Le post-verità di chi voterà no, gli errori di Zagrebelsky, Violante e Gratteri e una rassicurazione «per il mio amico cardinale Zuppi». L’ex presidente della Corte costituzionale spiega perché, da uomo di sinistra, è a favore della riforma della magistratura
Cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte suprema di Cassazione, Roma, 30 gennaio 2026 (foto Ansa)
«Non faccio parte di alcun comitato, ma ho deciso di far sentire la mia voce per il sì al referendum perché sono convinto che questa riforma sia un’attuazione dell’ordinamento costituzionale». Augusto Barbera è uno dei più insigni costituzionalisti italiani. Ex presidente della Consulta, è professore emerito di Diritto costituzionale a Bologna. È stato ministro nel governo Ciampi e parlamentare, prima nel Pci e poi nel Pds, dal 1976 al 1994. Anche per questo è stato attaccato da sinistra, ma lui ha sempre voluto tenere il punto: «Nel prossimo referendum non si vota né a favore del governo Meloni né contro, ci saranno altre occasioni per poter giudicare quel governo come le elezioni politiche del prossimo anno».
Una delle critiche più frequenti alla riforma è che, con la sua approvazione, i giudici saranno sottoposti al potere politico. È un refrain che ripetono in molti. Rispondendo allo storico Alessandro Barbero che ripeteva la medesima accusa, lei ha fatto notare che, casomai, è ver...
Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo