dentro, e riscaldano il cuore. Io scelgo per loro. Non è un’altra opzione rispetto all’amore per i miei famigliari e per i miei amici, e per la mia Chiesa. Scegliere per loro, riconoscere la verità che essi portano a spasso per il mondo in veste di musulmani, sarebbe però un’impostura se diventasse cecità verso il nodo tragico che sta al centro dell’islam e dello stesso Corano.

Il Corano non ha semplicemente dei versetti spaventosi accanto ad alcuni pacificanti. Il Corano si appoggia nella mente dei potenti che professano quella religione alla testimonianza del Profeta che ha rivelato con le sue opere, che la salvezza, dopo Cristo!, passa dal versare il sangue degli altri, e non dall’offrire il proprio. Continuo a pensare all’esperienza di Aleppo, dove i cristiani sono testimonianza anche per quei musulmani che non sono servi dell’ideologia jihadista, al punto che molti tra loro chiedono il battesimo. A loro volta molti islamici sono documento magnifico, nell’infuriare della guerra scatenata in nome di Dio, che Allah non è quello lì, e vogliono bene ai loro fratelli.

Per noi cosa implica il “lottare”? Dobbiamo accettare che c’è una «guerra mondiale a pezzi in corso» (Francesco) e che far vincere la pace implica il sacrificio di essere persone più vere e più solide. Ho scritto sacrificio, ma è da intendere non come un male ma etimologicamente come rendere sacro qualcosa di prezioso. Nessun odio è utile, ma molto amore sì! Perché l’amore dà la forza di custodire chi è ciò che ci è caro. Fino a dare la vita.

Detto questo, molti chiedono a Boris: allora rispondiamo alla guerra con un assalto armato? La responsabilità di chi ha autorità è grande. Ed è chiaro che lo Stato islamico è un cancro che si espande. La Russia e la Francia dicono: va estirpato chirurgicamente e prima indebolito con un diluvio di raggi non so di che tipo. Si deve accettare che moriranno in questo lavoro di bombardamento e di sradicamento molte cellule sane, pur di evitare di lasciarne in circolo di cancerose.

Dov’è che il paragone è tragicamente sbagliato? I bambini non sono cellule sane, che poi ricrescono. Sono unici. Mi chiedo: perché pur di sopravvivere noi e i nostri figli, dovremmo uccidere i nostri fratelli di Aleppo?

Boris aborre (cacofonia, ma fa niente) la logica di chi cita una frase (apocrifa) dell’abate Arnaud Amaury a favore della strage indiscriminata degli albigesi: «Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius», uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi.

Dio riconoscerà piuttosto quelli che per sopravvivere insieme alla loro civiltà ammazzano i bambini, e li maledirà. Ci dev’essere un altro modo per vincere.

Foto Ansa

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