«Tavella ucciso dall’Isis? Non è certo, ma in Bangladesh cresce il fondamentalismo»

Dopo l’omicidio del cooperante, due missionari ci raccontano la situazione nel paese, dove si teme la diffusione delle scuole coraniche pagate dall’Arabia Saudita

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L’omicidio a Dacca in Bangladesh di Cesare Tavella è stato rivendicato dall’Isis, ma non vi sono ancora prove concrete che l’assassinio del cooperante italiano sia stato ad opera dei jihadisti dello Stato Islamico. Il ministro degli Interni, Asaduzzaman Khan Kamal, ha sottolineato che il coinvolgimento dei terroristi islamici è ancora da verificare per capire se la fede cristiana dell’operatore della Ong olandese “Icco Cooperation” sia uno dei motivi della sua morte.
Lucio Beninati, sacerdote operante nelle baraccopoli vicine alla capitale, aiuta tempi.it a comprendere il “clima” che si respira nel paese: «Operiamo da anni nelle strade insieme a buddisti e musulmani senza alcun problema, anche se in passato ci sono stati attentati, sopratutto rivolti agli atei». E aggiunge: «Sappiamo che ci sono finanziamenti alle scuole coraniche provenienti dall’estero, ma anche che il governo è apertamente schierato contro il partito islamista favorevole alla sharia».

AGIRE CON PRUDENZA. Un altro missionario italiano che da anni opera nei pressi di Dacca e che ci chiede l’anonimato, ci spiega che «anche se la situazione per ora è sotto controllo, negli ultimi trent’anni è cresciuto un sottobosco di cui non conosciamo ancora il volto». In Bangladesh non è diffuso il fondamentalismo islamico, ma la situazione che il missionario descrive a tempi.it è complessa. «Noi cristiani possiamo agire, anche se con prudenza, perché il Bangladesh è nato come uno stato laico, frutto della guerra civile che divise il Pakistan nel 1972. Ma nel tempo la Costituzione ha subìto influenze islamiche con diversi momenti di tensione fra le fazioni estremiste e nazionaliste». Il paese è sempre più percorso da tensioni «di estrema sinistra e islamiste e la situazione potrebbe degenerare da un momento all’altro».

LE SCUOLE DELL’ARABIA SAUDITA. A preoccupare particolarmente è la diffusione delle scuole coraniche, cresciute in questi anni grazie ai soldi provenienti dall’Arabia Saudita. «Non conosciamo ancora il frutto dell’educazione sovvenzionata dal radicalismo saudita», ci spiega il missionario. Gli omicidi di alcuni blogger non credenti e la reazione piuttosto tiepida del governo nel denunciarne la scomparsa sono altri elementi che indicano un pericoloso crinale.
È in questo quadro complesso che si inscrive l’omicidio di Tavella e che porta il missionario a giudicare con cautela: «Occore sapere se la rivendicazione sia fasulla o se si tratta di un fatto personale. La terza possibilità è che la rivendicazione sia vera e che, come in altri casi internazionali in cui l’Isis ha agito, i terroristi stiano cominciando a colpire i cristiani comuni, come avvenuto dove ora c’è il califfato. Per ora non siamo in pericolo. Anche se, ripeto, non siamo sicuri di quello che si muove nel sottobosco».

Foto Ansa

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